i fratelli De Gennaro della Dai Optical
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Basket

Dai Optical Virtus Molfetta, parola a Onofrio de Gennaro

La società di avvicina al derby di domenica

Basket. Molfetta. Playoff. Derby. Tutte parole chiave di questi giorni a Molfetta. Domenica è in programma gara-1 delle semifinali playoff di C Silver, si sfidano Dai Optical Virtus Molfetta e Pall.Molfetta. E l'occasione è propizia per una chiacchierata con Onofrio De Gennaro.

Onofrio De Gennaro è il "deus ex machina" del progetto Virtus. Amministratore delegato di Dai Optical, main sponsor della Virtus, ha creduto e crede fortemente nel progetto biancazzurro. Nel modo giusto, razionale. Comunque vincente.


Onofrio De Gennaro, è il terzo derby della stagione. E poi ce ne sarà sicuramente un quarto. Sono i più importanti dell'annata. Come ci si avvicina?

Un derby è sempre un derby, indipendentemente dal fatto che si disputi nella regular season o nei playoff. Tutti noi lo viviamo con grande emozione, un pizzico di ansia. Giocatori, dirigenti e tifosi pensano a questo match in modo ovviamente intenso e speciale.



La Dai Optical Virtus Molfetta vive un ottimo momento di forma, dopo un periodo di apparente calo. Qual è il segreto di questa impennata di prestazioni?

Come in tutte le squadre, ci sono sempre momenti di buio e calo. Il nostro è arrivato in concomitanza con l'uscita di Scorrano. Poi la squadra è stata brava a ritrovarsi, c'è stato l'innesto di un altro play, ci siamo ricompattati. In questi casi è vincente il lavoro del gruppo, il sacrificio, l'impegno.



Finora quello della Dai Optical Virtus Molfetta è stato un progetto vincente. Ci racconta i segreti di questa ricetta?
Non ci sono in realtà veri e propri segreti perchè ciò che facciamo è sotto gli occhi di tutti e alla luce del sole. C'è tanta serietà, grande credibilità, profonda fiducia nella rinascita della Virtus. I dirigenti sono stati bravissimi, hanno preso di petto la situazione e hanno portato avanti un progetto ambizioso e sfidante.



Sport vuol dire ricerca della vittoria. Ma, come dice il termine stesso, anche rispetto dell'avversario. Che messaggio si sente di lanciare in vista di questi derby?

Il messaggio è unico: a Molfetta deve vincere solo il basket. A prescindere dalla squadra che sarà vincente sul parquet, siamo tutti legati da una stessa, grande passione. Tra noi e la Pallacanestro Molfetta c'è grande rivalità sportiva, ma massimo rispetto per le persone e per il loro lavoro.



In alcune circostanze, negli ultimi derby, gli animi sono stati molto accesi. La Dai Optical Virtus Molfetta, però, può lanciare un messaggio diverso. Positivo. La partita dovrà essere combattuta, insomma, ma il rispetto degli avversari è sempre fondamentale.

Si tratta di episodi più che altro estemporanei e fini a se stessi. Qualche tifoso, qualche giocatore si è fatto forse prendere da eccessi di adrenalina, ma lo sport deve trasmettere messaggi positivi anche in questa direzione: non si deve cadere nel tranello. Deve vincere solo il rispetto. E ovviamente il basket. In una bellissima cornice di pubblico. Ecco, sarebbe fantastico vedere il palazzetto pieno. E pieno di passione.



L'azienda Dai Optical ha sempre creduto nei valori dello sport, nei valori giusti. Anche questo vuol dire essere vincenti.

Assolutamente sì.Dai Optical si è sempre contraddistinta per il suo sostegno ai valori più autentici dello sport. Siamo stati vicini sia a realtà di sport cosiddetto minore, anche se è un concetto che non mi appartiene, che più popolare. La nostra filosofia è sempre stata la stessa, in un caso e nell'altro: etica, correttezza, sportività al primo posto.

Molti si chiedono, dopo i successi dell'anno scorso e in questa stagione, cosa preveda il progetto futuro. Dove può arrivare questa Virtus?

Il progetto Virtus è destinato a crescere. È un azzardo fare previsioni e noi non vogliamo fare passi azzardati. Preferiamo la politica dei passi piccoli ma seri. Di certo lo possiamo dire con grande nettezza: è un progetto che vuole diventare più grande.



La Virtus rappresenta la storia del basket cittadino. È più un onore o una responsabilità?

Entrambe le cose, anche se forse è più un onore che una responsabilità. Quest'ultima può pesare quando sei costretto a vincerle tutte e non metti minimamente in preventivo qualche passo falso. È un onore invece essere parte di questa storia, che già grandi soddisfazioni ha dato alla nostra città.

Sappiamo che vince sempre la squadra, ma facciamo un gioco. Se dovesse puntare su un giocatore del suo team in grado di fare la differenza, chi sceglierebbe?

Scommetto su tutti i giocatori, quelli in campo e quelli fuori. Il nostro roster, dal primo all'ultimo giocatore, deve impegnarsi al massimo per raggiungere l'obiettivo. È sempre il gruppo che fa la differenza.
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