Comparto pesca, a Molfetta cresce la preoccupazione a pochi giorni dalla ripresa dell’attività
Il 29 settembre termina il fermo biologico della pesca a strascico. Tra armatori ed equipaggi non mancano malumori
martedì 22 settembre 2026
12.23
Dopo i festeggiamenti e i momenti di partecipazione legati alla processione a mare della Madonna dei Martiri, che ha visto protagonisti anche i tre pescherecci e la marineria molfettese, per gli operatori del settore è tempo di tornare a fare i conti con le difficoltà quotidiane.
Mancano pochi giorni alla conclusione del fermo biologico e alla prevista ripresa della pesca a strascico. Nell'area di Bari il periodo di sospensione è iniziato il 16 agosto e terminerà il 29 settembre, interessando il tratto di costa adriatica compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari. Durante il fermo sono rimaste sospese le attività di pesca a strascico e l'utilizzo delle relative reti da parte delle imbarcazioni delle marinerie interessate. La sospensione ha come obiettivo la tutela delle risorse ittiche e il riposo dell'ecosistema marino. Sul mercato, il pesce fresco continua comunque a essere disponibile attraverso la piccola pesca, l'acquacoltura e i prodotti provenienti da altre marinerie.
In questi giorni, mentre le imbarcazioni restano in porto, armatori ed equipaggi sono impegnati nei lavori necessari per prepararsi alla ripresa dell'attività. Manutenzione, ripristino delle reti, pitturazione e interventi di vario genere vengono effettuati sui pescherecci in vista del ritorno in mare. È proprio nei porti che emergono però preoccupazioni e malumori per una situazione che, anche a Molfetta, resta complessa. Il tema non riguarda soltanto la conclusione del fermo biologico, ma le condizioni generali nelle quali la marineria si prepara ad affrontare una nuova stagione di lavoro.
A livello nazionale, le difficoltà del comparto sono emerse nelle scorse settimane anche a Chioggia, dove i pescatori hanno manifestato il proprio malcontento per l'aumento dei costi del carburante e per i ritardi nell'erogazione degli aiuti economici. Tra le richieste avanzate figurano il riconoscimento dei contributi promessi e il rinnovo del credito d'imposta sul gasolio. A pesare sul settore vengono inoltre indicate altre criticità ambientali ed economiche, tra cui la moria delle cozze, lo stop alla pesca delle vongole e la presenza del granchio blu. Una delegazione europea si è recata a Chioggia per incontrare le marinerie dell'Alto Adriatico e raccogliere le principali istanze degli operatori.
Problemi che interessano, seppure con le specificità del territorio, anche la marineria molfettese. Nel corso degli anni la flotta dei pescherecci si è ridotta, così come il numero dei marittimi, mentre il ricambio generazionale continua a rappresentare una delle questioni più delicate per il futuro del comparto. Un mestiere caratterizzato da sacrifici, incertezze e difficoltà che fatica ad attrarre le nuove generazioni.
La ripresa dell'attività dopo il fermo biologico rappresenterà quindi un passaggio importante, ma non risolverà le questioni strutturali che gravano sulla pesca. Per gli armatori e gli equipaggi molfettesi si apre una nuova stagione in mare in un contesto nel quale ai costi di gestione si aggiungono le difficoltà legate alla tenuta complessiva del settore. Nei prossimi giorni si capirà se il malcontento resterà confinato alle preoccupazioni espresse dagli operatori o se anche la marineria molfettese deciderà di confrontarsi con le organizzazioni di categoria per valutare eventuali iniziative e richieste di intervento.
Mancano pochi giorni alla conclusione del fermo biologico e alla prevista ripresa della pesca a strascico. Nell'area di Bari il periodo di sospensione è iniziato il 16 agosto e terminerà il 29 settembre, interessando il tratto di costa adriatica compreso tra San Benedetto del Tronto e Bari. Durante il fermo sono rimaste sospese le attività di pesca a strascico e l'utilizzo delle relative reti da parte delle imbarcazioni delle marinerie interessate. La sospensione ha come obiettivo la tutela delle risorse ittiche e il riposo dell'ecosistema marino. Sul mercato, il pesce fresco continua comunque a essere disponibile attraverso la piccola pesca, l'acquacoltura e i prodotti provenienti da altre marinerie.
In questi giorni, mentre le imbarcazioni restano in porto, armatori ed equipaggi sono impegnati nei lavori necessari per prepararsi alla ripresa dell'attività. Manutenzione, ripristino delle reti, pitturazione e interventi di vario genere vengono effettuati sui pescherecci in vista del ritorno in mare. È proprio nei porti che emergono però preoccupazioni e malumori per una situazione che, anche a Molfetta, resta complessa. Il tema non riguarda soltanto la conclusione del fermo biologico, ma le condizioni generali nelle quali la marineria si prepara ad affrontare una nuova stagione di lavoro.
A livello nazionale, le difficoltà del comparto sono emerse nelle scorse settimane anche a Chioggia, dove i pescatori hanno manifestato il proprio malcontento per l'aumento dei costi del carburante e per i ritardi nell'erogazione degli aiuti economici. Tra le richieste avanzate figurano il riconoscimento dei contributi promessi e il rinnovo del credito d'imposta sul gasolio. A pesare sul settore vengono inoltre indicate altre criticità ambientali ed economiche, tra cui la moria delle cozze, lo stop alla pesca delle vongole e la presenza del granchio blu. Una delegazione europea si è recata a Chioggia per incontrare le marinerie dell'Alto Adriatico e raccogliere le principali istanze degli operatori.
Problemi che interessano, seppure con le specificità del territorio, anche la marineria molfettese. Nel corso degli anni la flotta dei pescherecci si è ridotta, così come il numero dei marittimi, mentre il ricambio generazionale continua a rappresentare una delle questioni più delicate per il futuro del comparto. Un mestiere caratterizzato da sacrifici, incertezze e difficoltà che fatica ad attrarre le nuove generazioni.
La ripresa dell'attività dopo il fermo biologico rappresenterà quindi un passaggio importante, ma non risolverà le questioni strutturali che gravano sulla pesca. Per gli armatori e gli equipaggi molfettesi si apre una nuova stagione in mare in un contesto nel quale ai costi di gestione si aggiungono le difficoltà legate alla tenuta complessiva del settore. Nei prossimi giorni si capirà se il malcontento resterà confinato alle preoccupazioni espresse dagli operatori o se anche la marineria molfettese deciderà di confrontarsi con le organizzazioni di categoria per valutare eventuali iniziative e richieste di intervento.