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Francesco Lotoro a Molfetta. È ricercatore di spartiti musicali scritti nei lager nazisti

Lo scrittore e compositore incontrerà gli studenti dell'I.C. "Manzoni-Poli"

Dal filo spinato alle farfalle. La musica concentrazionaria all'Istituto "Manzoni-Poli" di Molfetta: il 22 febbraio gli alunni della 5A primaria del plesso "C. Alberto" dell' I.C. "Manzoni-Poli" di Molfetta, proseguendo lo studio sulla Shoah ed in particolare sulle condizioni umane all'interno dei campi di concentramento e di sterminio, incontreranno lo scrittore e compositore ebreo M° Francesco Lotoro, noto perché impegnato nello studio e nella ricerca di spartiti musicali e opere composte nei campi di concentramento. L'attività didattica è coordinata dal Docente di Religione Nino del Rosso.

Da più di trent'anni un pianista e compositore pugliese ricerca, cataloga e studia tutta la musica prodotta nei luoghi del male, delle prigionie, delle deportazioni. Riporta in vita, dunque, la musica nata in cattività. L'impegno di Francesco Lotoro, nato a Barletta e professore di pianoforte presso il Conservatorio di Musica "Niccolò Piccinni" di Bari, è legato a un'impresa epocale: la costruzione di un archivio della musica sopravvissuta alla deportazione e ai campi di prigionia.

La sua ricerca, che si concentra fra il 1933 e il 1953, è raccontata in un libro appena pubblicato: "Un canto salverà il mondo: la musica sopravvissuta alla deportazione". Lotoro racconta la musica riscoperta e ritrovata: dai lager nazisti ai gulag staliniani. Il lavoro, oramai trentennale e riconosciuto a livello internazionale e mondiale, conta un archivio ricchissimo con ottomila opere di musica concentrazionaria, diecimila documenti di produzione musicale nei Campi e ben tremila pubblicazioni universitarie.

Questo materiale, grazie al Comune e alla Regione Puglia, entro il 2025 andrà a costituire nell'ex distilleria di Barletta la Cittadella della Musica Concentrazionaria che impegnerà studiosi, ricercatori, musicisti, tecnici, cori e orchestre. L'obiettivo di Lotoro è quello di liberare, finalmente, questa musica intrappolata nei luoghi del male e, per troppo tempo, dimenticata. Una musica che, scrive lo studioso pugliese, "aveva poteri taumaturgici, rovesciava letteralmente le coordinate umanitarie dei siti di prigionia e deportazione, polverizzava le ideologie alla base della creazione di Lager e Gulag. Forse non salvava la vita, ma sicuramente questa musica salverà noi".
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