
Politica
La Molfetta che sarà, Adamo Logrieco: «La città ha bisogno di una visione coerente e coraggiosa»
La nostra rubrica verso le elezioni amministrative 2026. Parola al coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia
Molfetta - sabato 31 gennaio 2026
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Inizia oggi un nuovo percorso di approfondimento verso le elezioni amministrative 2026 dal titolo "La Molfetta che sarà". La redazione ha pensato a un ciclo di interviste che possa coinvolgere diversi esponenti della politica locale per ricavare spunti diversi e concreti per il futuro della città. Protagonista della prima intervista è Adamo Logrieco, coordinatore locale di Fratelli d'Italia.
Quale deve essere oggi la priorità per il futuro di Molfetta?
Innanzitutto, voglio ringraziare la redazione di MolfettaViva per avermi coinvolto in questa intervista. Se, tra le tante emergenze, dovessi scegliere una priorità per il futuro di Molfetta, direi il mare, che rappresenta la sua Storia ma è anche la migliore via d'uscita per ridefinirne il futuro. Mi spiego meglio. Quali sono le principali criticità che hanno condotto Molfetta a questa situazione di stagnazione in ogni settore socioeconomico? Emigrazione giovanile (sia di manodopera sia di "cervelli"), paralisi del commercio sia di prossimità sia di esportazione, carenza di attrattività turistica. Tutte queste emergenze trovano la soluzione nel mare, una risorsa senza eguali che non stiamo sfruttando minimamente. Il completamento del grande porto commerciale porterà con sé investimenti e posti di lavoro ad ogni livello e in ogni settore, rilanciando anche le attività della nostra area industriale. Molfetta potrà tornare ad essere una realtà nella quale i più giovani troveranno sbocchi professionali, senza dover guardare al nord o all'estero. Il completamento del porto commerciale porterà con sé un'opera tanto strategica quanto incompresa: la tanto discussa "vasca di colmata" del lungomare. Un'opportunità incredibile da cui partire per riqualificare una delle zone meno attraenti della nostra città. Chi ne discute la bontà sulla base di pregiudizi ideologici non riesce a guardare al futuro. Dove alcuni vedono una discarica di sedimenti, noi vediamo ampi spazi per la collettività, chioschetti e piattaforme balneari, finalmente i molfettesi potranno avere la loro spiaggia pubblica e con servizi. Tutta questa ritrovata vivacità turistica ed economica condurrà alla ripopolazione del centro cittadino e ne rilancerà le attività commerciali. Insomma, è al mare che bisogna guardare per avviare quel circolo virtuoso di rilancio della nostra città.
Come immagina Molfetta tra cinque-dieci anni?
Dipende da quello che decideranno i molfettesi. Mi auguro che dopo le ultime tre esperienze amministrative che definirei infelici, per usare un eufemismo, i cittadini scelgano un'amministrazione di centrodestra, abbandonando l'illusione del civismo, presentato come pratica politica positiva per mettere assieme i "responsabili", nella realtà si è sempre declinato in trasformismo spicciolo, condito da clientelismo e personalismi. Oggi più che mai, Molfetta ha bisogno di una visione coerente e coraggiosa, che solo un progetto politico fatto di persone accomunate da una cultura affine può garantire. Se la cittadinanza dovesse premiare la buona politica, auspicabilmente con Fratelli d'Italia, il più importante partito di governo del Paese, al centro del progetto amministrativo, sono certo che nei prossimi cinque o dieci anni si respirerà un'aria nuova. Immagino una Molfetta che torna protagonista nella nostra Regione, dopo oltre un decennio nel quale si è trasformata nella periferia abbandonata della nostra Area metropolitana. Serve ricollegare la città ai vertici istituzionali della Nazione e dell'Europa, e per farlo non si può fare a meno dell'operato dei partiti politici e delle catene di governo che li contraddistinguono. Riconsegnare ancora una volta la Città alle sole forze civiche vorrebbe dire condannarsi ad essere ancora la periferia. L'esperienza delle città-Stato è finita col medioevo.
Cosa dovrebbe migliorare in città rispetto al recente passato?
Dovrei fare un elenco molto lungo. Una cosa su tutte però c'è. Molfetta ha necessità di ritrovare la migliore cooperazione tra Politica e cittadinanza e tra Politica e Uffici amministrativi. È lì che è nato quel cortocircuito che ha condotto alla palude nella quale ci troviamo. Una Politica incapace di recepire le istanze dei cittadini e dei corpi intermedi (numerosissimi nella nostra Città) e, al contempo, altrettanto incapace di coltivare un rapporto sano con la macchina amministrativa. La Politica, insomma, ha abdicato alla sua funzione di mediatrice tra esigenze della popolazione e indirizzo politico per la burocrazia. Per invertire la rotta è necessaria l'attività sul territorio dei gruppi politici, che troppo spesso si formano ad uso e consumo dell'appuntamento elettorale per poi abbandonare il rapporto con i cittadini, che si allontanano inevitabilmente dalla Politica, rinvigorendo il triste dato degli astenuti. Serve, poi, la competenza. Non ci si può improvvisare amministratori pubblici. È una questione di rispetto verso le funzioni che ci si propone di ricoprire.
Quali sono i tre temi su cui la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi di più?
Le tre "esse" che devono essere il fulcro dell'azione amministrativa di chi sarà chiamato a governare Molfetta sono: Sviluppo, Sicurezza e Salute. Sullo sviluppo mi sono già dilungato rispondendo alla prima domanda. Quanto alla sicurezza, è sotto gli occhi di tutti il decadimento della nostra società e il forte aumento di fenomeni criminali (furti, rapine, omicidi, spaccio di droga, reati ambientali), mettendo per un attimo da parte le sacche di corruzione, non meno gravi. Bisogna coltivare un'azione multilivello, che parta dell'educazione civica scolastica e dal sostegno sociale di chi è in difficoltà, per evitare che lo stato di bisogno possa tradursi nell'avvicinamento all'ecosistema criminale. Accanto a questo, non si può trascurare la necessità di rafforzare la presenza di Forze dell'ordine sul territorio per aumentare anche la percezione di trovarsi in un paese sicuro. Sono lieto che la polizia locale abbia negli ultimi anni ampliato il proprio organico ma le maggiori unità non si sono tradotte in maggiore presenza per le strade. Più agenti in strada e meno dietro le scrivanie, per spiegarla in modo semplice. Venendo alla Salute, in attesa dell'Ospedale del Nord-Barese, che appare un lontano miraggio, non è accettabile che l'ospedale "Don Tonino Bello", oggetto di plurime ristrutturazioni nel corso degli ultimi anni, sia stato declassato dalla nostra Regione (da vent'anni governata dalla sinistra) a poco più di un ambulatorio. Un'inaccettabile riduzione di risorse, di reparti e di posti letto costringono i molfettesi ad affrontare viaggi della speranza in caso di urgenze o anche di visite routinarie. La piaga della sanità in Puglia è gravissima ma, oggi, con ben tre consiglieri regionali molfettesi bisogna invertire la tendenza. Abbiamo molte idee su come rinverdire l'offerta sanitaria a Molfetta, ma occorrerebbe un'intervista a sé stante per dettagliarle. Certamente favorire l'ingresso di investimenti privati nel pubblico (il cosiddetto project financing) potrebbe essere una buona idea di rilancio del nostro Ospedale. D'altronde esperienze simili hanno portato a risultati concreti in altre parti d'Italia, dove i privati sono riusciti a trasformare in eccellenze molti poli sanitari.
Che approccio ritiene più adatto per amministrare la Molfetta che sarà?
Un approccio pragmatico. Bisogna partire dalle tante piccole cose che non vanno e che alimentano il malcontento diffuso. Manutenzioni, igiene urbana, completamento dei cantieri in essere. Si deve innanzitutto restituire decoro al contesto cittadino. In secondo luogo, focalizzarsi sulle necessità per attuare investimenti mirati e che restituiscano utilità alla comunità nel breve ma soprattutto nel lungo periodo. Le risorse pubbliche non sono infinite. Impegnare denaro "a pioggia" per fare cose a caso, tanto per dire che qualcosa è stato fatto, è un approccio da lasciarsi alle spalle. Si possono e si devono mettere in campo anche grandi impegni di spesa, purché volti a realizzare opere che riqualifichino quartieri e che diventino motori di rilancio economico. Faccio un esempio concreto per non sembrare inconcludente. Pensiamo a Piazza Vittorio Emanuele, tristemente divenuta luogo simbolo della criminalità locale. Fratelli d'Italia proporrà sicuramente una grande opera di riqualificazione di quello spazio pubblico. Abbiamo immaginato la realizzazione di un grande parcheggio sotterraneo proprio sotto l'attuale Piazza Vittorio Emanuele, per liberarla dai veicoli ammassati, garantendo al contempo nuovi posti auto per chi vuole visitare il centro cittadino. Sopra tale parcheggio, utilizzare tutto il piano stradale e l'attuale villetta, in stato di degrado, per realizzare una ampia area verde capace di valorizzare le facciate storiche di alcuni dei palazzi sopravvissuti agli scempi della prima repubblica, Palazzo "de Dato" su tutti. Un'opera del genere avrebbe numerose utilità e consentirebbe anche di legittimare un ulteriore investimento pubblico per acquistare Palazzo "de Dato" e trasformarlo in uno spazio culturale, come un museo civico. Insomma, combattere la criminalità con la bellezza e la cultura. Questa è solo una delle tante idee che abbiamo e che faranno parte dell'ambizioso programma elettorale della coalizione del centrodestra.
Quale deve essere oggi la priorità per il futuro di Molfetta?
Innanzitutto, voglio ringraziare la redazione di MolfettaViva per avermi coinvolto in questa intervista. Se, tra le tante emergenze, dovessi scegliere una priorità per il futuro di Molfetta, direi il mare, che rappresenta la sua Storia ma è anche la migliore via d'uscita per ridefinirne il futuro. Mi spiego meglio. Quali sono le principali criticità che hanno condotto Molfetta a questa situazione di stagnazione in ogni settore socioeconomico? Emigrazione giovanile (sia di manodopera sia di "cervelli"), paralisi del commercio sia di prossimità sia di esportazione, carenza di attrattività turistica. Tutte queste emergenze trovano la soluzione nel mare, una risorsa senza eguali che non stiamo sfruttando minimamente. Il completamento del grande porto commerciale porterà con sé investimenti e posti di lavoro ad ogni livello e in ogni settore, rilanciando anche le attività della nostra area industriale. Molfetta potrà tornare ad essere una realtà nella quale i più giovani troveranno sbocchi professionali, senza dover guardare al nord o all'estero. Il completamento del porto commerciale porterà con sé un'opera tanto strategica quanto incompresa: la tanto discussa "vasca di colmata" del lungomare. Un'opportunità incredibile da cui partire per riqualificare una delle zone meno attraenti della nostra città. Chi ne discute la bontà sulla base di pregiudizi ideologici non riesce a guardare al futuro. Dove alcuni vedono una discarica di sedimenti, noi vediamo ampi spazi per la collettività, chioschetti e piattaforme balneari, finalmente i molfettesi potranno avere la loro spiaggia pubblica e con servizi. Tutta questa ritrovata vivacità turistica ed economica condurrà alla ripopolazione del centro cittadino e ne rilancerà le attività commerciali. Insomma, è al mare che bisogna guardare per avviare quel circolo virtuoso di rilancio della nostra città.
Come immagina Molfetta tra cinque-dieci anni?
Dipende da quello che decideranno i molfettesi. Mi auguro che dopo le ultime tre esperienze amministrative che definirei infelici, per usare un eufemismo, i cittadini scelgano un'amministrazione di centrodestra, abbandonando l'illusione del civismo, presentato come pratica politica positiva per mettere assieme i "responsabili", nella realtà si è sempre declinato in trasformismo spicciolo, condito da clientelismo e personalismi. Oggi più che mai, Molfetta ha bisogno di una visione coerente e coraggiosa, che solo un progetto politico fatto di persone accomunate da una cultura affine può garantire. Se la cittadinanza dovesse premiare la buona politica, auspicabilmente con Fratelli d'Italia, il più importante partito di governo del Paese, al centro del progetto amministrativo, sono certo che nei prossimi cinque o dieci anni si respirerà un'aria nuova. Immagino una Molfetta che torna protagonista nella nostra Regione, dopo oltre un decennio nel quale si è trasformata nella periferia abbandonata della nostra Area metropolitana. Serve ricollegare la città ai vertici istituzionali della Nazione e dell'Europa, e per farlo non si può fare a meno dell'operato dei partiti politici e delle catene di governo che li contraddistinguono. Riconsegnare ancora una volta la Città alle sole forze civiche vorrebbe dire condannarsi ad essere ancora la periferia. L'esperienza delle città-Stato è finita col medioevo.
Cosa dovrebbe migliorare in città rispetto al recente passato?
Dovrei fare un elenco molto lungo. Una cosa su tutte però c'è. Molfetta ha necessità di ritrovare la migliore cooperazione tra Politica e cittadinanza e tra Politica e Uffici amministrativi. È lì che è nato quel cortocircuito che ha condotto alla palude nella quale ci troviamo. Una Politica incapace di recepire le istanze dei cittadini e dei corpi intermedi (numerosissimi nella nostra Città) e, al contempo, altrettanto incapace di coltivare un rapporto sano con la macchina amministrativa. La Politica, insomma, ha abdicato alla sua funzione di mediatrice tra esigenze della popolazione e indirizzo politico per la burocrazia. Per invertire la rotta è necessaria l'attività sul territorio dei gruppi politici, che troppo spesso si formano ad uso e consumo dell'appuntamento elettorale per poi abbandonare il rapporto con i cittadini, che si allontanano inevitabilmente dalla Politica, rinvigorendo il triste dato degli astenuti. Serve, poi, la competenza. Non ci si può improvvisare amministratori pubblici. È una questione di rispetto verso le funzioni che ci si propone di ricoprire.
Quali sono i tre temi su cui la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi di più?
Le tre "esse" che devono essere il fulcro dell'azione amministrativa di chi sarà chiamato a governare Molfetta sono: Sviluppo, Sicurezza e Salute. Sullo sviluppo mi sono già dilungato rispondendo alla prima domanda. Quanto alla sicurezza, è sotto gli occhi di tutti il decadimento della nostra società e il forte aumento di fenomeni criminali (furti, rapine, omicidi, spaccio di droga, reati ambientali), mettendo per un attimo da parte le sacche di corruzione, non meno gravi. Bisogna coltivare un'azione multilivello, che parta dell'educazione civica scolastica e dal sostegno sociale di chi è in difficoltà, per evitare che lo stato di bisogno possa tradursi nell'avvicinamento all'ecosistema criminale. Accanto a questo, non si può trascurare la necessità di rafforzare la presenza di Forze dell'ordine sul territorio per aumentare anche la percezione di trovarsi in un paese sicuro. Sono lieto che la polizia locale abbia negli ultimi anni ampliato il proprio organico ma le maggiori unità non si sono tradotte in maggiore presenza per le strade. Più agenti in strada e meno dietro le scrivanie, per spiegarla in modo semplice. Venendo alla Salute, in attesa dell'Ospedale del Nord-Barese, che appare un lontano miraggio, non è accettabile che l'ospedale "Don Tonino Bello", oggetto di plurime ristrutturazioni nel corso degli ultimi anni, sia stato declassato dalla nostra Regione (da vent'anni governata dalla sinistra) a poco più di un ambulatorio. Un'inaccettabile riduzione di risorse, di reparti e di posti letto costringono i molfettesi ad affrontare viaggi della speranza in caso di urgenze o anche di visite routinarie. La piaga della sanità in Puglia è gravissima ma, oggi, con ben tre consiglieri regionali molfettesi bisogna invertire la tendenza. Abbiamo molte idee su come rinverdire l'offerta sanitaria a Molfetta, ma occorrerebbe un'intervista a sé stante per dettagliarle. Certamente favorire l'ingresso di investimenti privati nel pubblico (il cosiddetto project financing) potrebbe essere una buona idea di rilancio del nostro Ospedale. D'altronde esperienze simili hanno portato a risultati concreti in altre parti d'Italia, dove i privati sono riusciti a trasformare in eccellenze molti poli sanitari.
Che approccio ritiene più adatto per amministrare la Molfetta che sarà?
Un approccio pragmatico. Bisogna partire dalle tante piccole cose che non vanno e che alimentano il malcontento diffuso. Manutenzioni, igiene urbana, completamento dei cantieri in essere. Si deve innanzitutto restituire decoro al contesto cittadino. In secondo luogo, focalizzarsi sulle necessità per attuare investimenti mirati e che restituiscano utilità alla comunità nel breve ma soprattutto nel lungo periodo. Le risorse pubbliche non sono infinite. Impegnare denaro "a pioggia" per fare cose a caso, tanto per dire che qualcosa è stato fatto, è un approccio da lasciarsi alle spalle. Si possono e si devono mettere in campo anche grandi impegni di spesa, purché volti a realizzare opere che riqualifichino quartieri e che diventino motori di rilancio economico. Faccio un esempio concreto per non sembrare inconcludente. Pensiamo a Piazza Vittorio Emanuele, tristemente divenuta luogo simbolo della criminalità locale. Fratelli d'Italia proporrà sicuramente una grande opera di riqualificazione di quello spazio pubblico. Abbiamo immaginato la realizzazione di un grande parcheggio sotterraneo proprio sotto l'attuale Piazza Vittorio Emanuele, per liberarla dai veicoli ammassati, garantendo al contempo nuovi posti auto per chi vuole visitare il centro cittadino. Sopra tale parcheggio, utilizzare tutto il piano stradale e l'attuale villetta, in stato di degrado, per realizzare una ampia area verde capace di valorizzare le facciate storiche di alcuni dei palazzi sopravvissuti agli scempi della prima repubblica, Palazzo "de Dato" su tutti. Un'opera del genere avrebbe numerose utilità e consentirebbe anche di legittimare un ulteriore investimento pubblico per acquistare Palazzo "de Dato" e trasformarlo in uno spazio culturale, come un museo civico. Insomma, combattere la criminalità con la bellezza e la cultura. Questa è solo una delle tante idee che abbiamo e che faranno parte dell'ambizioso programma elettorale della coalizione del centrodestra.

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