Omicidio di Vincenza Saracino: entra nel vivo il processo in Venezuela
Disposte nuove analisi sul DNA per chiarire la morte della donna, uccisa nel luglio 2024 in provincia di Treviso
sabato 7 febbraio 2026
Il processo in corso in Venezuela contro Luigi Nasato, accusato dell'omicidio della 50enne molfettese Vincenza Saracino, ha raggiunto una fase cruciale con l'avvio di nuove analisi sulle prove genetiche. La donna era stata uccisa il 2 luglio 2024 in un casolare abbandonato vicino alla sua abitazione, in provincia di Treviso.
La Corte venezuelana ha disposto un approfondimento sulle tracce di DNA rinvenute sul corpo della vittima e sulla bicicletta in suo possesso, scoperta nascosta in una siepe durante le indagini. Queste tracce erano state classificate come profilo "Ignoto X", poiché non era stato possibile collegarle con certezza a Nasato. I precedenti tentativi di confronto con il DNA di una parente dell'imputato non avevano fornito risultati definitivi. Ora spetta a un genetista nominato dalla Corte confrontare direttamente i campioni con il patrimonio genetico dell'imputato per chiarire se quelle tracce possano essere attribuite a lui.
Nasato, cittadino con doppia nazionalità italiana e venezuelana, era stato arrestato nel settembre 2024 dall'Interpol a Maracay, in Venezuela, dopo essersi sottratto alle autorità italiane fuggendo prima in Spagna e poi nel Paese sudamericano. Al momento dell'arresto si trovava nell'abitazione di un parente. Da allora si è sempre dichiarato innocente, reiterando davanti alla Corte venezuelana la propria versione: «Non sono stato io a uccidere Vincenza». L'imputato resta detenuto in custodia cautelare in attesa dell'esito del procedimento giudiziario.
Nel corso della prossima udienza è previsto l'intervento, tramite collegamento telematico dall'Italia, di Claudio Terranova, professore associato presso l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Padova, che ha eseguito l'autopsia sulla vittima. Dall'esame medico-legale è emerso che Saracino sarebbe stata vittima di una violenta aggressione, probabilmente a seguito di una lite. Nel tentativo di difendersi, avrebbe riportato fratture a mandibola e zigomo prima di essere raggiunta da cinque coltellate nella zona sinistra del collo e della mandibola; il fendente alla carotide ha provocato la morte per dissanguamento.
La vittima abitava nelle immediate vicinanze della casa di Nasato. La famiglia di quest'ultimo, di origini italiane, era tornata in Italia dal Venezuela a causa della crisi economica: nel marzo 2024 i genitori e il fratello minore si erano trasferiti in Spagna, mentre lui aveva soggiornato temporaneamente in provincia di Treviso in attesa di raggiungerli. L'accusa ipotizza che il movente possa essere collegato a un diverbio avvenuto mesi prima, quando Saracino aveva rilasciato dichiarazioni alla polizia durante un intervento presso l'abitazione della famiglia Nasato, a seguito di una discussione tra i due fratelli. Tuttavia, la donna non sarebbe stata consapevole di aver innescato un sentimento di ostilità con Nasato.
Le immagini di telecamere di sorveglianza mostrano che il giorno dell'omicidio Nasato avrebbe atteso Saracino all'incrocio tra via San Vitale e via Malviste per circa un'ora e mezza. I due avrebbero poi parlato brevemente e si sarebbero allontanati insieme in bicicletta verso il casolare in cui è avvenuta l'aggressione. Dieci minuti dopo, un'altra telecamera riprende Nasato mentre si allontana da solo dal luogo del delitto.
Il processo si tiene in Venezuela perché, nel marzo 2025, la Corte di Cassazione locale ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane, ritenendo prevalente lo status di cittadino venezuelano di Nasato rispetto alla cittadinanza italiana.
La Corte venezuelana ha disposto un approfondimento sulle tracce di DNA rinvenute sul corpo della vittima e sulla bicicletta in suo possesso, scoperta nascosta in una siepe durante le indagini. Queste tracce erano state classificate come profilo "Ignoto X", poiché non era stato possibile collegarle con certezza a Nasato. I precedenti tentativi di confronto con il DNA di una parente dell'imputato non avevano fornito risultati definitivi. Ora spetta a un genetista nominato dalla Corte confrontare direttamente i campioni con il patrimonio genetico dell'imputato per chiarire se quelle tracce possano essere attribuite a lui.
Nasato, cittadino con doppia nazionalità italiana e venezuelana, era stato arrestato nel settembre 2024 dall'Interpol a Maracay, in Venezuela, dopo essersi sottratto alle autorità italiane fuggendo prima in Spagna e poi nel Paese sudamericano. Al momento dell'arresto si trovava nell'abitazione di un parente. Da allora si è sempre dichiarato innocente, reiterando davanti alla Corte venezuelana la propria versione: «Non sono stato io a uccidere Vincenza». L'imputato resta detenuto in custodia cautelare in attesa dell'esito del procedimento giudiziario.
Nel corso della prossima udienza è previsto l'intervento, tramite collegamento telematico dall'Italia, di Claudio Terranova, professore associato presso l'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Padova, che ha eseguito l'autopsia sulla vittima. Dall'esame medico-legale è emerso che Saracino sarebbe stata vittima di una violenta aggressione, probabilmente a seguito di una lite. Nel tentativo di difendersi, avrebbe riportato fratture a mandibola e zigomo prima di essere raggiunta da cinque coltellate nella zona sinistra del collo e della mandibola; il fendente alla carotide ha provocato la morte per dissanguamento.
La vittima abitava nelle immediate vicinanze della casa di Nasato. La famiglia di quest'ultimo, di origini italiane, era tornata in Italia dal Venezuela a causa della crisi economica: nel marzo 2024 i genitori e il fratello minore si erano trasferiti in Spagna, mentre lui aveva soggiornato temporaneamente in provincia di Treviso in attesa di raggiungerli. L'accusa ipotizza che il movente possa essere collegato a un diverbio avvenuto mesi prima, quando Saracino aveva rilasciato dichiarazioni alla polizia durante un intervento presso l'abitazione della famiglia Nasato, a seguito di una discussione tra i due fratelli. Tuttavia, la donna non sarebbe stata consapevole di aver innescato un sentimento di ostilità con Nasato.
Le immagini di telecamere di sorveglianza mostrano che il giorno dell'omicidio Nasato avrebbe atteso Saracino all'incrocio tra via San Vitale e via Malviste per circa un'ora e mezza. I due avrebbero poi parlato brevemente e si sarebbero allontanati insieme in bicicletta verso il casolare in cui è avvenuta l'aggressione. Dieci minuti dopo, un'altra telecamera riprende Nasato mentre si allontana da solo dal luogo del delitto.
Il processo si tiene in Venezuela perché, nel marzo 2025, la Corte di Cassazione locale ha respinto la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane, ritenendo prevalente lo status di cittadino venezuelano di Nasato rispetto alla cittadinanza italiana.