
Cultura, Eventi e Spettacolo
Caparezza riceve la Targa Tenco 2026 a Sanremo: «È stato davvero un bel viaggio»
Il cantautore molfettese celebrato al Teatro Ariston per il riconoscimento ottenuto con Orbit Orbit
Molfetta - martedì 27 ottobre 2026
«Qualche anno fa non sapevo nemmeno se sarei stato in grado di produrre nuova musica e adesso eccomi qua, con una Targa Tenco tra le mani». Comincia così il racconto di Caparezza dopo aver ricevuto a Sanremo la Targa Tenco 2026 per Orbit Orbit. Il cantautore molfettese affida ai social le emozioni per un riconoscimento che rappresenta il coronamento di un percorso artistico intenso e, per certi versi, inatteso.
«Non potevo desiderare epilogo migliore per ORBIT ORBIT, un disco che, dalla sua pubblicazione, non ha fatto altro che regalarmi stupore, come farebbe un vero viaggio spaziale», scrive l'artista. Un viaggio che, ammette, è stato «tortuoso e impegnativo», ma che proprio per questo «valeva la pena intraprendere». La Targa, però, non è l'unico ricordo che Caparezza porta con sé. «La Targa, infatti, non è l'unico souvenir di questo tragitto», racconta, prima di ripercorrere alcune delle tappe più emozionanti della lavorazione dell'album.
Tra queste, le sessioni di registrazione negli Air Studios di Londra: «Porto con me gli occhi lucidi nelle sale degli Air Studios a Londra, mentre ascolto Pathosfera che prende corpo». E poi la sorpresa di ascoltare un brano nato in uno spazio intimo trasformarsi in un'esecuzione orchestrale: «La pelle d'oca davanti all'orchestra che esegue solennemente un brano concepito nell'intimità del mio scantinato».
Nel racconto trovano spazio anche un ricordo legato alla Puglia, con Mola di Bari protagonista, e il rapporto con il pubblico. Caparezza ricorda «il suono della sedia percossa da Franco Del Re, nipote di Enzo, mentre canto Il Banditore nella perfetta cornice di Mola di Bari», insieme al «boato affettuoso dei cori che hanno puntellato il tour più affollato di tutta la mia carriera». Un successo accompagnato anche dall'entusiasmo incontrato nelle fiere del fumetto e dai messaggi ricevuti da chi ha trovato nell'album una fonte d'ispirazione: «Le centinaia di lettere e opere ispirate da questo album che mi sono state consegnate».
Dopo aver ripercorso le emozioni vissute, il cantautore rivolge un pensiero a chi ha contribuito alla realizzazione del disco. «Adesso che la navicella è rientrata alla base, non mi resta che rendere omaggio a tutto il suo corposo equipaggio di musicisti, tecnici e addetti ai lavori». Seguono i ringraziamenti a Gaetano e Alfredo per la lunga preproduzione, a Marco Sonzini e Pinaxa per «la loro professionalità e pazienza», a Fausto Donato e Paolo D'Alessandro, oltre alla casa discografica BMG, che lo ha fatto sentire «a casa (discografica)».
Il messaggio si chiude con poche parole, che restituiscono il senso di un percorso vissuto fino in fondo: «Grazie. Al netto di tutto, è stato davvero un bel viaggio».
«Non potevo desiderare epilogo migliore per ORBIT ORBIT, un disco che, dalla sua pubblicazione, non ha fatto altro che regalarmi stupore, come farebbe un vero viaggio spaziale», scrive l'artista. Un viaggio che, ammette, è stato «tortuoso e impegnativo», ma che proprio per questo «valeva la pena intraprendere». La Targa, però, non è l'unico ricordo che Caparezza porta con sé. «La Targa, infatti, non è l'unico souvenir di questo tragitto», racconta, prima di ripercorrere alcune delle tappe più emozionanti della lavorazione dell'album.
Tra queste, le sessioni di registrazione negli Air Studios di Londra: «Porto con me gli occhi lucidi nelle sale degli Air Studios a Londra, mentre ascolto Pathosfera che prende corpo». E poi la sorpresa di ascoltare un brano nato in uno spazio intimo trasformarsi in un'esecuzione orchestrale: «La pelle d'oca davanti all'orchestra che esegue solennemente un brano concepito nell'intimità del mio scantinato».
Nel racconto trovano spazio anche un ricordo legato alla Puglia, con Mola di Bari protagonista, e il rapporto con il pubblico. Caparezza ricorda «il suono della sedia percossa da Franco Del Re, nipote di Enzo, mentre canto Il Banditore nella perfetta cornice di Mola di Bari», insieme al «boato affettuoso dei cori che hanno puntellato il tour più affollato di tutta la mia carriera». Un successo accompagnato anche dall'entusiasmo incontrato nelle fiere del fumetto e dai messaggi ricevuti da chi ha trovato nell'album una fonte d'ispirazione: «Le centinaia di lettere e opere ispirate da questo album che mi sono state consegnate».
Dopo aver ripercorso le emozioni vissute, il cantautore rivolge un pensiero a chi ha contribuito alla realizzazione del disco. «Adesso che la navicella è rientrata alla base, non mi resta che rendere omaggio a tutto il suo corposo equipaggio di musicisti, tecnici e addetti ai lavori». Seguono i ringraziamenti a Gaetano e Alfredo per la lunga preproduzione, a Marco Sonzini e Pinaxa per «la loro professionalità e pazienza», a Fausto Donato e Paolo D'Alessandro, oltre alla casa discografica BMG, che lo ha fatto sentire «a casa (discografica)».
Il messaggio si chiude con poche parole, che restituiscono il senso di un percorso vissuto fino in fondo: «Grazie. Al netto di tutto, è stato davvero un bel viaggio».



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