Parrocchetto monaco, la LAC Puglia contesta il piano regionale: «Si parte da presupposti errati»
Espressa preoccupazione rispetto alle misure di contenimento sul territorio
mercoledì 3 giugno 2026
La LAC Puglia (Lega per l'Abolizione della Caccia) interviene sul dibattito relativo alle misure di contenimento del parrocchetto monaco previste dalla Regione Puglia, esprimendo forte preoccupazione per un approccio che, secondo l'associazione, non troverebbe adeguato riscontro né nella normativa nazionale né in quella europea.
A sollevare le criticità è Pasquale Salvemini, referente della LAC Puglia, che evidenzia come il parrocchetto monaco venga spesso erroneamente assimilato a specie aliene invasive per le quali sono previsti specifici piani di controllo o eradicazione.
«Il parrocchetto monaco viene frequentemente inserito nel dibattito pubblico accanto a specie come la nutria, il granchio blu o lo scoiattolo grigio, ma la realtà normativa è ben diversa. Questa specie non è presente né negli elenchi europei né in quelli nazionali delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e, pertanto, non è soggetta ad alcun obbligo di contenimento o eradicazione. Paradossalmente, mentre si discute di abbattimenti, il parrocchetto monaco continua a essere regolarmente commercializzato sul territorio nazionale. Basta rivolgersi a qualsiasi negozio autorizzato di animali per verificarlo. Esistono inoltre allevatori specializzati anche nella provincia di Bari. Si tratta di una specie protetta e inserita nelle convenzioni CITES che ne regolano il commercio.
Riteniamo che la Regione Puglia stia partendo da un presupposto completamente errato. Se il parrocchetto monaco non è considerato invasivo dall'Unione Europea e dallo Stato italiano, appare difficile comprendere le ragioni che giustificherebbero misure drastiche nei suoi confronti. Occorre inoltre ricordare che in diversi Paesi europei, tra cui Spagna e Regno Unito, sono state sperimentate strategie simili senza ottenere risultati significativi, se non un considerevole impiego di risorse pubbliche. È quindi lecito interrogarsi sull'efficacia di interventi che altrove non hanno prodotto i risultati attesi.
Ci chiediamo perché in Puglia si sia immediatamente presa in considerazione la soppressione degli animali, senza valutare adeguatamente alternative non cruente. Tra queste vi sono metodologie di controllo della fertilità, come la sterilizzazione chimica mediante Diazacon, già oggetto di studi e applicazioni in altri contesti. La LAC e la LAV seguiranno con la massima attenzione l'evoluzione della vicenda. Saranno verificate in maniera puntuale tutte le attività di monitoraggio effettuate e, qualora emergessero incongruenze, errori procedurali o criticità tecniche, le associazioni non esiteranno a segnalarle alle autorità competenti.
Siamo contrari all'uccisione di animali in assenza di evidenze scientifiche e normative che ne giustifichino la necessità. Per questo motivo numerose associazioni animaliste e ambientaliste sono pronte a mobilitarsi per contrastare iniziative che ritengono sproporzionate e prive di adeguato fondamento.»
A sollevare le criticità è Pasquale Salvemini, referente della LAC Puglia, che evidenzia come il parrocchetto monaco venga spesso erroneamente assimilato a specie aliene invasive per le quali sono previsti specifici piani di controllo o eradicazione.
«Il parrocchetto monaco viene frequentemente inserito nel dibattito pubblico accanto a specie come la nutria, il granchio blu o lo scoiattolo grigio, ma la realtà normativa è ben diversa. Questa specie non è presente né negli elenchi europei né in quelli nazionali delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale e, pertanto, non è soggetta ad alcun obbligo di contenimento o eradicazione. Paradossalmente, mentre si discute di abbattimenti, il parrocchetto monaco continua a essere regolarmente commercializzato sul territorio nazionale. Basta rivolgersi a qualsiasi negozio autorizzato di animali per verificarlo. Esistono inoltre allevatori specializzati anche nella provincia di Bari. Si tratta di una specie protetta e inserita nelle convenzioni CITES che ne regolano il commercio.
Riteniamo che la Regione Puglia stia partendo da un presupposto completamente errato. Se il parrocchetto monaco non è considerato invasivo dall'Unione Europea e dallo Stato italiano, appare difficile comprendere le ragioni che giustificherebbero misure drastiche nei suoi confronti. Occorre inoltre ricordare che in diversi Paesi europei, tra cui Spagna e Regno Unito, sono state sperimentate strategie simili senza ottenere risultati significativi, se non un considerevole impiego di risorse pubbliche. È quindi lecito interrogarsi sull'efficacia di interventi che altrove non hanno prodotto i risultati attesi.
Ci chiediamo perché in Puglia si sia immediatamente presa in considerazione la soppressione degli animali, senza valutare adeguatamente alternative non cruente. Tra queste vi sono metodologie di controllo della fertilità, come la sterilizzazione chimica mediante Diazacon, già oggetto di studi e applicazioni in altri contesti. La LAC e la LAV seguiranno con la massima attenzione l'evoluzione della vicenda. Saranno verificate in maniera puntuale tutte le attività di monitoraggio effettuate e, qualora emergessero incongruenze, errori procedurali o criticità tecniche, le associazioni non esiteranno a segnalarle alle autorità competenti.
Siamo contrari all'uccisione di animali in assenza di evidenze scientifiche e normative che ne giustifichino la necessità. Per questo motivo numerose associazioni animaliste e ambientaliste sono pronte a mobilitarsi per contrastare iniziative che ritengono sproporzionate e prive di adeguato fondamento.»