
Azzollini: «Ridurre i tempi dell’epidemia per far ripartire le attività»
Con l’ex presidente della Commissione bilancio del Senato abbiamo fatto uno excursus sugli scenari economici attuali e futuri
Molfetta - martedì 24 marzo 2020
Patto di stabilità allentato dall'Europa, chiusura delle attività non essenziali sono i temi economici pregnanti dell'ultima settimana. Un'Italia semi ferma per un nemico invisibile: il coronavirus.
Tutti questi decreti e decisioni che ricadute avranno a livello nazionale e di conseguenza a livello locale, abbiamo chiesto il parere dell' ex senatore, Antonio Azzollini, che per 22 anni è stato membro della Commissione bilancio del Senato e per 12 è stato presidente della stessa Commissione.
Dalle sue parole emerge forte e chiaro che il rimanere a casa è necessario per far ripartire quanto prima l'economia italiana e non solo.
La Comunità Europea ha nei giorni scorsi tolto all'Italia il patto di stabilità, che riverbero avrà a livello nazionale ed in cascata a livello comunale?
«Il patto di stabilità che è stato sospeso dalla Commissione Europea è quello che riguarda la possibilità dello Stato di spendere più di quello che era fissato in maniera concordata con l'Europa.
Questo significa che lo Stato potrà spendere di più in ragione dell'emergenza Covid-19, quindi può provvedere alle esigenze nell'immediato a quelle sanitarie e successivamente a quelle per la ripresa economica.
Infatti, il Decreto 18 prevede sia un aumento delle spese sanitarie sia le prime misure importanti per aiutare la ripresa da parte di tutte le attività produttive.
Per i Comuni la questione non è direttamente collegata a questo allentamento, anche se credo che attraverso l'Anci sicuramente tratteranno un tavolo con il Governo perché vengano allentati eventuali vincoli anche ai Comuni, al momento non vi è nulla di tutto questo perché si sta giustamente pensando a fronteggiare l'emergenza. Suppongo che anche i Comuni daranno allo Stato le proprie esigenze e tratteranno per una eventuale possibilità di farsi aiutare per la ripresa economica.
Lo ripeto l'allentamento dei vincoli Europei non è diretto agli Enti Locali, ma è presumibile gli Enti Locali vorranno contribuire alla ripresa economica e lo Stato per l'allentamento dei patti europei potrà venire incontro alle esigenze degli Enti Locali».
Nel fine settimana il presidente del consiglio Conte ha stabilito la chiusura delle attività non indispensabili, questo avrà una ricaduta importante sull'economia italiana?
«Queste misure che il presidente Conte ha preso, sollecitato in particolare dalla regione Lombardia, che è la più colpita da questa epidemia, sono necessarie per combattere al più presto l'emergenza sanitaria.
Questo è il primo punto che voglio sottolineare, più duro è il fermo dell'economia, più gravi sono le conseguenze successive, quindi ridurre nel tempo l'interruzione delle attività è importante perché si possa riprendere in un tempo più accettabile. Ridurre i tempi dell'epidemia, per poter fare ripartire le attività.
Certamente queste ultime misure, ulteriormente contribuiscono, con evidente conseguenze per tutti e su tutto. Personalmente le trovo assolutamente necessarie».
Quindi si trova in linea con quanto fatto sino ad ora dal Governo?
«Si, ritengo che in questo momento è necessario abbattere la pandemia, innanzitutto per i costi umani, poi per dar manforte a tutti i nostri concittadini e concittadine impegnate nel mondo della sanità, gente che sta veramente in "trincea". Occorre subito venire incontro a queste esigenze, dopo di ché sarà importante concentrarsi sulla ripresa economica. Questo schema mi fa essere d'accordo con queste misure.
Ripeto, anche l'ultima è vero che è terribile, ma è necessaria, perché prima si riesce a battere il virus, prima con la grande capacità di lavoro italiana, le grandi eccellenze italiane potranno riprendere.
Non dimentichiamo che i danni sono connessi anche al fatto che la pandemia è internazionale, per esempio la maggior parte delle fabbriche del bergamasco e del bresciano sono grandi esportatrici, in questo momento esistono gravi difficoltà nell'esportazione.
Continuo a ribadire che prima si combatte il virus anche con misure stringenti, prima usciamo da questo dramma».
Da dove dovrà ripartire l'Italia?
«Penso che gli italiani affronteranno e dovranno affrontare l'uscita da questa tragedia esattamente con lo spirito del dopoguerra, quello che fece dell'Italia in pochi anni una potenza economica mondiale. Credo, inoltre, che dobbiamo tutti insieme collaborare per far ripartire l'Italia, e naturalmente lo dobbiamo anche fare prendendo la lezione di questo grave fatto, per esempio dando allo sviluppo economico una nuova qualità ambientale e una nuova riflessione sui rapporti sociali in generale, se riusciamo a fare questo sono convinto che l'Italia ne uscirà bene e alla grande».
Ci sentiamo un po' più uniti come italiani?
«Dobbiamo esserlo, evitando polemiche inutili, nel senso che dobbiamo essere più solidali con tutti gli Stati che in questo momento sono colpiti dall'epidemia.
La cifra caratteristica degli italiani è anche in questo superare le prove e poi essere pronti ad aiutare gli altri a superarle, buttando via tutte le polemiche».
Tutti questi decreti e decisioni che ricadute avranno a livello nazionale e di conseguenza a livello locale, abbiamo chiesto il parere dell' ex senatore, Antonio Azzollini, che per 22 anni è stato membro della Commissione bilancio del Senato e per 12 è stato presidente della stessa Commissione.
Dalle sue parole emerge forte e chiaro che il rimanere a casa è necessario per far ripartire quanto prima l'economia italiana e non solo.
La Comunità Europea ha nei giorni scorsi tolto all'Italia il patto di stabilità, che riverbero avrà a livello nazionale ed in cascata a livello comunale?
«Il patto di stabilità che è stato sospeso dalla Commissione Europea è quello che riguarda la possibilità dello Stato di spendere più di quello che era fissato in maniera concordata con l'Europa.
Questo significa che lo Stato potrà spendere di più in ragione dell'emergenza Covid-19, quindi può provvedere alle esigenze nell'immediato a quelle sanitarie e successivamente a quelle per la ripresa economica.
Infatti, il Decreto 18 prevede sia un aumento delle spese sanitarie sia le prime misure importanti per aiutare la ripresa da parte di tutte le attività produttive.
Per i Comuni la questione non è direttamente collegata a questo allentamento, anche se credo che attraverso l'Anci sicuramente tratteranno un tavolo con il Governo perché vengano allentati eventuali vincoli anche ai Comuni, al momento non vi è nulla di tutto questo perché si sta giustamente pensando a fronteggiare l'emergenza. Suppongo che anche i Comuni daranno allo Stato le proprie esigenze e tratteranno per una eventuale possibilità di farsi aiutare per la ripresa economica.
Lo ripeto l'allentamento dei vincoli Europei non è diretto agli Enti Locali, ma è presumibile gli Enti Locali vorranno contribuire alla ripresa economica e lo Stato per l'allentamento dei patti europei potrà venire incontro alle esigenze degli Enti Locali».
Nel fine settimana il presidente del consiglio Conte ha stabilito la chiusura delle attività non indispensabili, questo avrà una ricaduta importante sull'economia italiana?
«Queste misure che il presidente Conte ha preso, sollecitato in particolare dalla regione Lombardia, che è la più colpita da questa epidemia, sono necessarie per combattere al più presto l'emergenza sanitaria.
Questo è il primo punto che voglio sottolineare, più duro è il fermo dell'economia, più gravi sono le conseguenze successive, quindi ridurre nel tempo l'interruzione delle attività è importante perché si possa riprendere in un tempo più accettabile. Ridurre i tempi dell'epidemia, per poter fare ripartire le attività.
Certamente queste ultime misure, ulteriormente contribuiscono, con evidente conseguenze per tutti e su tutto. Personalmente le trovo assolutamente necessarie».
Quindi si trova in linea con quanto fatto sino ad ora dal Governo?
«Si, ritengo che in questo momento è necessario abbattere la pandemia, innanzitutto per i costi umani, poi per dar manforte a tutti i nostri concittadini e concittadine impegnate nel mondo della sanità, gente che sta veramente in "trincea". Occorre subito venire incontro a queste esigenze, dopo di ché sarà importante concentrarsi sulla ripresa economica. Questo schema mi fa essere d'accordo con queste misure.
Ripeto, anche l'ultima è vero che è terribile, ma è necessaria, perché prima si riesce a battere il virus, prima con la grande capacità di lavoro italiana, le grandi eccellenze italiane potranno riprendere.
Non dimentichiamo che i danni sono connessi anche al fatto che la pandemia è internazionale, per esempio la maggior parte delle fabbriche del bergamasco e del bresciano sono grandi esportatrici, in questo momento esistono gravi difficoltà nell'esportazione.
Continuo a ribadire che prima si combatte il virus anche con misure stringenti, prima usciamo da questo dramma».
Da dove dovrà ripartire l'Italia?
«Penso che gli italiani affronteranno e dovranno affrontare l'uscita da questa tragedia esattamente con lo spirito del dopoguerra, quello che fece dell'Italia in pochi anni una potenza economica mondiale. Credo, inoltre, che dobbiamo tutti insieme collaborare per far ripartire l'Italia, e naturalmente lo dobbiamo anche fare prendendo la lezione di questo grave fatto, per esempio dando allo sviluppo economico una nuova qualità ambientale e una nuova riflessione sui rapporti sociali in generale, se riusciamo a fare questo sono convinto che l'Italia ne uscirà bene e alla grande».
Ci sentiamo un po' più uniti come italiani?
«Dobbiamo esserlo, evitando polemiche inutili, nel senso che dobbiamo essere più solidali con tutti gli Stati che in questo momento sono colpiti dall'epidemia.
La cifra caratteristica degli italiani è anche in questo superare le prove e poi essere pronti ad aiutare gli altri a superarle, buttando via tutte le polemiche».