Il porto di Molfetta, Ezio Mazzola: «Mancanza di identità e vocazione, serve un tavolo strategico»
Il messaggio del Candidato al consiglio comunale con Manuel Minervini
lunedì 4 maggio 2026
10.00
Il futuro del porto commerciale di Molfetta richiede una svolta radicale che vada oltre la semplice risoluzione delle criticità tecniche. Secondo il Comandante Ezio Mazzola, candidato al consiglio comunale con Demos a sostegno di Manuel Minervini, il nodo centrale della questione non è solo infrastrutturale, ma risiede in una profonda mancanza di identità e vocazione che ha caratterizzato lo scalo negli ultimi decenni: «Il primo passo che l'amministrazione dovrebbe fare è quello di convocare un tavolo strategico, solido, strutturato al quale devono partecipare gli operatori portuali, commerciali, i portatori d'interessi e l'autorità portuale».
In un mercato dove i porti di Bari e Brindisi assorbono già il 90% del traffico di merci e passeggeri, Molfetta si trova a competere per una quota minima del 10% insieme agli altri scali del Basso Adriatico: «A questo poi vanno aggiunte anche tutte le criticità del porto: come gli spazi evolutivi, ma senza un rimorchiatore, una nave tradizionale fa fatica a girare nel porto. Anche i dragaggi e lo sminamento».
«Noi dobbiamo partire da questi problemi, dobbiamo capire chi siamo oggi e cosa vogliamo diventare. Solo dopo questo processo potremo parlare di opere, infrastrutture, retroporti e dragaggi, perché queste opere devono essere coerenti con la vocazione. Altrimenti sono scollegate, fini a se stesse e rappresentano solo uno spreco di denaro pubblico», continua.
«Dobbiamo invece presentarci con una vocazione ben definita: solo allora potremo negoziare un posto nella governance, sederci al tavolo decisionale e assicurarci ricavi reali per la città e i cittadini di Molfetta. Ritengo che questa sia l'unica strategia praticabile per far partire davvero il porto. Altrimenti rischiamo di restare altri vent'anni a parlare di situazioni irrealizzabili», conclude il comandante Mazzola.
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In un mercato dove i porti di Bari e Brindisi assorbono già il 90% del traffico di merci e passeggeri, Molfetta si trova a competere per una quota minima del 10% insieme agli altri scali del Basso Adriatico: «A questo poi vanno aggiunte anche tutte le criticità del porto: come gli spazi evolutivi, ma senza un rimorchiatore, una nave tradizionale fa fatica a girare nel porto. Anche i dragaggi e lo sminamento».
«Noi dobbiamo partire da questi problemi, dobbiamo capire chi siamo oggi e cosa vogliamo diventare. Solo dopo questo processo potremo parlare di opere, infrastrutture, retroporti e dragaggi, perché queste opere devono essere coerenti con la vocazione. Altrimenti sono scollegate, fini a se stesse e rappresentano solo uno spreco di denaro pubblico», continua.
«Dobbiamo invece presentarci con una vocazione ben definita: solo allora potremo negoziare un posto nella governance, sederci al tavolo decisionale e assicurarci ricavi reali per la città e i cittadini di Molfetta. Ritengo che questa sia l'unica strategia praticabile per far partire davvero il porto. Altrimenti rischiamo di restare altri vent'anni a parlare di situazioni irrealizzabili», conclude il comandante Mazzola.
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