Piano di Zona, a Molfetta e Giovinazzo la sfida sui servizi per disabilità e neurodivergenza

Il tavolo di co-programmazione del 14 settembre ha acceso i riflettori sulla necessità di costruire un sistema sempre più orientato alla persona

mercoledì 16 settembre 2026 8.47
È stato dedicato ad anziani, persone con disabilità, non autosufficienza e integrazione socio-sanitaria il tavolo di co-programmazione del Piano Sociale di Zona dell'Ambito Molfetta-Giovinazzo che si è riunito il 14 settembre. Dal confronto è emersa, secondo quanto evidenziato nel documento, la necessità di affrontare in maniera coordinata la trasformazione dei servizi legata alla disabilità e alla neurodivergenza.

La prospettiva indicata è quella di un passaggio da un sistema nel quale la persona viene inserita nei servizi già disponibili a un modello nel quale è il servizio pubblico a costruire gli interventi sulla base delle caratteristiche, delle potenzialità e delle aspirazioni individuali. In questo percorso assume un ruolo centrale il Budget di Progetto personalizzato e, con l'avvicinarsi del 2027 e dell'entrata in funzione del portale INPS SISDA, il passaggio verso il Progetto di Vita Indipendente.

Secondo l'impostazione illustrata, le politiche dedicate alla disabilità e alla neurodivergenza interessano direttamente circa il 20% della popolazione del territorio, una dimensione che rende necessario un coinvolgimento ampio di istituzioni, operatori, Terzo Settore e famiglie. La collaborazione viene indicata come elemento fondamentale per tradurre la riforma in interventi concreti, dalla formazione e dall'inserimento lavorativo con il supporto dei Job Coach fino al co-housing e alla costruzione di opportunità di autonomia e di tempo libero.

In questo quadro viene richiamato anche il ruolo delle famiglie, chiamate a conoscere e comprendere la riforma per poter dialogare in maniera più efficace con le istituzioni. Accanto a loro, l'Amministrazione politica dovrebbe assicurare l'indirizzo strategico e il coordinamento delle risorse, mentre funzionari e operatori pubblici dovrebbero essere adeguatamente formati per costruire progetti realmente inclusivi. Al Terzo Settore viene invece attribuita una funzione di collegamento con il territorio e di sviluppo di nuove progettualità. È in questo contesto che viene presentata anche l'esperienza del Comitato 162, denominazione che richiama la Legge 162 del 1998, alla quale viene riconosciuto il merito di aver introdotto in Italia il principio dei piani personalizzati e del diritto alla vita indipendente per le persone con disabilità grave.

L'iniziativa locale si inserisce nel Movimento Nazionale dei Comitati 162, una rete composta da famiglie, caregiver e associazioni che punta a favorire l'applicazione concreta dei diritti previsti dalla normativa. L'aggregazione delle famiglie viene descritta non come uno strumento di contrapposizione alle istituzioni, ma come una possibile risorsa per il Comune e per l'Ufficio di Piano. Tra gli obiettivi indicati ci sono una maggiore sintesi dei bisogni del territorio, la condivisione di procedure di co-progettazione e la possibilità di rafforzare i collegamenti con aziende, scuole e realtà locali per favorire tirocini, percorsi lavorativi e progetti di autonomia.

Il banco di prova viene individuato nel nuovo Piano Sociale di Zona 2026-2028. Il documento sottolinea in particolare l'esigenza di intervenire sulla formazione dei funzionari pubblici, degli assistenti sociali e dei Job Coach, affinché dal 2027 siano disponibili competenze adeguate alla costruzione e all'attuazione dei Progetti di Vita. Tra le proposte avanzate c'è quindi l'inserimento nel Piano di Zona di una specifica misura di Capacity Building, attraverso le risorse europee vincolate del PR Puglia FSE+ oppure, qualora ancora disponibile, attraverso la formazione dei funzionari già finanziata dallo Stato. L'obiettivo sarebbe finanziare percorsi formativi rivolti ai diversi soggetti coinvolti, compresi educatori e Job Coach attraverso appositi bandi.

La prospettiva indicata è quella di arrivare al 2027 con istituzioni, operatori e cittadini dotati di strumenti condivisi e capaci di lavorare secondo un modello comune, mettendo al centro non soltanto i bisogni assistenziali, ma anche le capacità, le aspirazioni e il progetto di vita della singola persona.