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Pellegrino, il pioniere del “Napoliterraneo” a Molfetta: «Fondo dialetto e musica dance»

Nella sua musica i suoni del Mediterraneo si fondono con il dialetto napoletano: domani sarà all’Eremo

Ha dato vita a un concetto musicale nuovo, il "Napoliterraneo", una fusione creativa tra la tradizione del dialetto partenopeo e il sound ritmico della dance, del funk, con un pizzico di ritmi latin. Si chiama Pellegrino e domani presenterà sul palco dell'Eremo di Molfetta la sua ultima produzione discografica firmata Early Sounds Recordings e intitolata "L'aura". Con lui ci sarà la band Zodiaco.

Per scoprire di cosa si tratta lo abbiamo intervistato.

Ci parli del suo nuovo singolo. Perché l'aura?
«L'aura è un bagliore che illumina ogni cosa e restituisce bellezza, è un brano solare che nel titolo cela un nome, un apostrofo può fare molta differenza, che per me è molto importante".

Perché ha scelto di fondere il napoletano con una sperimentazione di generi?
«Credo che a garantire una sperimentazione di generi sia una specie di questione ambientale. Mi spiego meglio. Napoli è storicamente aperta ad ogni forma di contaminazione e si affaccia sul mediterraneo che è da sempre, si sa, un ponte tra popoli. Per questo penso che il risultato di questi fattori non può prescindere dall' esprimere un melting pot di influenze, soprattutto musicali".

Qual è il suo obiettivo con la musica?
«L'onestà e la coerenza rispetto a quello che scrivo, produrre ciò che mi fa star bene e condividere sensazioni che chi ascolta può decifrare secondo il proprio sentire e fare proprie".

Lei è un pioniere del "Napoliterraneo" cosa significa. Ci spieghi.
«Napoli e mediterraneo, Napoli è mediterraneo. Sono due cerchi concentrici che si mescolano senza soluzione di continuità. Ho coniato questo termine anni fa per riassumere in una parola l'immaginario che ispira la mia musica, è anche diventato il titolo del brano di apertura del mio secondo album "Morphé", uscito nel 2020. Da allora sono cambiate molte cose nel panorama musicale napoletano, che seppur da sempre ricco di offerta, non aveva ancora riscoperto la fusione tra suoni esotici e della tradizione con il dialetto e la musica dance come collanti, oggi sono felice di aver dato inizio in tempi non sospetti, assieme a pochissimi altri, a questa nuova scena in un momento nel quale Napoli non era così di moda e sotto i riflettori del mondo come invece è oggi".

A chi si ispira per le sue canzoni?
«Se parliamo di ispirazioni musicali sono molte e varie, per dire, ultimamente ascolto molto city pop giapponese degli anni '80. C'è tanto delle mie radici musicali nel cosiddetto Neapolitan power, ovvero le influenze mutuate in tanti anni di vita all'estero, soprattutto Berlino, e quelle provenienti dagli spunti tratti da una modesta passione per la lirica".

Per il tour ha scelto solo due città italiane, Molfetta e Bologna. Perché?
«Quest'anno complici molte novità sul piano lavorativo e personale con la mia agenzia di booking Django, abbiamo deciso di limitare le uscite live e dj set per concentrarci su nuovi progetti, saremo comunque, ad esempio, a Marsiglia con la band ed in altre località italiane con il mio dj set. L'estate è un periodo ricco di eventi e quando penso alla mia musica c'è sempre la stagione estiva a fare da sfondo, soprattutto se si tratta di località balneari come Molfetta".

È mai stato a Molfetta e, in generale, in Puglia?
«Conosco abbastanza bene la Puglia, sono spesso in Salento e in estate è quasi impossibile, per fortuna, non passare per qualche data nel tacco d'Italia. In effetti ho già suonato all'Eremo di Molfetta anni fa, in più l'anno scorso sono stato ospite anche del Viva festival in Valle d'Itria. Insomma la Puglia è tappa obbligata per lavoro e per diletto".

Quindi ci tornerebbe volentieri?
«Assolutamente sì».
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