Vasca di colmata, Legambiente: «Ora cambiamo anche il metodo per costruire, anche a Molfetta, il waterfront del futuro»
La nota integrale del circolo Legambiente di Molfetta
lunedì 17 agosto 2026
15.06
«Con la delibera n. 27 del 7 agosto 2026, l'amministrazione Minervini dà l'indirizzo per valutare una soluzione alternativa alla vasca di colmata prevista sul Lungomare Colonna. Il Circolo Legambiente di Molfetta, da sempre contrario al progetto presentato dall'amministrazione guidata da Tommaso Minervini, accoglie favorevolmente questa scelta, che vedrà la realizzazione di una vasca di colmata più piccola in zona Secca dei Pali», si legge nella nota del circolo Legambiente.
«Secondo quanto previsto dai Lavori Pubblici, questa nuova opera costerà 4.820.000 euro, a fronte del precedente progetto, che sarebbe costato 12.300.000 euro. Nella vasca più piccola saranno posizionati soltanto i sedimenti delle classi C e D, con maggiori impurità, mentre quelli delle classi A e B saranno destinati al ripascimento costiero o all'immersione deliberata in mare (scelte su cui abbiamo dei dubbi), dopo una nuova caratterizzazione ambientale dei fondali».
«Adesso comincia, dunque, un nuovo capitolo. Auspichiamo che l'elaborazione del nuovo progetto sia accompagnata anche dall'adozione di un nuovo metodo. A differenza di quanto avvenuto con il progetto precedente, la nuova progettazione deve essere accompagnata da un percorso pubblico di confronto, capace di coinvolgere associazioni ambientaliste, categorie economiche, realtà sociali, tecnici, cittadini e tutti i portatori di interessi qualificati».
«Nel contempo, la rinuncia alla vasca di colmata sul lungomare Colonna apre una questione ancora più importante: che cosa vogliamo fare del fronte mare di Molfetta? Che cosa è necessario fare per riqualificare il fronte mare dal centro storico alla Prima Cala, riprendendo anche il patrimonio di visioni e suggestioni nate dall'esperienza del concorso Europan e senza perdere di vista il quadro generale? Non si tratta soltanto di recuperare la spiaggia pubblica a Levante, ma soprattutto di costruire un'altra prospettiva di waterfront, inteso come infrastruttura paesaggistica utile a ricucire il rapporto tra la terra e il mare, nel rispetto delle peculiarità e degli ecosistemi presenti, superando i limiti di una visione urbanistica incompiuta e frammentata, che ha lasciato ferite aperte sul tessuto costiero: ferite che devono cicatrizzarsi per riallacciare l'originario rapporto della comunità con il mare», così termina la nota.
«Secondo quanto previsto dai Lavori Pubblici, questa nuova opera costerà 4.820.000 euro, a fronte del precedente progetto, che sarebbe costato 12.300.000 euro. Nella vasca più piccola saranno posizionati soltanto i sedimenti delle classi C e D, con maggiori impurità, mentre quelli delle classi A e B saranno destinati al ripascimento costiero o all'immersione deliberata in mare (scelte su cui abbiamo dei dubbi), dopo una nuova caratterizzazione ambientale dei fondali».
«Adesso comincia, dunque, un nuovo capitolo. Auspichiamo che l'elaborazione del nuovo progetto sia accompagnata anche dall'adozione di un nuovo metodo. A differenza di quanto avvenuto con il progetto precedente, la nuova progettazione deve essere accompagnata da un percorso pubblico di confronto, capace di coinvolgere associazioni ambientaliste, categorie economiche, realtà sociali, tecnici, cittadini e tutti i portatori di interessi qualificati».
«Nel contempo, la rinuncia alla vasca di colmata sul lungomare Colonna apre una questione ancora più importante: che cosa vogliamo fare del fronte mare di Molfetta? Che cosa è necessario fare per riqualificare il fronte mare dal centro storico alla Prima Cala, riprendendo anche il patrimonio di visioni e suggestioni nate dall'esperienza del concorso Europan e senza perdere di vista il quadro generale? Non si tratta soltanto di recuperare la spiaggia pubblica a Levante, ma soprattutto di costruire un'altra prospettiva di waterfront, inteso come infrastruttura paesaggistica utile a ricucire il rapporto tra la terra e il mare, nel rispetto delle peculiarità e degli ecosistemi presenti, superando i limiti di una visione urbanistica incompiuta e frammentata, che ha lasciato ferite aperte sul tessuto costiero: ferite che devono cicatrizzarsi per riallacciare l'originario rapporto della comunità con il mare», così termina la nota.