Reggio Emilia ha conferito la cittadinanza onoraria a don Tonino Bello
La cerimonia si è svolta, inoltre, nell'anno giubilare dedicato all'ottavo centenario della morte di san Francesco
mercoledì 4 novembre 2026
9.44
Un legame costruito nel segno della pace, della solidarietà e della nonviolenza, che attraversa oltre trent'anni di storia. Il Comune di Reggio Emilia ha conferito la cittadinanza onoraria a don Tonino Bello, riconoscendo il valore della sua testimonianza e il contributo offerto alla cultura della pace, in particolare con la storica Marcia verso Sarajevo del dicembre 1992.
La cerimonia si è svolta lo scorso 31 ottobre, con la consegna della pergamena a Francesca Bello, figlia di Trifone, fratello di don Tonino. Il riconoscimento premia una figura che ha saputo tradurre i valori della fraternità, della dignità umana e della solidarietà in gesti concreti, anche nei momenti più drammatici dei conflitti internazionali. Nelle motivazioni ufficiali, l'amministrazione comunale ha richiamato soprattutto la Marcia dei cinquecento a Sarajevo, guidata da don Tonino nel dicembre 1992, nel pieno della guerra nei Balcani. A quell'iniziativa presero parte anche tredici cittadini reggiani, protagonisti di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella memoria della città. Per Reggio Emilia, don Tonino è stato un autentico «seme di pace», capace di ispirare una cultura della convivenza e della cooperazione.
Il percorso per arrivare alla cittadinanza onoraria era iniziato proprio dopo quella marcia, ma la morte di don Tonino aveva interrotto l'iter. La proposta è stata ripresa negli ultimi tempi e approvata all'unanimità dal Consiglio comunale. Un riconoscimento simbolico, rivolto a un uomo che non ha mai abitato a Reggio Emilia, ma con il quale la comunità ha mantenuto una forte sintonia. La cerimonia si è svolta, inoltre, nell'anno giubilare dedicato all'ottavo centenario della morte di san Francesco, al quale don Tonino era legato anche come terziario francescano.
Nel corso dell'incontro è intervenuto don Eugenio Morlini, invitato a condividere un ricordo personale. Da storico aderente a Pax Christi e tra i tredici reggiani che parteciparono alla marcia, Morlini ha ripercorso alcuni momenti significativi della testimonianza di don Tonino: dalla sua indignazione per il trattamento riservato ai giovani albanesi giunti a Bari nel 1991 con la nave Vlora, fino alla giornata del 12 dicembre 1992, quando cinquecento pacifisti raggiunsero Sarajevo, riuscendo a fermare per ventiquattro ore i cecchini che sparavano sulla popolazione.
Morlini ha ricordato anche l'incontro con i rappresentanti delle quattro comunità religiose della città – musulmana, ebraica, ortodossa e cattolica – e l'espressione «ONU dei poveri» utilizzata da don Tonino per indicare una forma di solidarietà internazionale capace di dare voce a chi non aveva protezione. Da qui la proposta rivolta al Comune e alla Diocesi di Reggio Emilia: avviare insieme un progetto per realizzare alloggi destinati alle persone in maggiore difficoltà, trasformando così l'eredità del vescovo pugliese in un intervento concreto a favore degli ultimi.
Soddisfazione è stata espressa anche da Pax Christi, che ha ricordato gli anni della presidenza nazionale di don Tonino e il suo ruolo di riferimento per quanti continuano a impegnarsi per la pace e la giustizia. La cittadinanza onoraria diventa così un riconoscimento che supera i confini cittadini e riafferma l'attualità di una testimonianza ancora capace di parlare alla società civile.
La cerimonia si è svolta lo scorso 31 ottobre, con la consegna della pergamena a Francesca Bello, figlia di Trifone, fratello di don Tonino. Il riconoscimento premia una figura che ha saputo tradurre i valori della fraternità, della dignità umana e della solidarietà in gesti concreti, anche nei momenti più drammatici dei conflitti internazionali. Nelle motivazioni ufficiali, l'amministrazione comunale ha richiamato soprattutto la Marcia dei cinquecento a Sarajevo, guidata da don Tonino nel dicembre 1992, nel pieno della guerra nei Balcani. A quell'iniziativa presero parte anche tredici cittadini reggiani, protagonisti di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella memoria della città. Per Reggio Emilia, don Tonino è stato un autentico «seme di pace», capace di ispirare una cultura della convivenza e della cooperazione.
Il percorso per arrivare alla cittadinanza onoraria era iniziato proprio dopo quella marcia, ma la morte di don Tonino aveva interrotto l'iter. La proposta è stata ripresa negli ultimi tempi e approvata all'unanimità dal Consiglio comunale. Un riconoscimento simbolico, rivolto a un uomo che non ha mai abitato a Reggio Emilia, ma con il quale la comunità ha mantenuto una forte sintonia. La cerimonia si è svolta, inoltre, nell'anno giubilare dedicato all'ottavo centenario della morte di san Francesco, al quale don Tonino era legato anche come terziario francescano.
Nel corso dell'incontro è intervenuto don Eugenio Morlini, invitato a condividere un ricordo personale. Da storico aderente a Pax Christi e tra i tredici reggiani che parteciparono alla marcia, Morlini ha ripercorso alcuni momenti significativi della testimonianza di don Tonino: dalla sua indignazione per il trattamento riservato ai giovani albanesi giunti a Bari nel 1991 con la nave Vlora, fino alla giornata del 12 dicembre 1992, quando cinquecento pacifisti raggiunsero Sarajevo, riuscendo a fermare per ventiquattro ore i cecchini che sparavano sulla popolazione.
Morlini ha ricordato anche l'incontro con i rappresentanti delle quattro comunità religiose della città – musulmana, ebraica, ortodossa e cattolica – e l'espressione «ONU dei poveri» utilizzata da don Tonino per indicare una forma di solidarietà internazionale capace di dare voce a chi non aveva protezione. Da qui la proposta rivolta al Comune e alla Diocesi di Reggio Emilia: avviare insieme un progetto per realizzare alloggi destinati alle persone in maggiore difficoltà, trasformando così l'eredità del vescovo pugliese in un intervento concreto a favore degli ultimi.
Soddisfazione è stata espressa anche da Pax Christi, che ha ricordato gli anni della presidenza nazionale di don Tonino e il suo ruolo di riferimento per quanti continuano a impegnarsi per la pace e la giustizia. La cittadinanza onoraria diventa così un riconoscimento che supera i confini cittadini e riafferma l'attualità di una testimonianza ancora capace di parlare alla società civile.