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La gabbia rossa: il no alla violenza di genere del liceo classico di Molfetta

La performance-simbolizzazione, tenutasi ieri sera su Corso Umberto, giunge alla decima edizione

La gabbia come simbolo di protesta ma anche come chiave. Questo il fulcro della performance di ieri sera su Corso Umberto in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne dalla comunità scolastica del liceo classico "Leonardo da Vinci" di Molfetta, che, guidato dalla dirigente scolastica Giuseppina Bassi, esprime il suo grido per il decimo anno consecutivo.

Due assi centrali, uno antico e uno contemporaneo, ruotano attorno all'oggetto simbolo. Il primo arco narrativo quello delle troiane, che subivano violenza quando venivano consegnate ai vincitori achei dopo la guerra di Troia. Un chiaro richiamo anche all'attuale conflitto che vede in contrasto la Russia e l'Ucraina. La seconda storia è tratta da una vicenda dei nostri giorni, quella di Anna e Lorenzo. Dopo il matrimonio tra i due, Anna si sente incompresa e denuncia la violenza subìta a un avvocato, che le fa comprendere la sudditanza psicologica in cui verte e la supporta in un processo di riscatto.
Liceo classico 25 novembreLiceo classico 25 novembreLiceo classico 25 novembreLiceo classico 25 novembre
In scena dieci ragazze vestite da Anna e dieci ragazzi da Lorenzo. L'identità di una vittima proiettata su altre donne per una rappresentazione che mostra la sottomissione non come situazione individuale, bensì come piaga collettiva. Un problema che, come tale, ha bisogno di una risposta da parte di una società che non può restare indifferente.

La scelta di mettere in scena la gabbia rossa ha una precisa motivazione: rendere visibile ciò che intrappola la donna. Una condizione che può essere non solo denunciata, ma anche, e soprattutto, messa alle proprie spalle grazie a interventi mirati. Ecco la ragione per cui la gabbia assume questa duplice valenza.

Altre microstorie di mamme che dispensano consigli alle proprie figlie hanno arricchito la manifestazione per rappresentare l'importanza di un percorso di crescita privo di stereotipi. Ma non solo: non sono mancate danza e musica, sulle note di "Respect", il concetto chiave alla base di qualsiasi relazione sana.

E infine la scena conclusiva, un estratto dell'opera "Il vento fra i capelli. La mia lotta per la libertà nel moderno Iran" di Alinejas Masih. Uno sguardo sul mondo che intreccia passato e presente per guardare al futuro con occhi diversi.
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