Croce di Cutro da Crotone alla diocesi di Molfetta
Croce di Cutro da Crotone alla diocesi di Molfetta
Chiesa locale

La Croce di Cutro è sulla strada verso la diocesi di Molfetta

Le testimonianze dei volontari de Robertis e Vilardi, di ritorno da Crotone

La Croce di Cutro è sulla strada verso la diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Arriverà a Ruvo intorno alle 17:30 circa di oggi pomeriggio e sarà portata durante la Via Crucis.

Toccanti le parole di mons. Angelo Raffaele Panzetta, arcivescovo di Crotone, che ha consegnato la croce ai volontari presenti sul posto.

«Vi consegniamo questa Croce e con la speranza che sia il segno di una collocazione provvisoria».

Riportiamo le testimonianze pervenute alla redazione da due volontari molfettesi che sono sul posto. Giuseppe de Robertis del Sermolfetta e Gabriele Vilardi di ResQ Puglia arca di pace, attualmente ancora in viaggio sulla via per il ritorno a casa.

«Per me è un piacere e un onore essere parte di questa iniziativa, la Croce di Cutro porta con sé dei significati importanti non soltanto per il mondo cattolico – afferma de Robertis - ma anche per quello del volontariato e dell'associazionismo e per tutti coloro che ritengono fondamentale il valore dell'accoglienza».

Ma le sue riflessioni non si limitano a questo.

«Portare a Molfetta la Croce è un atto simbolico molto forte, la speranza è che in un periodo così particolare dell'anno, come quello della Settimana Santa, la croce possa essere spunto di riflessione – continua – ma soprattutto possa dimostrare che la nostra, ancora oggi, è una terra accogliente».

Sulla stessa lunghezza d'onda i pensieri di Vilardi.
5 fotoCroce di Cutro da Crotone alla diocesi di Molfetta
Croce di CutroCroce di CutroCroce di CutroCroce di CutroCroce di Cutro
«Siamo partiti alle 4 di mattina per raggiungere Crotone e portare questa croce da noi – racconta Vilardi – questa è una forma di amore, di difesa dei diritti umani che va al di là del credo religioso di ciascuno di noi».

Si tratta piuttosto di un sentimento di solidarietà che contraddistingue il genere umano.

«Portare una croce fatta di pezzi di un'imbarcazione affondata, in cui hanno perso la vita molte persone, è un modo per poter riportare nel nostro territorio uno dei temi che dovrebbe essere la priorità a livello europeo e non solo».

Il pensiero dei volontari va proprio a quelle persone meno fortunate di noi.

«La Croce è un simbolo del "potere dei segni" di cui parlava don Tonino, perché rappresenta fortemente ciò che stiamo vivendo oggi – conclude Vilardi- stringendoci attorno a questa Croce abbiamo la possibilità di riflettere e di comprendere appieno ciò che sta accadendo nel mondo».
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