
Territorio e Ambiente
Cormorani, allarme per la maricoltura anche a Molfetta
Coldiretti Pesca Puglia denuncia perdite fino al 50% negli allevamenti ittici e chiede indennizzi alla Regione
Molfetta - martedì 10 febbraio 2026
12.43 Comunicato Stampa
La maricoltura pugliese si trova ad affrontare una sfida sempre più grave, con la presenza crescente e invasiva dei cormorani lungo le coste regionali che sta causando danni rilevanti agli impianti di allevamento e compromettendo la sostenibilità economica delle aziende. Coldiretti Pesca Puglia segnala che la predazione da parte di questi uccelli provoca perdite che possono variare dal 25 per cento al 50 per cento delle semine di avannotti, a seconda della localizzazione degli impianti, della stagione e delle tecniche di allevamento adottate.
Alla luce di questa situazione Coldiretti Pesca Puglia ha formalmente richiesto un intervento all'assessore regionale all'Agricoltura Francesco Paolicelli e al dirigente della Sezione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali Domenico Campanile, sollecitando l'attivazione di misure di indennizzo o compensazione economica per le imprese danneggiate e il riconoscimento delle predazioni dei cormorani come causa legittima di perdita produttiva anche nell'ambito di strumenti finanziari regionali, nazionali o comunitari. Allo stesso tempo viene auspicata l'istituzione di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore per individuare soluzioni strutturali e gestionali di mitigazione del fenomeno compatibili con la normativa ambientale e con la tutela della biodiversità.
Ogni cormorano arriva a consumare oltre 10 chilogrammi di pesce al mese, oltre 300 grammi al giorno, e durante l'attività predatoria lascia anche pesci feriti con il conseguente rischio di diffusione di malattie e parassiti. Il numero dei cormorani svernanti è cresciuto di circa venti volte negli ultimi venticinque anni, con un andamento parallelo e strettamente correlato alla crescita esponenziale delle popolazioni nidificanti nei Paesi dell'Europa centrosettentrionale.
La presenza dei cormorani viene ormai segnalata in modo diffuso lungo tutto il territorio costiero e nelle aree interne pugliesi. I pescatori denunciano una situazione sempre più difficile in provincia di Bari sia a sud tra Mola di Bari e Torre a Mare che a nord tra Giovinazzo e Bisceglie, sulla costa di Taranto, nella laguna di Varano, sulla diga di Capaccio del Celone a Lucera, presso la palude del Lago Salso a Manfredonia, a Gallipoli e lungo oltre quattrocento chilometri di costa regionale.
I danni non si limitano alla mortalità diretta del pesce negli allevamenti, ma generano stress cronico negli animali, rallentano le performance di crescita, aumentano il rischio di patologie e provocano il danneggiamento delle reti e delle strutture di contenimento. Tutto questo comporta un aumento dei costi di gestione e una drastica riduzione dei margini economici per le imprese, evidenziando come tali perdite non derivino da cattiva gestione ma da fattori esterni legati alla fauna selvatica protetta, rispetto ai quali gli operatori risultano privi di strumenti davvero efficaci nonostante l'adozione di sistemi dissuasivi.
L'impatto non riguarda solo le specie ittiche più pregiate, perché i cormorani si nutrono anche delle specie foraggio che dovrebbero costituire l'alimentazione naturale delle prime, rendendo ancora più pesante il bilancio complessivo per l'ecosistema marino e per l'economia della pesca. Per acquacoltori e pescatori professionali la riduzione del pescato rappresenta il fattore di maggiore impatto economico, mentre per i pescatori sportivi il rischio è legato al progressivo impoverimento degli stock ittici dovuto alla minore produzione naturale.
La salvaguardia delle aziende maricole pugliesi, parte integrante della blue economy regionale, è fondamentale per garantire la tenuta economica e occupazionale del comparto e Coldiretti Pesca Puglia si dichiara disponibile a fornire dati tecnici, stime analitiche delle perdite e segnalazioni puntuali degli impianti coinvolti a sostegno di un intervento tempestivo e mirato.
Alla luce di questa situazione Coldiretti Pesca Puglia ha formalmente richiesto un intervento all'assessore regionale all'Agricoltura Francesco Paolicelli e al dirigente della Sezione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali Domenico Campanile, sollecitando l'attivazione di misure di indennizzo o compensazione economica per le imprese danneggiate e il riconoscimento delle predazioni dei cormorani come causa legittima di perdita produttiva anche nell'ambito di strumenti finanziari regionali, nazionali o comunitari. Allo stesso tempo viene auspicata l'istituzione di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore per individuare soluzioni strutturali e gestionali di mitigazione del fenomeno compatibili con la normativa ambientale e con la tutela della biodiversità.
Ogni cormorano arriva a consumare oltre 10 chilogrammi di pesce al mese, oltre 300 grammi al giorno, e durante l'attività predatoria lascia anche pesci feriti con il conseguente rischio di diffusione di malattie e parassiti. Il numero dei cormorani svernanti è cresciuto di circa venti volte negli ultimi venticinque anni, con un andamento parallelo e strettamente correlato alla crescita esponenziale delle popolazioni nidificanti nei Paesi dell'Europa centrosettentrionale.
La presenza dei cormorani viene ormai segnalata in modo diffuso lungo tutto il territorio costiero e nelle aree interne pugliesi. I pescatori denunciano una situazione sempre più difficile in provincia di Bari sia a sud tra Mola di Bari e Torre a Mare che a nord tra Giovinazzo e Bisceglie, sulla costa di Taranto, nella laguna di Varano, sulla diga di Capaccio del Celone a Lucera, presso la palude del Lago Salso a Manfredonia, a Gallipoli e lungo oltre quattrocento chilometri di costa regionale.
I danni non si limitano alla mortalità diretta del pesce negli allevamenti, ma generano stress cronico negli animali, rallentano le performance di crescita, aumentano il rischio di patologie e provocano il danneggiamento delle reti e delle strutture di contenimento. Tutto questo comporta un aumento dei costi di gestione e una drastica riduzione dei margini economici per le imprese, evidenziando come tali perdite non derivino da cattiva gestione ma da fattori esterni legati alla fauna selvatica protetta, rispetto ai quali gli operatori risultano privi di strumenti davvero efficaci nonostante l'adozione di sistemi dissuasivi.
L'impatto non riguarda solo le specie ittiche più pregiate, perché i cormorani si nutrono anche delle specie foraggio che dovrebbero costituire l'alimentazione naturale delle prime, rendendo ancora più pesante il bilancio complessivo per l'ecosistema marino e per l'economia della pesca. Per acquacoltori e pescatori professionali la riduzione del pescato rappresenta il fattore di maggiore impatto economico, mentre per i pescatori sportivi il rischio è legato al progressivo impoverimento degli stock ittici dovuto alla minore produzione naturale.
La salvaguardia delle aziende maricole pugliesi, parte integrante della blue economy regionale, è fondamentale per garantire la tenuta economica e occupazionale del comparto e Coldiretti Pesca Puglia si dichiara disponibile a fornire dati tecnici, stime analitiche delle perdite e segnalazioni puntuali degli impianti coinvolti a sostegno di un intervento tempestivo e mirato.

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