Commemorazione Carnicella
Commemorazione Carnicella

Piergiovanni ricorda Carnicella: «Tenere viva la memoria vuol dire avvertire responsabilità»

Le sue parole: «Scusaci Gianni per le strumentalizzazioni politiche di queste ore»

Riportiamo integralmente il discorso di Nicola Piergiovanni, attualmente sindaco facente funzioni, durante la commemorazione odierna di Gianni Carnicella, a 33 anni esatti dall'efferato omicidio del 7 luglio 1992:

"Ringrazio le Forze dell'Ordine, il Presidente del Consiglio, gli Assessori e tutti i cittadini qui presenti per ricordare questo momento in memoria di Gianni Carnicella. Permettetemi, prima di iniziare, di chiedere scusa a Gianni Carnicella per ciò che si sta scrivendo, per il messaggio che è stato lasciato qui, nel luogo in cui avvenne quel tragico evento. Il suo sacrificio, la sua immagine non dovrebbero mai diventare strumenti di giochi politici, strumentalizzazioni o pieghe retoriche e partitiche. Gianni Carnicella deve essere per tutti un faro, una luce, un esempio costante di impegno e legalità. Scusa, Gianni.

Oggi sono passati 33 anni e, per ben 32 di questi, sono stato presente in questo giorno. Quel pomeriggio del 7 luglio ero qui, subito dopo l'atto criminoso. Oggi sono onorato e ho l'onore di ricordare il sindaco Gianni Carnicella. Lo faccio umilmente, con un approccio istituzionale che mi viene richiesto dalla legge, perché l'intera comunità di Molfetta deve onorare e ricordare il sindaco Gianni Carnicella. Il sindaco non ha mai diviso la città: ha unito, nel rispetto delle posizioni di ciascuno. E vi posso garantire: il peso di questa fascia è un peso immenso. Siamo qui, ai piedi del sagrato della Chiesa di San Bernardino, luogo in cui, 33 anni fa, il sindaco si accasciò, colpito a morte da colpi di fucile. Un gesto vigliacco, un atto violento che ci ha privato di un uomo delle istituzioni, di un padre, di un cittadino che aveva fatto della responsabilità pubblica la sua missione. Siamo qui, come ogni anno, per ricordare, per rinnovare insieme il nostro impegno, per rendere omaggio alla memoria di un uomo che non si è piegato. Ma la memoria non basta se non ci insegna qualcosa. Lo facciamo oggi da rappresentanti delle istituzioni, ma anche come semplici cittadini, da uomini e donne liberi, uniti da un senso di giustizia e responsabilità civile.

Oggi sappiamo con più chiarezza e consapevolezza che Gianni fu ucciso perché fu lasciato solo, solo nel dire "no" a richieste che non potevano – e non dovevano – essere accolte. Un "no" che pagò con la vita, ma che resta impresso nella coscienza di questa comunità. E come ricordava don Tonino Bello, l'assassino è "uno dei nostri". Non è un mostro: chi ha sparato era un nostro concittadino, che come ultima miccia ha dato fuoco alle polveri. Forse, almeno un granello di colpa ce lo portiamo tutti nell'anima. Queste parole ci richiamano a una riflessione collettiva e profonda.

Nessuna comunità è immune dalla tentazione della rassegnazione, dell'indifferenza, della complicità passiva. Per questo il dovere della memoria non può mai essere soltanto un rito: il dovere della memoria è un impegno. È la nostra responsabilità verso noi stessi e verso i giovani, le nuove generazioni. Perché solo conoscendo la nostra storia possiamo davvero costruire un futuro diverso. Ignorare, dimenticare, rimuovere significa esporsi pericolosamente al rischio che quella storia si ripeta.

Carnicella fu ucciso perché intorno a lui mancò una rete capace di proteggerlo non solo fisicamente, ma anche moralmente e politicamente. Fu lasciato solo perché – per troppo tempo – si era preferito non vedere, non ascoltare, non esporsi. Eppure nessun sindaco, nessun rappresentante delle istituzioni, nessun servitore dello Stato dovrebbe mai trovarsi solo a difendere la legalità. Legalità, giustizia, trasparenza non sono un patrimonio comune ma un dovere collettivo: un patto di responsabilità tra chi amministra e chi è amministrato.

Ricordare la solitudine di Gianni non significa solo commuoversi – e oggi sento tutto il peso di questo momento – significa assumere su di noi una parte di quella responsabilità. Significa affermare che oggi, come allora, non possiamo voltare lo sguardo altrove, quando un amministratore, un educatore, un cittadino viene messo sotto pressione semplicemente per aver fatto il proprio dovere. Significa affermare con forza che non può esserci solitudine per chi difende il bene comune.

Per questo siamo qui, nel rispetto delle posizioni e delle opinioni di tutti, per dire che non dimentichiamo e che l'esempio di Gianni Carnicella continua a camminare con noi ogni giorno, nelle scelte difficili, nelle parole responsabili, nei gesti quotidiani di legalità e giustizia. Noi, come amministratori; voi, come cittadini; voi, come Forze dell'Ordine: sicuramente condividiamo questo obiettivo e lo portiamo avanti insieme. Grazie per la vostra partecipazione".

  • Gianni Carnicella
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