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Calcio

Campo, "salone" e mercato: Gianni de Ceglia e Felice Lapadula

Dalla nascita alla finale di Coppa Puglia: ecco il Borgorosso.

Le vie del pallone sono infinite, quelle del cuore di più. Perchè non c'è altra spiegazione, se non quella che chiama in causa il miocardio, per dare un senso a quello che è successo nel "salone" di Gianni de Ceglia la scorsa estate. Tra un colpo di forbice, un taglio, una barba e una pettinata è nato il Borgorosso. Perchè solo credendo alla teoria del cuore applicata al pallone si può dare un senso alla stagione della squadra molfettese.

A partorirlo il vice presidente Felice Lapadula, l'imperatore del mercato, per qualcuno il Galliani del Borgorosso e Gianni de Ceglia, il barbiere-dirigente, entrambi fedelissimi di mister Michele Patruno. Di certo, per il Borgorosso, entrambi sono qualcosa di più di un semplice vice presidente e di un semplice dirigente; due uomini che hanno assunto su di sé, de facto, le funzioni più varie, da grande capo a uomo del calciomercato, passando per quelle di dirigente tifoso. Passione ammissibile per chi ha scelto di calarsi nella parte del dirigente-tifoso, noto per le sue acconciature e per le espressioni di giubilo (o per gli insulti ai giocatori) durante le partite del Borgorosso.

Già, perché se non si tira fuori il cuore, questi risultati non si possono proprio spiegare. Un Borgorosso che non aveva niente da perdere, anzi, ha già vinto tutto, o quasi e che domenica scenderà sul rettangolo di gioco per continuare a onorare la sua stagione e per alzare un altro trofeo, anche se nessuno sa ancora cosa succederà. Il tutto sotto lo sguardo attendo del duo Lapadula-de Ceglia, e del suo allenatore.

Già, Michele Patruno, un uomo che sta dimostrando cosa vuol dire amare il calcio, dedicarsi alla causa. Un allenatore che insieme alla dirigenza tutta ha deciso di metterci la faccia. Senza stipendio, solo per la gente di Molfetta. Solo per la maglia.

Perchè possiamo raccontarci tante storie. Parlare di modelli di business, di finanza, di mercato. Ma poi, ogni volta che 22 persone si ritrovano su un prato verde, con un pallone a centrocampo e un uomo in nero (o in divisa fluo) pronto a fischiare l'inizio delle ostilità, in campo ci va il cuore. Il cuore di Felice Lapadula e Gianni de Ceglia che dietro le quinte hanno scritto romanzi, disegnato favole, inventato storie che la mente umana non può capire razionalmente. Il cuore di una squadra di ragazzi che stanno portando a termine con passione una stagione che non ha alcun senso logico, una stagione per cui, probabilmente, in tanti non dimenticheranno. Perchè il calcio sarà anche diventato una questione di soldi, finanza, business. Ma vedere il sorriso dei ragazzi a fine partita, la loro corsa verso tifosi, l'abbraccio con la dirigenza, la soddisfazione e l'orgoglio sul viso di Patruno, fa bene a tutto il movimento calcistico. Vedere il Borgorosso con il duo Lapadula-de Ceglia andare avanti a testa alta ti fa capire che il calcio è e sarà sempre solo una questione di cuore perché l'ossessione numero uno, al limite della paranoia, per "quei due" è il calcio.
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