Ribaltarono auto nella notte di Capodanno, pene rideterminate in Appello
Sentenza di secondo grado, ulteriori "sconti". Per i giudici baresi si è trattato «di una condotta di sfrenata e colpevole goliardia»
giovedì 1 ottobre 2026
9.05
Petardi esplosi in un'auto ribaltata. Piazza Vittorio Emanuele, a Molfetta, trasformata in un campo di battaglia. La notte di Capodanno di tre anni fa un gruppo di ragazzi ribaltarono un'auto ed esplosero vari petardi. Il 16 settembre scorso, per quella notte di follia, sette condanne sono state rideterminate in secondo grado.
L'appello è stato infatti promosso dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Marco Gambardella, che chiedeva il riconoscimento del reato di pubblica intimidazione con l'uso di ordigni e di materiale esplodente, priva, però, «di quella carica finalistica richiesta dalla norma incriminatrice». Questo perché i disordini avvenuti nel 2023 non sono stati finalizzati «a genere timore o disordine», ma piuttosto si è trattato «di una condotta di sfrenata e colpevole goliardia».
Per questo il collegio giudicante della Corte di Appello di Bari (presidente Rita Pasqualina Curci) ha letto il dispositivo della sentenza che riforma quello di primo grado, condannando sette imputati e confermando il reato di accensioni e esplosioni pericolose. Per i giudici non si sono registrati «gesti simbolici significativi di un'affermazione di dominio sulla piazza» e, nessun segnale, «indica che la finalità perseguita fosse quella di incutere timore e attentare alla sicurezza pubblica».
Gli imputati, poi, «hanno agito nel contesto, temporalmente e socialmente definito, dei festeggiamenti per il passaggio all'anno nuovo» in «un'esplosione collettiva di violenza sulle cose». 10 mesi e 15 giorni di condanna e 2.200 euro di multa la pena rideterminata nei confronti di Felice Allegretta, Daniele De Pinto, Pasquale Allegretta, Antonio Gigante e Massimiliano Squeo, mentre Stefano Cormio e Pantaleo Sciancalepore dovranno scontare 9 mesi e 25 giorni e 867 euro di multa.
Gli imputati sono coinvolti nei disordini avvenuti due anni prima a Molfetta, quando un gruppo di ragazzi ribaltarono un'auto ed esplosero petardi, danneggiando due veicoli parcheggiati. Due settimane dopo i fatti, i Carabinieri della Compagnia cittadina arrestarono cinque dei sette giovani coinvolti con l'accusa di pubblica intimidazione con l'uso di ordigni e di materiale esplodente, un reato introdotto dal decreto Caivano del 2023. Altri due, poi, furono arrestati nel mese di febbraio.
Nel processo di secondo grado sono stati difesi dagli avvocati Luca Bruno, Giuseppe Germinario, Mauro Palma, Ada Rosito, Michele Salvemini e Giovanna Vista. Tutti gli imputati condannati in secondo grado, inoltre, dovranno risarcire pure il danno cagionato al Comune di Molfetta, assistito dall'avvocato Patrizia Alboreo.
L'appello è stato infatti promosso dal pubblico ministero della Procura della Repubblica di Trani, Marco Gambardella, che chiedeva il riconoscimento del reato di pubblica intimidazione con l'uso di ordigni e di materiale esplodente, priva, però, «di quella carica finalistica richiesta dalla norma incriminatrice». Questo perché i disordini avvenuti nel 2023 non sono stati finalizzati «a genere timore o disordine», ma piuttosto si è trattato «di una condotta di sfrenata e colpevole goliardia».
Per questo il collegio giudicante della Corte di Appello di Bari (presidente Rita Pasqualina Curci) ha letto il dispositivo della sentenza che riforma quello di primo grado, condannando sette imputati e confermando il reato di accensioni e esplosioni pericolose. Per i giudici non si sono registrati «gesti simbolici significativi di un'affermazione di dominio sulla piazza» e, nessun segnale, «indica che la finalità perseguita fosse quella di incutere timore e attentare alla sicurezza pubblica».
Gli imputati, poi, «hanno agito nel contesto, temporalmente e socialmente definito, dei festeggiamenti per il passaggio all'anno nuovo» in «un'esplosione collettiva di violenza sulle cose». 10 mesi e 15 giorni di condanna e 2.200 euro di multa la pena rideterminata nei confronti di Felice Allegretta, Daniele De Pinto, Pasquale Allegretta, Antonio Gigante e Massimiliano Squeo, mentre Stefano Cormio e Pantaleo Sciancalepore dovranno scontare 9 mesi e 25 giorni e 867 euro di multa.
Gli imputati sono coinvolti nei disordini avvenuti due anni prima a Molfetta, quando un gruppo di ragazzi ribaltarono un'auto ed esplosero petardi, danneggiando due veicoli parcheggiati. Due settimane dopo i fatti, i Carabinieri della Compagnia cittadina arrestarono cinque dei sette giovani coinvolti con l'accusa di pubblica intimidazione con l'uso di ordigni e di materiale esplodente, un reato introdotto dal decreto Caivano del 2023. Altri due, poi, furono arrestati nel mese di febbraio.
Nel processo di secondo grado sono stati difesi dagli avvocati Luca Bruno, Giuseppe Germinario, Mauro Palma, Ada Rosito, Michele Salvemini e Giovanna Vista. Tutti gli imputati condannati in secondo grado, inoltre, dovranno risarcire pure il danno cagionato al Comune di Molfetta, assistito dall'avvocato Patrizia Alboreo.