Giornate Salveminiane
Giornate Salveminiane

Grande partecipazione per le "giornate salveminiane" a Molfetta

Doppio appuntamento presso la Fabbrica di San Domenico

Le "giornate salveminiane", avviate a giugno scorso per iniziativa del Comitato 150 Salvemini, sono riprese, dopo la pausa estiva, con i convegni e le iniziative di venerdì e sabato, 15 e 16 settembre, alle ore 18.30 presso la Fabbrica di San Domenico di Molfetta.

I due appuntamenti pomeridiani sono stati presentati nella conferenza stampa tenuta nella mattina del venerdì presso la sala Finocchiaro, alla presenza del sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, dell'assessore alla socialità del Comune di Molfetta Anna Capurso, del presidente del consiglio regionale per la Regione Puglia Loredana Capone, del presidente della Fondazione Di Vagno Daniela Mazzucca, del presidente della sezione ANPI di Molfetta Fiorenza Minervini e del referente della rete delle scuole superiori Maddalena De Fazio.

In questa occasione è stata inaugurata la mostra fotografica intitolata "Salvemini, una biografia per immagini", che resterà esposta nel chiostro della Fabbrica di San Domenico fino al prossimo 30 settembre: un gioiello realizzato dallo storico Mirko Grasso, pregevole non solo per la selezione delle fotografie, ma anche per la ricchezza delle didascalie, pensieri estrapolati da scritti di Salvemini, che fanno ancora oggi meditare e crescere. Il primo convegno, dal titolo "La figura femminile nell'esperienza biografica e politica di Salvemini", ha disvelato, attraverso gli interventi di tre illustri studiosi italiani, l'influenza avuta nella vita di Gaetano Salvemini da tre donne, che la storiografia tradizionale ci ha tendenzialmente presentato solo come nomi, lasciando che apparissero quasi come «vestali attorno ad una figura mitologica».

Sminuendo l'apporto dato da queste figure femminili gravitanti attorno allo storico, la storiografia non ha fatto che tradire, in realtà, quello che è stato l'atteggiamento salveminiano, assolutamente moderno, nei confronti della donna: Salvemini – come ha messo in luce la moderatrice Maddalena De Fazio – nutriva profonda stima nei confronti delle donne, un sentimento evidente già dall'ottimo rapporto che ebbe con la madre, di cui lo storico scriveva «la adoravo e la temevo». Il primo studioso a prendere la parola, da remoto, è stato Andrea Ricciardi, insigne storico legato alla Fondazione Rossi Salvemini di Firenze. Nel suo intervento "Ernesta Bittanti Battisti e Gaetano Salvemini", non ha mancato di rimarcare come, nonostante Salvemini si fosse dimostrato apertamente attuale in merito al discorso di genere, questo aspetto della sua personalità sarebbe stato a lungo nascosto o quantomeno minimizzato dalla società ʿmaschilistaʾ del tempo: Salvemini si rapportava alle donne con un atteggiamento paritario, le stimolava e, allo stesso tempo, imparava da loro.

Gaetano Salvemini ed Ernestina Bittanti si conobbero nel 1892 e da quel momento intrattennero sempre una amicizia molto forte, in virtù della quale si confrontavano, epistolarmente e non, sulla sfera politica ma anche privata: i due morirono entrambi nel 1957 a distanza di un mese. Ernestina B. non fu solo la vedova di Cesare Battisti, fu una intellettuale, giornalista e pedagogista, e una grande amica di Salvemini sia prima che dopo la morte del marito. I due avevano a cuore alcuni argomenti in comune come la laicità, l'attenzione nei confronti dei mali dei clericali e l'interventismo democratico, ma allo stesso tempo si trovavano in disaccordo su altri argomenti, quale, ad esempio, la presa di Fiume da parte di D'Annunzio. Ernestina B. avviò una grande battaglia per il divorzio e per l'abolizione della pena di morte, si dedicò alla riflessione sul mestiere delle domestiche: tutti aspetti di una democratizzazione del paese che fu elemento centrale anche della riflessione politica di Salvemini.

Il secondo intervento è stato quello della dott.ssa Rossella Pace della Fondazione Giacomo Matteotti di Roma e docente dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli: "La ʿstoria sfiorata con distrazioneʾ; Giuliana Benzoni e Gaetano Salvemini tra meridionalismo, antifascismo e guerra". La dott.ssa Pace ha parlato ai presenti di Giulia Benzoni, donna passata alla storia per aver assistito, in casa propria, a Sorrento, Gaetano Salvemini in punto di morte e per averne raccolto le ultime memorie. Nipote di Ferdinando Martini, amica di Maria José di Savoia, svolse un ruolo decisivo nelle vicende che portarono alla caduta del fascismo, collaborò con la Resistenza italiana, fu la tessera n° 6 del Partito Socialista Italiano, fondò insieme ad altri le scuole di merletto del nord Italia e, consapevole delle proprie capacità diplomatiche, scrisse la biografia "La vita ribelle". Con la Benzoni, di tempra modernissima, nata e cresciuta, quindi, in un entroterra culturale nobiliare e politicamente influente, diverso da quello di Salvemini, lo storico ebbe rapporti soprattutto diretti.

L'incontro avvenne nel 1910, quando Salvemini aveva da poco fondato l'Animi (Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia): il meridionalismo, infatti, fu il primo tema di discussione ad avvicinarli (la Benzoni, quando scelse di ritirarsi a Sorrento, toccò con mano la durezza della vita della popolazione del sud e non ne restò indifferente). Un altro campo su cui combatterono, parallelamente e in modi diversi, fu quello della lotta al regime fascista: Salvemini in America con le lezioni tenute ad Harvard, la Benzoni a Roma, attivamente e direttamente, dimostrandosi il perno diplomatico della situazione. Ha chiuso il programma della giornata di venerdì l'intervento "Maria Minervini, prima moglie di Gaetano Salvemini" dello storico del Centro Studi Molfettesi Marco Ignazio de Santis. Il molfettese, meglio conosciuto come poeta e scrittore, ha descritto dettagliatamente il volto puro della prima moglie di Gaetano Salvemini, Giulia Maria Minervini, su cui si possiedono solo pochi ragguagli. Aveva solo tredici anni quando conobbe il diciassettenne Salvemini e solo venti quando lo sposò nel 1897.

L'anno dopo i coniugi divennero genitori per la prima volta, poi negli anni a venire ebbero altri cinque figli (di cui una morta prematuramente). Dalle poche missive superstiti indirizzate da Giulia M. al marito si capisce come la donna nutrisse preoccupazioni per le finanze domestiche e per l'educazione dei bambini, ma anche per il marito, spesso lontano dalla famiglia per motivi di ricerca e lavoro: ne risulta l'immagine di una donna attaccata alla famiglia, economa, rispettosissima delle esigenze professionali del marito. Il sogno di una famiglia realizzata con Giulia M. si infranse il 28 dicembre del 1908 quando un terremoto distrusse le città di Messina e Reggio Calabria. Salvemini, allora a Messina con la famiglia, scampò per miracolo al disastro: l'amata moglie, la sorella Camilla e i cinque bambini morirono, i corpi di alcuni non furono mai trovati.

A proposito della sciagura lo storico scriveva «io solo ho avuto la sventura di vivere». Per soffocare il dolore del lutto si gettò negli studi e il desiderio di vendicare la tragedia di Messina sfociò nella realizzazione di un'opera di assistenza sociale: fu istituito a Molfetta, in onore del primogenito Filippetto, un asilo per i bambini poveri. Negli ultimi anni di vita Salvemini trovò rifugio presso la compagna intellettuale di una vita, Giuliana Benzoni: presso di lei trascorreva le notti piangendo al ricordo della tragedia che lo aveva travolto da giovane e chiamava nel sonno Giulia M.; non dimenticò mai il primo amore, madre dei suoi figli.

Il secondo convegno, tenutosi nel pomeriggio di sabato 16 settembre, dal titolo "Salvemini e il mestiere dello storico" ha previsto gli interventi degli studiosi Gianmarco Pondrano Altavilla, Mirko Grasso e Federico Imperato e si è chiuso con la messa in scena della rappresentazione teatrale "I Fuoriusciti", liberamente tratta dal testo di Giovanni Grasso, a cura del Teatro dei Cipis con Corrado La Grasta e Giancarlo Attolico. A chiusura del programma, si è svolta ieri, domenica 17 settembre, una passeggiata nei luoghi salveminiani di Molfetta, organizzata dall'ANPI locale, sulla cui pagina Facebook sono, inoltre, disponibili dei podcast, pillole sulla vita di Gaetano Salvemini, realizzati grazie alla collaborazione di InCo Molfetta
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