Venezuela, la testimonianza di Vito De Palo Petrizzo: «Situazione calma ma tesa. La strada è ancora lunga»

Molfettese, da alcuni anni vive a Madrid ma la sua famiglia d'origine è ancora a Caracas

giovedì 8 gennaio 2026 10.07
A cura di Danilo de Robertis
La situazione in Venezuela continua a destare preoccupazione anche tra le comunità italiane all'estero. A raccontare quanto sta accadendo a Caracas è Vito De Palo Petrizzo, socio dell'associazione «Molfettesi nel Mondo», venezuelano di origini molfettesi, che alcuni anni fa ha lasciato il Venezuela insieme alla moglie e alle figlie per trasferirsi in Spagna, a Madrid.

Nonostante la distanza, Vito mantiene un contatto costante con la sua famiglia che vive ancora a Caracas, seguendo da vicino l'evolversi degli eventi attraverso i loro racconti. «Stavo parlando con mia sorella e mi ha detto che la situazione continua a essere normale, la gente va a prendere un po' di cibo e qualche cosa in farmacia per avere in casa, ma niente di particolare», spiega De Palo Petrizzo. Nelle ultime ore, tuttavia, non sono mancati momenti di tensione: «C'è stato qualche movimento sul palazzo di governo a Miraflores, erano dei droni. È stato un confronto, non si sa ancora bene cosa sia successo: la polizia nazionale e la guardia nazionale hanno sparato a questi droni».

Al momento, la situazione sembra essersi stabilizzata, anche se resta carica di incertezza. «Adesso la situazione è un po' normale, c'è una calma tesa, ma speriamo di capire cosa accadrà nei prossimi giorni. La strada è ancora lunga secondo me. Sono cose che da un momento all'altro possono succedere, vediamo cosa succede», conclude.

Accanto alla testimonianza diretta arriva anche la riflessione dell'associazione «Molfettesi nel Mondo», che segue con attenzione quanto sta avvenendo nel Paese sudamericano. «Ancora una volta, in una contesa che sembra essere ispirata più dagli interessi economici che da aneliti di libertà, chi rischia di più è la gente comune e chi si oppone al governo», sottolinea l'associazione.

«Si apre una fase molto delicata in cui non con la forza ma con la ragione bisogna salvaguardare la vita e i diritti di una popolazione già molto provata. Per quanto ci separi un oceano, siamo accanto ai molfettesi residenti in Venezuela».