Molfetta riscopre la sua storia: una serata dedicata alla memoria della città

Dalle vicende di Filippo Cifariello ai martiri della Seconda Guerra Mondiale, fino alla Resistenza e al museo di Palazzo Turtur

lunedì 31 agosto 2026 13.52
A cura di Mariangela Altomare
Ieri sera Molfetta ha fatto un viaggio indietro nel tempo. Non quello delle date sui libri di storia, ma quello fatto di volti, tragedie, coraggio e storie personali. Un viaggio nella memoria della città, attraverso fotografie, racconti e testimonianze che hanno riportato alla luce pagine importanti del passato. L'incontro "Molfetta Racconta" si è aperto davanti alla sede dell'ANMIG, con alcune immagini della Molfetta di un tempo introdotte dal Cav. Sergio Ragno, presidente degli Eredi della Storia. Fotografie di strade, luoghi e personaggi hanno accompagnato il pubblico alla riscoperta di una città che, dietro i suoi angoli più familiari, conserva storie spesso poco conosciute.

Tra queste, quella di Filippo Cifariello, il grande scultore molfettese, raccontato da Corrado Cifarelli, vicepresidente del Covo degli Artisti ed ex consulente storico degli Eredi della Storia. Cifariello fu un artista capace di portare il nome di Molfetta nelle più importanti esposizioni europee, ottenendo premi e riconoscimenti. Una carriera importante, accompagnata però da una vita tormentata e segnata da profonde tragedie personali, fino alla scelta del suicidio.

Di lui resta, tra le altre opere, la statua di Giuseppe Mazzini, che da quasi 120 anni domina Corso Dante. Una presenza ormai familiare, forse proprio per questo diventata quasi invisibile agli occhi di chi ogni giorno attraversa quella strada.

La serata ha poi attraversato una delle pagine più dolorose della storia recente: quella dei martiri molfettesi della Seconda Guerra Mondiale. Tra le vittime anche il piccolo Francesco Cifarelli, cugino di Corrado, morto a soli 11 anni il 24 aprile 1944, in località Secca dei Pali, ucciso da un soldato inglese.

E poi Rosa Picca, la donna che, secondo la tradizione, durante il Sacco di Molfetta del 1529 preferì togliersi la vita piuttosto che subire la violenza di un soldato francese. Che Rosa Picca sia realmente esistita o che il suo nome sia diventato, nel corso dei secoli, quello di una storia collettiva, quasi importa poco. Perché la tragedia che rappresenta è vera.

Rosa Picca, così, non è soltanto un personaggio legato al 1529. È diventata un simbolo. E proprio per questo la sua storia continua a parlare anche al presente, in una società nella quale la violenza sulle donne resta ancora una ferita aperta.

Tra le fotografie mostrate durante la serata è comparso anche lo storico Bar Italia, un tempo vero punto di riferimento della vita cittadina. Ed è proprio a quel luogo che si lega un'altra storia, quella di Domenico Mezzina, bisnonno di Corrado Cifarelli. Mezzina, partigiano molfettese con il nome di battaglia "Figaro", era reduce dalla Campagna di Russia e scelse di unirsi alla Divisione Garibaldi Garemi, nell'Astigiano, partecipando alla lotta contro il nazifascismo.


Il viaggio nella memoria è poi proseguito nel centro storico, a Palazzo Turtur, dove gli Eredi della Storia custodiscono un patrimonio che meriterebbe di essere conosciuto da molti più molfettesi.

Tra i pezzi più suggestivi c'è la ricostruzione della radio "Caterina", realizzata clandestinamente dai prigionieri italiani nel campo nazista di Sandbostel, e un originale trasmettitore di Radio Bari, voce della Resistenza e considerata la prima radio libera d'Europa.

Alla fine di questo viaggio rimane una domanda, forse la più importante: quanto conosciamo davvero la nostra città? Molfetta ha una storia fatta di personaggi, tragedie, talenti, coraggio e ferite. Una storia che non appartiene soltanto ai libri, ai musei o alle fotografie d'epoca, ma che continua a vivere nelle strade che percorriamo ogni giorno e nei luoghi che spesso attraversiamo senza conoscerne il passato.

Ed è forse proprio per questo che serate come "Molfetta Racconta" hanno un valore particolare: non servono soltanto a ricordare ciò che è stato, ma a capire meglio ciò che siamo.
Molfetta riscopre la sua storia: una serata dedicata alla memoria della città
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