Tartarughe spiaggiate
Tartarughe spiaggiate
Cronaca

Cinque tartarughe spiaggiate in due giorni

Al via azioni di ricerca nell’Adriatico

Tartarughe spiaggiate
Ancora spiaggiamenti di tartarughe e cetacei sulle nostre coste. Ormai sono diventate tante, troppe: in soli due giorni nel tratto di costa di Molfetta ne sono state contate ben cinque. Tutti esemplari di grosse dimensioni, tutte femmine e, se fossero rimaste in vita, potenzialmente mature per la riproduzione. Sulla costa di Giovinazzo, invece, si è spiaggiato un tursiope di circa 3 metri, mentre una piccola tartaruga (23 cm di lunghezza carapace) è stata recuperata da alcuni cittadini in difficoltà lungo la costa di Cozze. Quest'ultima, che ritrovata in stato di ipotermia per il freddo di alcuni giorni fa, presentava anche amo e lenza che le fuoriesce dalla bocca.

Un quadro desolante per Pasquale Salvemini, responsabile del centro di recupero tartarughe marine di Molfetta, un contesto che dovrebbe vederci tutti protagonisti, dai pescatori in primis, alle istituzioni e ai cittadini nella salvaguardia di questa specie, in forte declino! Ed è proprio per questo che il centro di recupero tartarughe di Molfetta in collaborazione con la Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari, all'Università La Sapienza di Roma e all'Università di Camerino farà partite a giorni alcune azioni di ricerca proprio nell'Adriatico. Importanti risulteranno le collaborazioni con il servizio veterinario delle ASL locali, con le forze di polizia, a partire dalla Polizia Municipale, e con le Capitanerie di Porto.

Per gli esemplari morti saranno previsti prelievi di tessuto per analisi genetiche (da effettuare sulle carcasse in avanzato stato di decomposizione), necroscopia per accertare le cause di morte per le carcasse ancora in buone condizioni nonché prelievi di campioni per scopo scientifico che saranno elaborati dalle facoltà citate.
In questo caso sarà possibile indagare esclusivamente tramite individui morti sulle cause antropiche (ad esempio ami o lenze, annegamento, buste di plastica o per altri fattori antropici come le sostanze inquinanti). Inoltre, l'utilizzo di esemplari morti fornisce un importante contributo allo studio di altri aspetti biologici ed ecologici come la dieta e i siti di nidificazioni di origine degli esemplari, tramite l'esame del contenuto stomacale, il profilo isotopico, i marcatori genetici.
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