Lama Martina
Lama Martina

Dagli esperti e dai volontari richiesto tavolo tecnico su Lama Martina

Tante le questioni, a partire dall'identità del parco, polmone verde di Molfetta

Dal Prof. Raffaele Annese, VicePresidente Centro Studi e Didattica Ambientale "Terrae" e Centro di Educazione Ambientale "Ophrys", riceviamo e pubblichiamo.

"Gli sforzi dei tecnici di Terrae e di tutti i volontari che hanno a cuore il futuro e la tutela di Lama Martina vanno nella direzione della massima integrazione tra fruibilità del sito e tutela del processo spontaneo di rinaturalizzazione ormai evidente ed in atto da diversi anni, processo che ha consentito il ripopolamento sia di essenze selvatiche (orchidee ed essenze arboree ed erbacee varie) che di fauna.

In mancanza di un tavolo tecnico o di una commissione specifica, i nostri tecnici hanno prodotto un documento di gestione del verde che è stato allegato al protocollo di intesa per la gestione dell'area e di concerto con il RUP del comune stavano concordando gli interventi migliori da poter eseguire al fine di prevenire possibili incendi lungo le aree di interfaccia con le strade urbane e i caseggiati.

Ma durante questo importante momento, e senza che sia stata emessa alcuna ordinanza sindacale relativa alla questIone antincendio, si è intervenuto con inadeguati interventi di sfalcio di ampie parti della lama (comprese aree che dovevano essere escluse da questo tipo di operazioni in quanto soggette a interventi di rinaturalizzazione della vegetazione) disattendendo a quelle che erano le indicazioni esistenti tra le parti.

A questo punto é necessaria una seria riflessione utile a capire cos'è oggi Lama Martina: il sito non é un seminativo o un semplice oliveto coltivato ad uso agricolo, dove é richiesta l'aratura quale lavorazione antincendio. E non è equiparabile neanche ad una villetta comunale. Considerando quella che é la percentuale di copertura vegetazionale e la biodiversità esistente il sito va considerato un'area naturale e quindi necessita di una serie di interventi attivi e passivi per preservarla dal rischio incendio, mitigabile ma mai assolutamente azzerabile, considerata l'ubicazione del sito e la sua continua frequentazione.

Quanto accaduto ha un duplice errore insito, in quanto oltre ad aver azzerato la vegetazione spontanea, che pur secca rappresenta un elemento importante di equilibrio dell'ecosistema, sono stati lasciati in situ i residui dello sfalcio, vanificando l'azione antincendio della lavorazione in quanto la presenza di materiale secco e sminuzzato al suolo non impedisce minimamente al fuoco di poter potenzialmente percorrere quelle aree: sarebbe piuttosto servita un'ampia, studiata e pianificata azione congiunta di più tecniche di prevenzione passiva (aratura, a dischi o con erpice, delle aree di interfaccia con strade e caseggiati, unita a sfalcio, con trattrice e decespugliatore, delle aree intermedie maggiormente frequentate, lasciando intatte le aree piu remote e centrali della lama) e di prevenzione attiva quali monitoraggio da parte di gruppi di volontari e soprattutto la presenza di punti di approvvigionamento di acqua, nonché di attrezzature per un primo contenimento del fuoco (flabelli, rastrelli e soffiatori) che considerata la natura per alcuni punti impervia del sito impedirebbe un agevole intervento di mezzi meccanici.

Pertanto, auspichiamo la creazione di un tavolo tecnico comunale con tutte le parti interessate e la definizione prima possibile dell'identità di lama martina".
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