Il presidente del Consiglio comunale Robert Amato
Il presidente del Consiglio comunale Robert Amato
Politica

Il presidente del Consiglio comunale Robert Amato saluta la città: «Molfetta ha bisogno di aria nuova»

Le sue riflessioni dopo le dimissioni: «Scelta difficile ma necessaria per il bene dei molfettesi»

Tra i tre consiglieri di maggioranza che hanno scelto di dimettersi, anche il presidente del Consiglio comunale Robert Amato ha voluto affidare a un messaggio pubblico le sue parole di commiato e riflessione: «Dimettermi da presidente del Consiglio è stata la decisione più difficile della mia ancor breve carriera politica e amministrativa, ma l'ho fatto solo e sempre seguendo un principio: cosa ritenere giusto per la città in questo momento.

Parto dal ringraziare davvero tutti coloro che hanno condiviso con me questo percorso: colleghi consiglieri e assessori, amici di partito, cittadini, dipendenti comunali, associazioni. È stata un'esperienza che porterò sempre nel cuore. Ho cercato di servire quella fascia blu e quello scranno con onestà e imparzialità, anche quando sono stato solo contro la mia maggioranza. Non rinnego nulla di questa esperienza amministrativa. Io e i miei colleghi abbiamo fatto tanto per la città — forse comunicato male, forse gestito male, forse dato spazio a chi troppo spazio non doveva prendere — tutte cose comunicate al sindaco in tempi non sospetti e che ci portarono a una frattura, poi ricomposta. Ma tant'è: solo chi non governa non sbaglia.

Poi è accaduta la vicenda giudiziaria, a luglio. Nessuno di noi ha avuto l'animo di sfiduciare il nostro sindaco, su cui io personalmente credo ancora fermamente e credo che, alla lunga, chiarirà tutte le sue posizioni. Dunque siamo andati avanti. Noi di Molfetta Popolare avevamo posto una condizione: rinnovamento delle figure e delle cariche, un programma snello che in due anni avrebbe dovuto rilanciare la nostra azione amministrativa con un nuovo modo di amministrare e di pensare. E invece no: nomine riconfermate alle partecipate e mai la volontà di sedersi attorno a un tavolo per parlare. Si continuava, ognuno, a operare nel proprio orticello come se nulla fosse accaduto. Poi sono arrivate le questioni prettamente politiche e regionali: passaggi di assessori e consiglieri di maggioranza in partiti di destra come Forza Italia. Solo Molfetta Popolare sollevò il problema, per il resto tutto taceva.

Dunque, non sapere più chi siamo, non sapere più cosa vogliamo fare, non sapere più dove vogliamo andare. No, non è questa la mia idea di fare del bene alla città. E allora, condividendo le scelte con il mio gruppo politico, ho deciso — abbiamo deciso — di dimetterci e fermarci, pur rinunciando alla presidenza del Consiglio comunale che qualcuno sosteneva io non avessi mai potuto lasciare. Non mi conosceva bene, ed è stato servito. Pensiamo che Molfetta abbia bisogno di aria nuova, di un progetto nuovo che non distrugga quanto di buono fatto, ma che porti un modo diverso, moderno di amministrare, fondato sulla collaborazione tra partiti e alleati, condividendo programmi e valorizzando le migliori menti presenti in città. E perché no, guardando anche un po' fuori, con umiltà, per capire come gira il mondo senza definirci sempre i migliori.
Pensiamo che le lobby di potere debbano smettere di trovare spazio in Comune, che debbano smettere di avventarsi su qualsiasi struttura sportiva della città. Pensiamo che di palazzi se ne siano costruiti fin troppi. Crediamo che la cultura del sospetto vada superata e che si debba restituire fiducia a chi si approccia con l'ente. Serve un ufficio gare e appalti strutturato, con persone competenti, sia per gare pubbliche che per affidamenti.

Pensiamo che la questione turismo, servizi e piano delle coste, insieme alla questione lungomare, non possa più essere rimandata: dovrà diventare una priorità. E poi c'è il commercio, e tanto altro ancora. A tutte queste richieste e domande non vi erano risposte certe, né garanzie per il futuro. Sulla questione regionali, sgombero subito il campo da dubbi: solo la mia coscienza e il confronto con il mio gruppo politico mi hanno imposto di fermarmi e dimettermi. Non ho padroni, non ci sono burattinai, e sfido chiunque a dire il contrario. Auguro dunque alla mia città di trovare presto una guida che sia a capo di un gruppo di volenterosi e appassionati, capaci di prendersi la responsabilità di governare una terra bellissima ma complicata.Io, con entusiasmo e in qualsiasi forma, ci sarò. Continuando a dare il mio contributo con amore e passione».
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