Conferenza Lama Scotella
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Prevenire l’allontanamento dei minori: presentato il nuovo programma dell’ATS di Molfetta-Giovinazzo

Si rivolge prioritariamente ai bambini tra 0 e 11 anni e alle loro famiglie che vivono condizioni di vulnerabilità

Mettere al centro i bambini, prima di tutto. È questo il cuore del Programma P.I.P.P.I., acronimo di Programma di Intervento per la Prevenzione dell'Istituzionalizzazione, presentato nella sala conferenze della sede comunale di Via Martiri di Via Fani, uno degli strumenti più efficaci per prevenire l'allontanamento dei minori dalle proprie famiglie e il loro collocamento in case famiglia o comunità. L'intervento nasce dalla consapevolezza che, quando possibile, la prima tutela per un bambino è crescere in un ambiente familiare sostenuto, accompagnato e rafforzato, non spezzato.

Nell'Ambito Territoriale Sociale di Molfetta, il programma, frutto della collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare dell'Università di Padova, è oggi una realtà concreta. L'ATS ha aderito a PIPPI 13, la tredicesima edizione del programma, coinvolgendo attualmente 10 minori residenti nei Comuni di Molfetta e Giovinazzo. Per la sua realizzazione, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, tramite la Regione Puglia, ha assegnato all'Ambito un finanziamento di 62.500 euro. Con Determinazione Dirigenziale n. 672 del 20 maggio 2025, l'attuazione del programma è stata affidata alla Cooperativa Sociale Shalom ed è attualmente in corso.

Ad aprire i lavori dell'incontro di presentazione è stata la dottoressa Lidia de Leonardis, dirigente del Settore socialità che ha colto l'occasione anche per evidenziare i livelli raggiunti dal settore negli ultimi anni anche grazie all'attuazione di numerosi progetti ministeriali che hanno consentito il raggiungimento di Lep altissimi. Presente all'incontro anche il sub commissario, Massimo Santoro. Un investimento che non è solo economico, ma soprattutto umano: perché ogni bambino che può restare nella propria famiglia, in sicurezza e con il giusto sostegno, è una ferita evitata e una speranza coltivata. P.I.P.P.I. ci ricorda che proteggere l'infanzia significa intervenire per tempo, con cura, competenza e fiducia nel futuro.

Il programma si rivolge prioritariamente ai bambini tra 0 e 11 anni e alle loro famiglie che vivono condizioni di vulnerabilità tali da esporre i minori al rischio di gravi difficoltà psicosociali e di una crescita che non consenta loro di esprimere appieno il proprio potenziale. In misura limitata, possono essere coinvolte anche famiglie con figli tra gli 11 e i 14 anni (fino al 20% dei nuclei per ciascun Ambito Territoriale Sociale), così come famiglie in cui il minore è già temporaneamente collocato fuori dal nucleo, con l'obiettivo di costruire un percorso di riunificazione familiare.

Con l'approvazione del Piano Nazionale degli Interventi e dei Servizi Sociali 2021–2023, P.I.P.P.I. è stato riconosciuto come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS). Questo significa che non si tratta più di una sperimentazione, ma di una metodologia di lavoro che deve essere garantita e diffusa in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, a tutela dei diritti dei bambini e dei ragazzi. Il cuore del programma è un accompagnamento intensivo della durata di 18 mesi, al termine del quale è prevista una fase di valutazione per comprendere se la famiglia debba proseguire nel percorso P.I.P.P.I. o rientrare nella presa in carico ordinaria dei servizi. L'obiettivo è chiaro: intervenire prima che le difficoltà diventino irreversibili, sostenendo i genitori nel loro ruolo e creando attorno ai bambini una rete solida e affidabile.

I cosiddetti "dispositivi PIPPI" rappresentano le azioni concrete del programma: educativa domiciliare, gruppi di confronto per genitori e bambini, raccordo costante tra scuola, famiglia e servizi, e la vicinanza solidale, che prevede il coinvolgimento di famiglie di appoggio per rafforzare le risorse educative e relazionali. Un lavoro corale, che mette insieme competenze professionali e legami di comunità.

Fondamentale è anche il ruolo degli attori coinvolti: dal Referente Territoriale, Marilinda Catanzaro, che coordina la rete istituzionale e informale (scuole, ASL, associazioni), al Coach, Isabella Carlucci per Molfetta e Valentina Ancona per Giovinazzo, che accompagna le équipe multidisciplinari nell'attuazione del programma e nel monitoraggio dei progetti familiari, al coordinatore del progetto, Valentina Palmitessa, per la cooperativa Shalom.
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