Tommaso Minervini
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Cronaca

Minervini davanti al Riesame, la difesa: «Revocare i domiciliari»

Udienza fiume ieri pomeriggio: il collegio deciderà entro la giornata di domani. Depositate quattro nuove integrazioni

L'inchiesta sugli intrecci fra la politica e l'imprenditoria a Molfetta è arrivata al banco di prova del Tribunale del Riesame. In aula, ieri, si sono presentati il sindaco Tommaso Minervini, per chiedere la revoca della misura cautelare emessa da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo.

A rappresentarlo, gli avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli che hanno depositato una memoria difensiva, fondata sulla assenza di gravi indizi di colpevolezza rispetto alle accuse di alcune presunte irregolarità per l'affidamento di appalti in cambio di voti. Una discussione, dopo la requisitoria - durata tre ore - dei pubblici ministeri Giuseppe Francesco Aiello, Francesco Tosto e Marco Gambardella e il deposito di 4 integrazioni delle Fiamme Gialle, che è cominciata nel pomeriggio.

Il 70enne primo cittadino di Molfetta, sospeso tanto dai poteri di primo cittadino quanto da ogni altro incarico relativo, è attualmente ai domiciliari, insieme alla dirigente comunale del settore Socialità, Lidia De Leonardis. Anche gli avvocati della donna, Michele Laforgia e Alessandro Dello Russo, hanno chiesto la revoca della misura cautelare. Il collegio, che ieri ha analizzato anche la posizione dell'ex luogotenente Michele Pizzo, dovrebbe esprimersi entro la giornata di sabato.

Le discussioni riprenderanno lunedì, quando toccherà ai dirigenti comunali Alessandro Binetti e Domenico Satalino, entrambi sospesi dall'esercizio dei pubblici uffici per un anno, e all'imprenditore Vito Leonardo Totorizzo, raggiunto dal divieto di contrarre per un anno. 21, in totale, gli indagati accusati, a vario titolo e con diverse responsabilità, di peculato, corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, turbata libertà degli incanti, frode, truffa e varie fattispecie di falso.

L'indagine della Procura della Repubblica di Trani è nata quando è stata scoperta una «frode nelle pubbliche forniture» nei lavori dell'area mercatale. Ma al centro dell'inchiesta è finita la seconda tranche - 201mila euro - di fondi statali, dopo i primi 410mila, la gestione di Porta Futuro, lo sportello cofinanziato dalla Regione Puglia e un presunto caso di depistaggio ambientale che avrebbe portato la dirigente a eseguire la bonifica degli uffici comunali per un importo di 4.282,20 euro.

C'è poi la vicenda del project financing per la banchina del porto di Molfetta, promessa da Minervini a Totorizzo. L'accusa, dunque, ritiene che Minervini avrebbe promesso a Totorizzo la gestione in cambio di sostegno elettorale, sostanziato nella candidatura del figlio di Totorizzo, Giuseppe, nella lista "Insieme per la città".
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