«Nell'area industriale di Molfetta è stato fatto poco per tutelare l'ambiente»

Le parole del procuratore capo Nitti a dieci giorni dal sequestro di 17 aziende. 72 gli indagati per disastro ambientale

sabato 23 maggio 2026 13.46
A cura di Nicola Miccione
Undici pozzi disperdenti sequestrati, di cui 10 abusivi che avrebbero compromesso l'equilibrio ambientale dell'area industriale di Molfetta. Sono alcuni dei numeri dell'inchiesta "Ground water", che conta 72 indagati tutti accusati di disastro ambientale colposo e scarico illecito di reflui industriali. 17 le aziende sequestrate.

«Abbiamo già manifestato - ha detto il procuratore della Procura della Repubblica di Trani, Renato Nitti - la volontà di fare in modo di poter adottare le misure che consentano alle imprese di riprendere, quanto prima, le loro attività» essendo prive, «evidentemente, delle strutture che consentissero di evitare lo scarico, per noi illecito, dei reflui». L'inchiesta è partita dalla presenza di molteplici impianti e si è sviluppata sulla qualità dello scarico che finiva direttamente nell'acqua di falda.

«Se queste infrastrutture - ha detto ancora Nitti - dovessero essere adottate immediatamente, sicuramente arriveremmo in tempi rapidi ad una soluzione. È quello che ci auguriamo e che ci pare di aver riscontrato come precisa volontà di molti indagati». Resta, però, il disastro ambientale compiuto con pozzi disperdenti non autorizzati. «Per quel che a noi appare - ha continuato -, nell'area industriale di Molfetta, era stato fatto ben poco perché fosse preservato l'ambiente e la salute».

Le indagini sono ancora in corso: «Siamo in attesa di verificare ulteriori risultati per capire se tutto ciò abbia prodotto, o possa produrre, un danno alla salute delle persone. Un equilibrio va trovato, le norme c'erano: bastava rispettarle per riuscire a tutelare le attività imprenditoriali e la salute dei cittadini», ha concluso Nitti.