Frana in Molise e caro gasolio, sos pesca. Il grido d'allarme delle marinerie
L’impennata dei costi dei carburanti e le difficoltà logistiche stanno mettendo in ginocchio il settore. Ieri un incontro a Molfetta
venerdì 10 aprile 2026
9.45
Le difficoltà logistiche, causate dalla frana di Petacciato, nel raggiungere i porti dell'Abruzzo e l'impennata dei costi del gasolio provocata dalla guerra nel Golfo stanno mettendo in ginocchio il settore della pesca. «Siamo pronti ad aderire allo sciopero del prossimo 20 aprile», hanno detto all'unisono pescatori e armatori.
Ieri pomeriggio, a Molfetta, dove storicamente ha base una delle flottiglie pescherecce più grandi, in una riunione a cui hanno partecipato le marinerie di Bisceglie e Vieste che raggruppano 100 famiglie oltre l'indotto, è emerso il pericolo di interruzione della attività di pesca in previsione dello sciopero degli autotrasportatori dal 20 al 25 aprile. «I costi insostenibili del gasolio stanno portando le marinerie al collasso», è l'allarme lanciato dal portavoce, l'avvocato Francesco Armenio.
«Il problema più grave - hanno denunciato i pescatori e gli armatori riuniti ieri in piazza Vittorio Emanuele - non è solo il caro gasolio, passato da 0.70 euro a circa 1.30 euro (con un incremento superiore all'85%), ma anche le notevoli difficoltà logistiche per poter raggiungere in poche ore i porti di Giulianova, Ortona, esposto ai venti di scirocco, e Pescara». A causarle il risveglio della frana di Petacciato, in Molise, che ha provocato la chiusura della A14, da ieri parzialmente riaperta.
«In questi ultimi giorni - hanno detto ancora - per raggiungere l'Abruzzo siamo stati costretti, con i mezzi pesanti e i pullman, a transitare dal territorio di Caianello, con un tempo di percorrenza pari a circa 7-8 ore rispetto alle canoniche 3 ore». Ancora: «L'aumento repentino del prezzo del gasolio e la deperibilità della merce, prodotti sensibili al tempo e alla temperature che risultano invendibili - ha aggiunto Armenio -, impedisce a tutti quanti loro di fare reddito con il proprio lavoro».
Una vera e propria emergenza economica, «senza dimenticare la sicurezza dei lavoratori e delle imbarcazioni». Le proposte di una delle più importanti marinerie della Puglia si concretizzeranno in un coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali. «Abbiamo già chiesto un tavolo tecnico al Ministero competente e ne chiederemo un altro alla Regione Puglia - ha proseguito l'avvocato Armenio - perché vogliamo una risposta urgente dalle istituzioni e dalla politica in generale».
Tra le proposte quelle di «anticipare il fermo pesca», oltre ad «un contributo economico per colmare questa crisi». Se si fermano le imbarcazioni, come accadrà il prossimo 20 aprile se non ci saranno rimedi, si interromperà la filiera agro-ittica e i consumatori saranno danneggiati: sul mercato resterà solo pesce importato.
Ieri pomeriggio, a Molfetta, dove storicamente ha base una delle flottiglie pescherecce più grandi, in una riunione a cui hanno partecipato le marinerie di Bisceglie e Vieste che raggruppano 100 famiglie oltre l'indotto, è emerso il pericolo di interruzione della attività di pesca in previsione dello sciopero degli autotrasportatori dal 20 al 25 aprile. «I costi insostenibili del gasolio stanno portando le marinerie al collasso», è l'allarme lanciato dal portavoce, l'avvocato Francesco Armenio.
«Il problema più grave - hanno denunciato i pescatori e gli armatori riuniti ieri in piazza Vittorio Emanuele - non è solo il caro gasolio, passato da 0.70 euro a circa 1.30 euro (con un incremento superiore all'85%), ma anche le notevoli difficoltà logistiche per poter raggiungere in poche ore i porti di Giulianova, Ortona, esposto ai venti di scirocco, e Pescara». A causarle il risveglio della frana di Petacciato, in Molise, che ha provocato la chiusura della A14, da ieri parzialmente riaperta.
«In questi ultimi giorni - hanno detto ancora - per raggiungere l'Abruzzo siamo stati costretti, con i mezzi pesanti e i pullman, a transitare dal territorio di Caianello, con un tempo di percorrenza pari a circa 7-8 ore rispetto alle canoniche 3 ore». Ancora: «L'aumento repentino del prezzo del gasolio e la deperibilità della merce, prodotti sensibili al tempo e alla temperature che risultano invendibili - ha aggiunto Armenio -, impedisce a tutti quanti loro di fare reddito con il proprio lavoro».
Una vera e propria emergenza economica, «senza dimenticare la sicurezza dei lavoratori e delle imbarcazioni». Le proposte di una delle più importanti marinerie della Puglia si concretizzeranno in un coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali. «Abbiamo già chiesto un tavolo tecnico al Ministero competente e ne chiederemo un altro alla Regione Puglia - ha proseguito l'avvocato Armenio - perché vogliamo una risposta urgente dalle istituzioni e dalla politica in generale».
Tra le proposte quelle di «anticipare il fermo pesca», oltre ad «un contributo economico per colmare questa crisi». Se si fermano le imbarcazioni, come accadrà il prossimo 20 aprile se non ci saranno rimedi, si interromperà la filiera agro-ittica e i consumatori saranno danneggiati: sul mercato resterà solo pesce importato.