
Cultura, Eventi e Spettacolo
30 anni di musica e passione: la storia della Banda Santa Cecilia di Molfetta
Il racconto della voce musicale molfettese dal 1996
Molfetta - lunedì 16 marzo 2026
15.53
Era il 22 aprile 1996 quando un gruppo di 15 persone decise che Molfetta meritava una voce musicale propria. Da quel giorno, l'Associazione Banda Santa Cecilia ha attraversato i vicoli e le strade della città, portando con sé la passione che ha unito un'intera generazione: la musica.
In occasione del 30° anniversario, il Gran Complesso Bandistico di Molfetta ha inaugurato la mostra "30 anni di musica e passione", ospitata presso la Sala dei Templari, con cui racconta la sua biografia. Un viaggio visivo e sonoro nell'anima della banda, una storia fatta di sfide che hanno trasformato l'associazione in quello che è oggi: un pilastro della cultura musicale molfettese.
La storia della Banda Santa Cecilia ha inizio nel lontano 1996, con la guida di Vincenzo Facchini. I primi anni sono stati quelli più complessi: bisognava costruire una base ben solida, mattone per mattone, nota dopo nota, un repertorio che desse alla banda un'identità riconoscibile.
Nel 2006 la bacchetta è passata a Michele Consueto che ha raccolto il testimone di Facchini. Con lui, la Banda ha affinato il suono e consolidato il repertorio che le ha permesso di crescere ulteriormente, acquisendo una maggiore notorietà e riconoscibilità anche al di fuori dei confini cittadini.
Dal 2014 la Banda è diretta dal maestro Pasquale Turturro, che prosegue ancora oggi il cammino con grande rigore, ricerca e amore per la musica. Sotto la sua direzione, la Banda ha continuato a crescere e si è aperta a nuovi orizzonti.
Oggi la Banda Santa Cecilia conta circa 40 giovani musicisti molfettesi e rappresenta la voce che racconta musicalmente le tradizioni e la storia della città. Per celebrare questi 30 anni, abbiamo rivolto alcune domande al presidente dell'Associazione, Giuliano Teofrasto.
Cosa rappresentano questi 30 anni per te e per l'associazione?
«Rappresentano un percorso importante. Oggi è sempre più difficile tenere in vita attività associative, culturali e di aggregazione per così tanto tempo. Noi però ci siamo riusciti: siamo stati in grado di continuare a sviluppare questa storia nell'arco di 30 anni e di guardare al futuro, cercando sempre di innovare e di stare al passo con i tempi, sia nel rapporto con i ragazzi , sia nel rispetto delle tradizioni di cui la banda è custode.
Quali sono stati i momenti più importanti per la banda?
«I momenti importanti per la banda sono stati tanti: i concerti diretti da maestri prestigiosi provenienti da altre città, l'inizio della consegna del Premio Santa Cecilia, arrivato ormai alla decima edizione, e i numerosi riconoscimenti ricevuti. Ci riempiono d'orgoglio anche le parole di stima di Riccardo Muti.
Ultimamente siamo stati invitati a una rassegna organizzata dall'Accademia Chigiana, uno dei massimi punti di riferimento musicali a livello mondiale. Ci è stata affidata la prima serata della rassegna, intitolata "Tradire non è la fine", durante la quale abbiamo parlato della tradizione bandistica in Puglia. Abbiamo eseguito trascrizioni d'opera, marce sinfoniche e marce funebri, raccontando anche i riti della Settimana Santa. Si tratta di un traguardo importantissimo: parliamo di un'eccellenza mondiale che ha deciso di affidare interamente a noi la serata inaugurale. È davvero un grande motivo di orgoglio».
La banda di Santa Cecilia fa da colonna sonora alla Settimana Santa ogni anno. cosa si prova e qual è il legame che avete con Molfetta e con le sue tradizioni?
«Il rapporto tra la banda e la Settimana Santa è strettissimo. Lo diciamo sempre: siamo la colonna sonora di tutti i riti. Immaginare l'uscita o la ritirata di una processione senza l'accompagnamento della banda sarebbe qualcosa di incompleto. I molfettesi sono profondamente legati alle note delle marce funebri: le conoscono a memoria, le cantano e durante tutta la processione ci seguono. È un rapporto direttamente proporzionale: finché ci sarà la Settimana Santa ci sarà la banda e, in un certo senso, vale anche il contrario»
In occasione del 30° anniversario, il Gran Complesso Bandistico di Molfetta ha inaugurato la mostra "30 anni di musica e passione", ospitata presso la Sala dei Templari, con cui racconta la sua biografia. Un viaggio visivo e sonoro nell'anima della banda, una storia fatta di sfide che hanno trasformato l'associazione in quello che è oggi: un pilastro della cultura musicale molfettese.
La storia della Banda Santa Cecilia ha inizio nel lontano 1996, con la guida di Vincenzo Facchini. I primi anni sono stati quelli più complessi: bisognava costruire una base ben solida, mattone per mattone, nota dopo nota, un repertorio che desse alla banda un'identità riconoscibile.
Nel 2006 la bacchetta è passata a Michele Consueto che ha raccolto il testimone di Facchini. Con lui, la Banda ha affinato il suono e consolidato il repertorio che le ha permesso di crescere ulteriormente, acquisendo una maggiore notorietà e riconoscibilità anche al di fuori dei confini cittadini.
Dal 2014 la Banda è diretta dal maestro Pasquale Turturro, che prosegue ancora oggi il cammino con grande rigore, ricerca e amore per la musica. Sotto la sua direzione, la Banda ha continuato a crescere e si è aperta a nuovi orizzonti.
Oggi la Banda Santa Cecilia conta circa 40 giovani musicisti molfettesi e rappresenta la voce che racconta musicalmente le tradizioni e la storia della città. Per celebrare questi 30 anni, abbiamo rivolto alcune domande al presidente dell'Associazione, Giuliano Teofrasto.
Cosa rappresentano questi 30 anni per te e per l'associazione?
«Rappresentano un percorso importante. Oggi è sempre più difficile tenere in vita attività associative, culturali e di aggregazione per così tanto tempo. Noi però ci siamo riusciti: siamo stati in grado di continuare a sviluppare questa storia nell'arco di 30 anni e di guardare al futuro, cercando sempre di innovare e di stare al passo con i tempi, sia nel rapporto con i ragazzi , sia nel rispetto delle tradizioni di cui la banda è custode.
Quali sono stati i momenti più importanti per la banda?
«I momenti importanti per la banda sono stati tanti: i concerti diretti da maestri prestigiosi provenienti da altre città, l'inizio della consegna del Premio Santa Cecilia, arrivato ormai alla decima edizione, e i numerosi riconoscimenti ricevuti. Ci riempiono d'orgoglio anche le parole di stima di Riccardo Muti.
Ultimamente siamo stati invitati a una rassegna organizzata dall'Accademia Chigiana, uno dei massimi punti di riferimento musicali a livello mondiale. Ci è stata affidata la prima serata della rassegna, intitolata "Tradire non è la fine", durante la quale abbiamo parlato della tradizione bandistica in Puglia. Abbiamo eseguito trascrizioni d'opera, marce sinfoniche e marce funebri, raccontando anche i riti della Settimana Santa. Si tratta di un traguardo importantissimo: parliamo di un'eccellenza mondiale che ha deciso di affidare interamente a noi la serata inaugurale. È davvero un grande motivo di orgoglio».
La banda di Santa Cecilia fa da colonna sonora alla Settimana Santa ogni anno. cosa si prova e qual è il legame che avete con Molfetta e con le sue tradizioni?
«Il rapporto tra la banda e la Settimana Santa è strettissimo. Lo diciamo sempre: siamo la colonna sonora di tutti i riti. Immaginare l'uscita o la ritirata di una processione senza l'accompagnamento della banda sarebbe qualcosa di incompleto. I molfettesi sono profondamente legati alle note delle marce funebri: le conoscono a memoria, le cantano e durante tutta la processione ci seguono. È un rapporto direttamente proporzionale: finché ci sarà la Settimana Santa ci sarà la banda e, in un certo senso, vale anche il contrario»

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