chiusura campagna elettorale Giovanni Infante JPG
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Politica

Giovanni Infante: «la città deve ripartire da se stessa. Bisogna ritornare a parlare con i cittadini»

Il candidato sindaco è sostenuto dalle liste Rifondazione Comunista- Compagni di strada e Più di così

«E' stato il detonatore di un entusiasmo soppresso, ma che il suo nome ha fatto esplodere, per questo vogliamo riconquistare questa città, la vogliamo governare, la vogliamo cambiare». E' stato definito così Giovanni Infante, candidato sindaco per le liste Rifondazione Comunista- Compagni di strada e Più di così, dai suoi compagni di viaggio: Pasquale De Candia, Antonella De Ruvo, Gianni Porta e Francesco Picca, insieme con lui sul palco per il comizio conclusivo di questa campagna elettorale.

Di lui dicono ancora «è un uomo con una storia, si è messo in gioco contro l'indifferenza. Scelta di coraggio contro l'idea che la politica sia trasformismo».
I suoi compagni di viaggio lo ringraziano pubblicamente per lo stile con cui ha condotto questa campagna elettorale «stile di pace, che significa non partecipare alle risse, ma significa anche provare ad indicare un sogno e non demonizzare».

I relatori si soffermano anche sul voto utile, che viene ripreso più volte nel corso della serata, ribadiscono a gran voce che «esiste un voto libero, incondizionato, giusto, perché un voto è sempre sacro, mai inutile».

E a coloro che hanno definito Giovanni Infante stampella rossa dell'amministrazione Minervini, Gianni Porta fa rilevare «noi siamo e saremo sempre dalla stessa parte, non dall'altra parte». E aggiunge: «è vero Giovanni Infante è stato e sarà la stampella rossa di tutti coloro che quando c'è stato bisogno, durante il periodo della pandemia, attraverso l'attività gratuita dello Sportello medico popolare era lì a fare la stampella, perché l'ufficio ticket era chiuso».

Quello che questo progetto politico vuole fare «è rendere possibile l'impossibile», hanno detto più volte dal palco gli esponenti politici, quello che vogliono realizzare «non è una città appetibile, ma più vivibile».

Poi la parola passa al candidato sindaco Giovanni Infante che mette subito in chiaro «il Sindaco deve amministrare partendo da quelli che sono i bisogni della città profonda, da quello che sentono i suoi cittadini. Il sindaco è il primo servitore della città, non è quello che comanda». Poi aggiunge: «studiare che cosa è la città è una cosa complessa, perché è un organismo pulsante, che è fatta dall'interazione di persone, di situazioni, di temi secondo una dinamica complessa. Quindi una città per essere sana non deve avere parti che sono disfunzionali».


Per questo per il candidato sindaco è importante recuperare pezzi di città, ripartendo dall'essere una comunità. Rimanendo proprio su questo tema dice scherzando che se dovesse essere eletto nei primi 100 giorni non farà assolutamente niente, ma si metterà proprio all'ascolto delle esigenze dei cittadini. E ribadisce, come aveva fatto in altre occasioni, che «un Sindaco da solo non va da nessuna parte, non esiste superman. Dobbiamo essere virtuosi prima come cittadini, poi come amministratori». Aggiunge anche: «la città deve ripartire da se stessa è l'unico modo che può avere per rilanciarsi, non si può pensare che siano le progettazioni, affidate ai tecnici prezzolati, che facciano crescere una città. Bisogna ritornare a parlare con la città».

Un passaggio sui temi: commercio, turismo, porto, lavoro, sviluppo, possibilità di avere un disability manager, non dimenticando la sanità. Importante per il candidato sindaco è il mettere a sistema, in rete. i vari comparti cittadini, facendo in modo che si parli con una sola voce, evitando di disperdere le necessità del bene comune.

Rivolgendosi agli astensionisti, ai delusi delle politica Giovanni Infante dice: «convincere è vincere insieme». Infine, invita tutti a fare «una rivoluzione all'interno delle urne, proviamo a cambiare questa città».
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