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Cronaca

Omicidio Lopez al Bahia di Molfetta, in carcere Palermiti e Parisi junior

Entrambi sono accusati di porto e detenzione di armi da fuoco: Palermiti era il reale bersaglio del killer, Michele Lavopa

Sono il 21enne Eugenio Palermiti e il 28enne Savino Parisi, nipote del boss del quartiere Japigia di Bari, i due giovani arrestati oggi dai Carabinieri su ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Francesco Vittorio Rinaldi, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Sono accusati entrambi di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, aggravati dal metodo e dall'agevolazione mafiosa. Secondo le indagini, la notte tra il 22 e il 23 settembre, quando la 19enne Antonella Lopez fu uccisa per errore nella discoteca Bahia Beach di Molfetta, ad essere armato non era solo il 21enne Michele Lavopa, accusato dell'omicidio e del tentato omicidio di altri quattro ragazzi, ma anche Palermiti, figlio di Gianni, il suo vero bersaglio, rimasto gravemente ferito.

Quella sera il gruppo di Palermiti entrò «senza pagare e con prepotenza» nella discoteca incrociando la comitiva di Lavopa «cui c'erano precedenti dissapori». La situazione sarebbe degenerata e Palermiti avrebbe portato «la mano alla cintura, oppure alla tasca, inducendo Lavopa ad estrarre la pistola che lui deteneva e ad aprire il fuoco in mezzo alla folla». Così avrebbe centrato per errore Lopez, morta poco dopo, e, infine, ferito gravemente gli altri quattro ragazzi, fra cui Palermiti.

Le prime indagini, effettuate dai militari della Compagnia di Molfetta, dirette dal pubblico ministero antimafia Federico Perrone Capano e condotte sul campo dai militari della Sezione Operativa guidati dal capitano Danilo Landolfi, «consentirono di ottenere un grave quadro indiziario a carico di Lavopa, ma il seguito delle investigazioni permise di acquisire gravi indizi a carico di Palermiti e, in particolar modo, in ordine al fatto che, quella notte, pure lui fosse armato, in discoteca».

Dopo la sparatoria, però, la sua arma sarebbe stata nascosta e non più recuperata. Ma il giovane, nipote dell'omonimo boss e figlio di Gianni, pluripregiudicato in carcere per il duplice agguato mafioso ai fratelli Rafaschieri, avrebbe detenuto altre due armi da sparo. Una di queste, hanno detto gli inquirenti, «sarebbe stata introdotta diversi mesi prima nel Divinae Follie di Bisceglie, durante una serata danzante con la complicità dell'amico Savino Parisi», conosciuto come «Onivas».

«Grazie alla compiacenza di alcuni buttafuori» i due sarebbero riusciti a nascondere l'arma eludendo i controlli. Secondo l'impostazione inquirente, «con questa operazione è stato possibile fare luce sulle fasi e le motivazioni del delitto di Lopez e sui tentati omicidi di quattro ragazzi che facevano parte del suo gruppo».
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