Panchina dei diritti
Panchina dei diritti

Anche Molfetta ora ha la sua "Panchina dei diritti"

L'inaugurazione ieri in villa comunale

Nel pomeriggio di ieri è stata inaugurata a Molfetta, in villa comunale, la panchina per i diritti umani dedicata, dal Comune di Molfetta e dalle associazioni che fanno capo alla Rete dei diritti negati, a Giulio Regeni e Patrick Zaki affinché non si abbassi la guardia sul tema dei diritti umani e di tutti i prigionieri di coscienza incarcerati ingiustamente in ogni parte del mondo.

Una panchina che è essenzialmente un simbolo e che vuole tenere viva la coscienza su questioni che non possiamo dimenticare. D'altronde anche questo è il dovere di chi ogni giorno cerca di sensibilizzare su temi di stretta attualità che a troppo spesso vengono trascurati: occorre fare in modo che di certe cose si parli, portarle all'attenzione del consiglio comunale e della cittadinanza, stimolare il confronto nelle scuole e nei luoghi della formazione, costruire memoria.

"Questa panchina - afferma il primo cittadino Tommaso Minervini - sulla quale sono raffigurati Giulio Regeni e Patrick Zaki, è dedicata a chi combatte ogni giorno per i propri diritti. L'obiettivo è quello di mettere al centro l'individuo e lo facciamo in un momento storico particolare che vede il ritorno dei talebani in Afghanistan. In linea con la nostra vocazione all'ospitalità abbiamo dato la disponibilità ad accogliere qui a Molfetta 50 profughi afghani. Allo stesso tempo migliorano le nostre politiche sociali, ad esempio con lo strumento del Pis, il pronto intervento sociale. Perché nessuno deve rimanere escluso".

L'auspicio è che, da oggi, chiunque si siederà su questa panchina gialla possa ricordare la tragica morte di Giulio Regeni, la lunga prigionia di Patrick Zaki, incarcerato ingiustamente a causa delle sue idee, e tenere viva l'attenzione sulle ingiustizie e le violazioni dei diritti che continuano a consumarsi in tutto il mondo.

Sono moltissimi, infatti, gli uomini e le donne privati della propria libertà, imprigionati e torturati solo per aver espresso opinioni politiche o per il loro lavoro in favore dei diritti umani: Patrick Zaki e Giulio Regeni sono fra questi. Zaki è uno studente egiziano del Master in Studi di genere dell'Università Alma Mater di Bologna, fermato all'aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020: da allora è incarcerato ingiustamente con l'accusa di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

Regeni, invece, era un dottorando italiano dell'Università di Cambridge rapito al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani. Il corpo presentava evidenti segni di tortura, ancora oggi, però, non si conosce la verità sul caso. Amnesty International, sia a livello mondiale sia a livello nazionale e locale, si è subito attivata per fare luce.
3 fotoLa Panchina dei diritti a Molfetta
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