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Cronaca

Aggressione a un arbitro della sezione AIA di Molfetta: colpito con una testata da un calciatore

Lo sfogo del presidente Francesco Altomare: «Non è accettabile che questi ragazzi si trovino a subire violenza»

Un gesto violento, improvviso e senza alcuna giustificazione che riaccende l'allarme sulla sicurezza dei giovani arbitri nei campi di calcio dilettantistico. È quanto accaduto ieri durante una partita provinciale Under 17, dove un arbitro di appena 18 anni è stato colpito con una testata da un calciatore.

A denunciare l'episodio è il presidente della sezione AIA di Molfetta, Francesco Altomare, che affida a un lungo sfogo pubblico la propria amarezza per quanto accaduto. «Oggi scrivo da presidente, ma prima ancora da persona amareggiata», spiega, raccontando la dinamica di un'aggressione che definisce «violenta, assurda e inaccettabile». A rendere ancora più dolorosa la scena, la presenza sugli spalti del padre del giovane direttore di gara. «Un padre accompagna il figlio a fare sport e si ritrova ad assistere a qualcosa che nessun genitore dovrebbe vedere», sottolinea Altomare.

Il presidente richiama l'attenzione sulla realtà quotidiana dei giovani arbitri. Ogni settimana, infatti, l'associazione designa ragazzi di 16, 17 e 18 anni – alcuni iniziano già a 14 – che scendono in campo per passione e senso di responsabilità, con il compito di far rispettare le regole. «In sezione lavoriamo ogni giorno per insegnare il rispetto delle regole, degli avversari e dello sport. Cerchiamo di far crescere questi ragazzi come uomini, prima ancora che come arbitri», spiega. Ma troppo spesso, una volta arrivati sui campi, si trovano a dover affrontare «rabbia, aggressività e violenza».

Secondo Altomare non si tratta più di episodi isolati. «Non è più solo un caso: sta diventando un clima», avverte. Un segnale preoccupante che trova riscontro anche in altre parti d'Italia. Proprio nelle stesse ore, infatti, in Calabria numerosi arbitri stanno protestando rifiutandosi di dirigere gare di Terza Categoria dopo l'ennesimo episodio di violenza. Per il presidente dell'AIA molfettese la questione va oltre il calcio. «Qui non si parla più solo di sport. Si parla di rispetto, di educazione e della sicurezza dei nostri ragazzi».

Da qui l'appello rivolto a tutto il movimento calcistico: dirigenti, allenatori, calciatori, genitori e tifosi. «Dobbiamo chiederci se è davvero questo lo sport che vogliamo lasciare ai nostri giovani».
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