Sharing dei monopattini, archiviata l'indagine sull'ex sindaco Minervini
Cade l'accusa di turbata libertà degli incanti contestata dalla Procura di Trani all'ex primo cittadino e al dirigente comunale Aloia
giovedì 18 giugno 2026
12.09
«Lo sharing dei monopattini sul territorio comunale non è una concessione di servizio pubblico» e «non è soggetto al codice dei contratti». Lo ha detto il pubblico ministero Francesco Aiello nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta sull'ex sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, e il dirigente comunale, Cosimo Aloia.
Erano stati indagati per turbata libertà degli incanti dopo l'assegnazione del servizio di noleggio di bici e di monopattini. Per i due, però, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l'archiviazione. La vicenda è del novembre 2021, quando la giunta Minervini approvò il progetto. Un mese dopo, si fece avanti una prima società del settore, soltanto che il Comune, a maggio 2022, avviò l'iter per rilasciare l'autorizzazione ad una diversa ditta.
«Il rappresentante della prima impresa - ha ricostruito il pm della Procura della Repubblica di Trani -, a tale notizia, ha avviato un duro carteggio col comandante della Polizia Locale». Per il magistrato «il Comune si è limitato ad autorizzare il primo operatore che ha portato una proposta concreta di servizio. Il concorrente "pretermesso" pare aver cercato dialoghi informali ai quali il dirigente competente ha risposto richiedendo la presentazione di richieste scritte e documentate».
Una tesi accolta dalla gip che, dopo aver accertato «la non sussistenza del reato ipotizzabile», ha deciso l'archiviazione per Minervini (avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli) «perché gli elementi acquisiti non consentono di formulare una previsione di condanna», e per Aloia (avvocato Antonio La Scala) «perché il fatto non sussiste».
Erano stati indagati per turbata libertà degli incanti dopo l'assegnazione del servizio di noleggio di bici e di monopattini. Per i due, però, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha disposto l'archiviazione. La vicenda è del novembre 2021, quando la giunta Minervini approvò il progetto. Un mese dopo, si fece avanti una prima società del settore, soltanto che il Comune, a maggio 2022, avviò l'iter per rilasciare l'autorizzazione ad una diversa ditta.
«Il rappresentante della prima impresa - ha ricostruito il pm della Procura della Repubblica di Trani -, a tale notizia, ha avviato un duro carteggio col comandante della Polizia Locale». Per il magistrato «il Comune si è limitato ad autorizzare il primo operatore che ha portato una proposta concreta di servizio. Il concorrente "pretermesso" pare aver cercato dialoghi informali ai quali il dirigente competente ha risposto richiedendo la presentazione di richieste scritte e documentate».
Una tesi accolta dalla gip che, dopo aver accertato «la non sussistenza del reato ipotizzabile», ha deciso l'archiviazione per Minervini (avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli) «perché gli elementi acquisiti non consentono di formulare una previsione di condanna», e per Aloia (avvocato Antonio La Scala) «perché il fatto non sussiste».