
Speciale
Molfetta, il tempo in cui la parola “Comunità” torna a pesare con la sua forza di incidere nella società molfettese
Il commento di Pietro Mastropasqua sull'arrivo del nuovo Vescovo Mons Domenico Basile a Molfetta
Molfetta - mercoledì 22 aprile 2026
9.17 Comunicato Stampa
Di seguito si riporta il messaggio del candidato sindaco alle amministrative di maggio, Pietro Mastropasqua sull'arrivo del del nuovo Vescovo Mons Domenico Basile previsto nel pomeriggio di oggi a Molfetta:
«In questo tempo sospeso, sullo stesso orizzonte si affacciano due figure nuove chiamate, in modi diversi, a prendersi cura di questa terra: una per il suo cammino spirituale, l'altra per il suo cammino civile. Oggi, la Diocesi accoglierà il suo nuovo vescovo, don Mimmo Basile, figlio di Andria e a breve anche figlio di Molfetta, terre segnate per sempre dalla presenza di don Tonino Bello. Chi conosce quella storia sa che don Tonino non era solo un vescovo: era un uomo che si metteva in fila con i poveri, che voleva una Chiesa non solo coi piedi per terra, ma in mezzo alla gente.
È da quella scuola che viene il nuovo pastore. Nel giorno della sua ordinazione ha pronunciato tre parole semplici e pesanti: «La speranza non delude» e un «Eccomi».
In una città in cui troppa gente ha smesso di sperare, quelle parole non sono soltanto un annuncio religioso: sono un possibile programma civico, un criterio per chiunque si candidi a rappresentare il volto temporale di questa comunità. Perché la speranza, qui, non è retorica: è la responsabilità di ricordare a tutti che costruire è ancora possibile. Così, in un tratto di tempo breve, Molfetta si ritrova a incrociare due ingressi: quello di chi sarà chiamato a custodire la fede, la coscienza, la misericordia e quello di chi sarà chiamato a custodire le strade, le case, il lavoro, i diritti.
È un momento straordinario, che non ha bisogno di clamore. Si consuma quasi in silenzio: nelle chiese, nelle case, nei consigli parrocchiali, nei bar, nelle piazze.
Lì dove la città misura, una volta ancora, la distanza tra le parole che pronuncia e la speranza che è disposta a rimettere in circolo.
A don Mimmo Basile, Molfetta può permettersi di sussurrare un benvenuto che è anche una preghiera: che il suo ministero tenga viva quella linea sottile che unisce cielo e terra, poveri e istituzioni, Vangelo e vita quotidiana.
E a chi sarà chiamato a guidare il volto civile di questa comunità, la stessa città sembra rivolgere, senza rumore, la medesima richiesta: che la parola "Comunità" non venga usata come un vestito di stagione, ma onorata come ciò che è da settemila anni: un patto di cura reciproca, un lavoro quotidiano, una speranza che — se ci crediamo davvero — non delude.
Buon cammino a Mons. Domenico Basile e un abbraccio al suo precedessore Mons. Cornacchia».«In questo tempo sospeso, sullo stesso orizzonte si affacciano due figure nuove chiamate, in modi diversi, a prendersi cura di questa terra: una per il suo cammino spirituale, l'altra per il suo cammino civile. Oggi, la Diocesi accoglierà il suo nuovo vescovo, don Mimmo Basile, figlio di Andria e a breve anche figlio di Molfetta, terre segnate per sempre dalla presenza di don Tonino Bello. Chi conosce quella storia sa che don Tonino non era solo un vescovo: era un uomo che si metteva in fila con i poveri, che voleva una Chiesa non solo coi piedi per terra, ma in mezzo alla gente.
È da quella scuola che viene il nuovo pastore. Nel giorno della sua ordinazione ha pronunciato tre parole semplici e pesanti: «La speranza non delude» e un «Eccomi».
In una città in cui troppa gente ha smesso di sperare, quelle parole non sono soltanto un annuncio religioso: sono un possibile programma civico, un criterio per chiunque si candidi a rappresentare il volto temporale di questa comunità. Perché la speranza, qui, non è retorica: è la responsabilità di ricordare a tutti che costruire è ancora possibile. Così, in un tratto di tempo breve, Molfetta si ritrova a incrociare due ingressi: quello di chi sarà chiamato a custodire la fede, la coscienza, la misericordia e quello di chi sarà chiamato a custodire le strade, le case, il lavoro, i diritti.
È un momento straordinario, che non ha bisogno di clamore. Si consuma quasi in silenzio: nelle chiese, nelle case, nei consigli parrocchiali, nei bar, nelle piazze.
Lì dove la città misura, una volta ancora, la distanza tra le parole che pronuncia e la speranza che è disposta a rimettere in circolo.
A don Mimmo Basile, Molfetta può permettersi di sussurrare un benvenuto che è anche una preghiera: che il suo ministero tenga viva quella linea sottile che unisce cielo e terra, poveri e istituzioni, Vangelo e vita quotidiana.
E a chi sarà chiamato a guidare il volto civile di questa comunità, la stessa città sembra rivolgere, senza rumore, la medesima richiesta: che la parola "Comunità" non venga usata come un vestito di stagione, ma onorata come ciò che è da settemila anni: un patto di cura reciproca, un lavoro quotidiano, una speranza che — se ci crediamo davvero — non delude.
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