
Antonio Andriani, l’antifascista molfettese morto a Pianosa: una storia da restituire alla memoria
Dall’archivio storico alla testimonianza del discendente Pasquale Andriani, che dagli Stati Uniti cerca informazioni sulla sua famiglia
Molfetta - martedì 20 ottobre 2026
Ci sono storie che meritano di essere riportate alla luce, perché raccontano il prezzo pagato da chi ha difeso la propria libertà in uno dei periodi più bui della storia italiana. È il caso di Antonio Andriani, antifascista originario di Molfetta, la cui vicenda è al centro di un lavoro di ricerca e ricostruzione storica promosso dall'Associazione Eredi della Storia.
I documenti dell'epoca restituiscono il profilo di un uomo perseguitato dal regime per le proprie idee politiche e per le manifestazioni di dissenso nei confronti di Mussolini. Nelle carte della Prefettura di Bari veniva classificato come «pericoloso – antifascista – ammonito politico»: una definizione burocratica che testimonia il clima repressivo nel quale anche la libertà di pensiero poteva trasformarsi in motivo di persecuzione.
L'approfondimento condotto dall'associazione è stato possibile grazie al lavoro del dottor Ignazio De Marco, presidente di sezione della Corte dei Conti di Roma e autore del volume Gli antifascisti molfettesi, e alla disponibilità della professoressa Rita Finzi, cognata dell'autore. Un contributo prezioso per restituire dignità a una vicenda che merita di essere conosciuta dalla comunità.
A questa ricerca si aggiunge la testimonianza di Pasquale Andriani, discendente della famiglia, che vive negli Stati Uniti ma conserva un forte legame con le proprie origini molfettesi. In un appello rivolto ai concittadini, racconta di essere impegnato nella ricostruzione della storia di Antonio, fratello del suo bisnonno. Secondo il racconto familiare condiviso da Pasquale, Antonio era un ebanista molfettese, arrestato nel 1939 e trasferito prima a Trani e successivamente nel penitenziario dell'isola di Pianosa, dove avrebbe continuato a manifestare la propria opposizione al fascismo. Nel 1943, sempre secondo la testimonianza, avrebbe guidato una rivolta insieme ad altri quattro detenuti nel tentativo di ottenere la libertà. La vicenda si sarebbe conclusa con la morte dei cinque uomini per mano delle guardie carcerarie e dell'amministrazione penitenziaria. Pasquale riferisce inoltre che, in un processo celebrato nel 1951, i funzionari coinvolti furono assolti e che Antonio sarebbe stato sepolto in una fossa comune a Pianosa.
Il discendente cerca ora ulteriori informazioni su Antonio, sulla moglie Barbara Modugno e su eventuali figli, chiedendo a chiunque disponga di ricordi, documenti o testimonianze di contribuire alla ricostruzione della storia familiare. Per Eredi della Storia, ricordare Antonio Andriani significa andare oltre le definizioni contenute negli atti del regime, leggere criticamente le fonti e provare a riconoscere la persona dietro le carte della persecuzione. Significa anche trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, della dignità e della coscienza civile.
Perché, come sottolinea l'associazione, «la memoria non è una semplice rievocazione del passato: è uno strumento per comprendere il presente e custodire il futuro».
I documenti dell'epoca restituiscono il profilo di un uomo perseguitato dal regime per le proprie idee politiche e per le manifestazioni di dissenso nei confronti di Mussolini. Nelle carte della Prefettura di Bari veniva classificato come «pericoloso – antifascista – ammonito politico»: una definizione burocratica che testimonia il clima repressivo nel quale anche la libertà di pensiero poteva trasformarsi in motivo di persecuzione.
L'approfondimento condotto dall'associazione è stato possibile grazie al lavoro del dottor Ignazio De Marco, presidente di sezione della Corte dei Conti di Roma e autore del volume Gli antifascisti molfettesi, e alla disponibilità della professoressa Rita Finzi, cognata dell'autore. Un contributo prezioso per restituire dignità a una vicenda che merita di essere conosciuta dalla comunità.
A questa ricerca si aggiunge la testimonianza di Pasquale Andriani, discendente della famiglia, che vive negli Stati Uniti ma conserva un forte legame con le proprie origini molfettesi. In un appello rivolto ai concittadini, racconta di essere impegnato nella ricostruzione della storia di Antonio, fratello del suo bisnonno. Secondo il racconto familiare condiviso da Pasquale, Antonio era un ebanista molfettese, arrestato nel 1939 e trasferito prima a Trani e successivamente nel penitenziario dell'isola di Pianosa, dove avrebbe continuato a manifestare la propria opposizione al fascismo. Nel 1943, sempre secondo la testimonianza, avrebbe guidato una rivolta insieme ad altri quattro detenuti nel tentativo di ottenere la libertà. La vicenda si sarebbe conclusa con la morte dei cinque uomini per mano delle guardie carcerarie e dell'amministrazione penitenziaria. Pasquale riferisce inoltre che, in un processo celebrato nel 1951, i funzionari coinvolti furono assolti e che Antonio sarebbe stato sepolto in una fossa comune a Pianosa.
Il discendente cerca ora ulteriori informazioni su Antonio, sulla moglie Barbara Modugno e su eventuali figli, chiedendo a chiunque disponga di ricordi, documenti o testimonianze di contribuire alla ricostruzione della storia familiare. Per Eredi della Storia, ricordare Antonio Andriani significa andare oltre le definizioni contenute negli atti del regime, leggere criticamente le fonti e provare a riconoscere la persona dietro le carte della persecuzione. Significa anche trasmettere alle nuove generazioni il valore della libertà, della dignità e della coscienza civile.
Perché, come sottolinea l'associazione, «la memoria non è una semplice rievocazione del passato: è uno strumento per comprendere il presente e custodire il futuro».



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