Rubano auto di grossa cilindrata, sospetti sulla banda della Mazda: «Fate attenzione»

Il racconto di una donna che ha vissuto l'incubo di un tentato furto: «Le mie urla dal balcone li hanno fatti scappare»

lunedì 21 settembre 2020 05.00
A cura di Nicola Miccione
La mano potrebbe essere la stessa dei ladri d'auto (mezzi rubati e ridotti ai minimi termini per farne pezzi e alimentare così il redditizio mercato della vendita dei ricambi, nda), che agiscono sul territorio di Molfetta. Lo indicano la tecnica e il modello d'auto che sarebbe stata notata, una Mazda di colore scuro.

A raccontarlo a MolfettaViva.it - in quella che è divenuta una vera piaga del territorio - una donna che preferisce rimanere anonima: «Ho evitato per pochi secondi il furto della mia auto solo perché ero al balcone e le mie urla hanno permesso loro di scappare». Ma da dove arrivano questi ladri? Bande simili, specializzate, provengono spesso da Andria e Cerignola. E una delle piste è che sia così anche in questo caso, come già scoperto nel corso di altre indagini.

«Si tratta - racconta ancora la donna - di una banda formata da due uomini incappucciati, a bordo di una Mazda di colore scuro, che si aggira in questi giorni nella zona 167 di Molfetta: mirano ad autovetture di grossa cilindrata. In maniera del tutto silenziosa forzano la serratura si infilano dentro e fuggono. Da varie voci e la mia (visto che sono stata vittima di un tentato furto) agiscono quasi tutti i giorni la sera, intorno alle ore 23.00, senza alcun tipo di problema».

La piaga dei furti d'auto è un fenomeno che colpisce Molfetta da tempo immemore: «I dati ufficiali sui furti d'auto rientrano nella media - dicono fonti inquirenti -, tuttavia nell'ultima settimana abbiamo registrato qualche furto in più». Le auto, spiegano gli investigatori, vengono rubate in base alla precisa richiesta che arriva dei pezzi di ricambio, portate attraverso la strada statale 16 bis fra il nord barese e il sud foggiano, occultate ed infine letteralmente cannibalizzate.

Un fenomeno sempre in fermento che, secondo gli investigatori, vede coinvolte vere organizzazioni criminali al cui interno opera una "squadra operativa" dedita al furto del mezzo, la "squadra dei tagliatori" che seziona le auto e infine una "piattaforma logistica" in grado di ripulire i pezzi nei circuiti dei demolitori compiacenti, utilizzando anche documentazione apparentemente lecita. Un fenomeno spiegato da Giancarlo Squeo durante l'ultima puntata di "Avamposti".

Nella docuserie che ha raccontato la quotidianità di Cerignola, «lo snodo principale del più grande mercato di autovetture rubate del Mediterraneo», il maresciallo molfettese in servizio sul Tavoliere delle Puglie, nel corso di una perquisizione all'interno di un'autodemolizione del posto, ha spiegato che Cerignola, «un paese di circa 60.000 abitanti ha all'incirca 50 demolizioni dichiarate. E per servirle - è stata la sua riflessione - almeno un'auto al giorno la devi portare?».

Da Molfetta a Cerignola sono 70 chilometri: i ladri d'auto «viaggiano ad una velocità impressionante sulla strada statale 16 bis. A me è capitato, ma loro spingono oltre i 180 chilometri orari, la nostra Punto arriva a 160 chilometri orari». Un'auto rubata a Molfetta «viene portata a Cerignola e poi smembrata: in un'ora e mezza dall'auto riesci a smontare le componenti principali. A mio padre hanno rubato l'auto e io mi immedesimo nella vittima: ad un operaio lo pieghi».

Ma qual è il destino dei pezzi di ricambio? La merce viene rivenduta attraverso il web, con annunci su siti di e-commerce e sui social network: «Provate a cercare, su un sito di annunci online, i ricambi d'auto - dice ancora Squeo -. Questi annunci vi porteranno ad aziende che non esistono, in vie che esistono, con un civico di un appartamento di una persona che non c'entra niente e con un numero di telefono intestato ad uno straniero a cui ordini il pezzo di ricambio».

L'intento dell'autrice della segnalazione giunta in redazione «è solo quello di mettere in guardia il cittadino molfettese. Non possiamo fare altro che aiutarci tra noi e farci giustizia da soli "prevenendo" questi episodi perché a quanto pare - è la sua amara conclusione - le denunce servono a poco». In realtà i Carabinieri della locale Compagnia hanno già aumentando i controlli - in particolar modo con le autoradio - e continuano ad indagare sulla banda di malviventi.

Così scaltri ed esperti che potrebbero già aver cambiato autovettura per non essere intercettati dalle forze dell'ordine. In realtà sorprenderli in flagranza è sempre molto difficile. Anche perché per ogni arresto - in flagranza di reato o meno -, c'è sempre qualcuno già pronto a subentrare.