.jpg)
Vita di città
Addio a Vito Brattoli, l’artista molfettese che ha dipinto la luce dell’anima
Si è spento il 6 ottobre a 76 anni. Pittore e scultore, aveva portato la sua ricerca artistica da Molfetta a Milano
Molfetta - venerdì 9 ottobre 2026
17.18
La città di Molfetta perde uno dei suoi artisti più rappresentativi del panorama contemporaneo. Vito Brattoli, pittore e artista nato nel 1950 a Molfetta, è venuto a mancare il 6 ottobre 2026, all'età di 76 anni, lasciando un vuoto profondo nella sua famiglia e nel mondo culturale e artistico che, nel corso di decenni, aveva imparato ad apprezzarne la sensibilità, la ricerca e la personalità.
Artista dalla forte identità espressiva, Brattoli aveva fatto della pittura uno strumento di esplorazione dell'interiorità, della luce e dell'infinito. Un percorso che, pur sviluppandosi prevalentemente a Milano, città nella quale si era trasferito nel 1980, aveva mantenuto un legame costante con Molfetta, la sua città d'origine, dove continuava a essere conosciuto e stimato per il suo contributo alla vita artistica.
La produzione di Brattoli si distingueva per un immaginario fortemente personale, nel quale astrazione, geometrie, simboli e suggestioni cosmiche si intrecciavano in composizioni capaci di evocare paesaggi interiori e dimensioni spirituali.
Nelle parole del figlio Damiano si ritrova il ritratto più intimo di Vito Brattoli: «Hai trascorso la vita alla ricerca di quella luce interiore, dell'equilibrio dei colori e dell'armonia di un'esistenza serena, divisa tra le tue più grandi passioni: l'arte e la famiglia», scrive il figlio, ricordando una pittura «concettuale e spirituale», fatta di simboli e paesaggi alchemici, specchio di un uomo capace di guardare oltre i confini del mondo fisico. «Non ci lascia solo un artista e un padre meraviglioso; se n'è andato un uomo che ha regalato la sua immensa passione e la sua luce a chiunque abbia avuto la fortuna di stargli accanto».
Nel corso della sua carriera, il lavoro di Vito Brattoli ha attirato l'attenzione di studiosi, curatori e critici d'arte, tra cui Gaetano Mongelli, Leon Marino, Elena Finocchiaro, Pietro Marino, Anna D'Elia, Luigi Carluccio, Luciano Inga-Pin e Giorgio Verzotti. La sua attività è stata inoltre documentata attraverso recensioni e approfondimenti apparsi su importanti testate nazionali.
I funerali si sono svolti ieri, 8 ottobre, a Milano, dove l'artista viveva da oltre quarant'anni. Una scelta legata a questioni familiari che ha reso difficile, per molti amici, conoscenti e cittadini di Molfetta e di altre località pugliesi, raggiungere il capoluogo lombardo per partecipare alle esequie.
La lontananza ha impedito a tanti di essere fisicamente presenti nel momento dell'ultimo saluto, ma non ha attenuato il sentimento di vicinanza alla famiglia e il dolore per la scomparsa di una figura che aveva rappresentato un importante punto di riferimento per il mondo artistico molfettese.
Artista dalla forte identità espressiva, Brattoli aveva fatto della pittura uno strumento di esplorazione dell'interiorità, della luce e dell'infinito. Un percorso che, pur sviluppandosi prevalentemente a Milano, città nella quale si era trasferito nel 1980, aveva mantenuto un legame costante con Molfetta, la sua città d'origine, dove continuava a essere conosciuto e stimato per il suo contributo alla vita artistica.
La produzione di Brattoli si distingueva per un immaginario fortemente personale, nel quale astrazione, geometrie, simboli e suggestioni cosmiche si intrecciavano in composizioni capaci di evocare paesaggi interiori e dimensioni spirituali.
Nelle parole del figlio Damiano si ritrova il ritratto più intimo di Vito Brattoli: «Hai trascorso la vita alla ricerca di quella luce interiore, dell'equilibrio dei colori e dell'armonia di un'esistenza serena, divisa tra le tue più grandi passioni: l'arte e la famiglia», scrive il figlio, ricordando una pittura «concettuale e spirituale», fatta di simboli e paesaggi alchemici, specchio di un uomo capace di guardare oltre i confini del mondo fisico. «Non ci lascia solo un artista e un padre meraviglioso; se n'è andato un uomo che ha regalato la sua immensa passione e la sua luce a chiunque abbia avuto la fortuna di stargli accanto».
Nel corso della sua carriera, il lavoro di Vito Brattoli ha attirato l'attenzione di studiosi, curatori e critici d'arte, tra cui Gaetano Mongelli, Leon Marino, Elena Finocchiaro, Pietro Marino, Anna D'Elia, Luigi Carluccio, Luciano Inga-Pin e Giorgio Verzotti. La sua attività è stata inoltre documentata attraverso recensioni e approfondimenti apparsi su importanti testate nazionali.
I funerali si sono svolti ieri, 8 ottobre, a Milano, dove l'artista viveva da oltre quarant'anni. Una scelta legata a questioni familiari che ha reso difficile, per molti amici, conoscenti e cittadini di Molfetta e di altre località pugliesi, raggiungere il capoluogo lombardo per partecipare alle esequie.
La lontananza ha impedito a tanti di essere fisicamente presenti nel momento dell'ultimo saluto, ma non ha attenuato il sentimento di vicinanza alla famiglia e il dolore per la scomparsa di una figura che aveva rappresentato un importante punto di riferimento per il mondo artistico molfettese.


Ricevi aggiornamenti e contenuti da Molfetta 





