Molfetta non può perdere il suo futuro: il lavoro dignitoso al centro della rinascita della città
Contro precarietà e lavoro invisibile, serve una scelta netta: rimettere al centro chi lavora e chi oggi è escluso
giovedì 7 maggio 2026
8.39
Molfetta vive oggi una contraddizione profonda. È una città che produce, che ha imprese, che genera valore, ma che allo stesso tempo vede crescere precarietà, insicurezza e disuguaglianze. È una città che lavora, ma che non riesce più a garantire lavoro dignitoso.
I dati parlano chiaro e non possono essere ignorati: un tasso di occupazione fermo al 37,4%, un'occupazione femminile che si attesta intorno al 25,2%, una disoccupazione giovanile che supera il 32%. Numeri che non sono solo statistiche, ma rappresentano vite sospese, opportunità negate, futuro che si allontana.
Dietro questi numeri c'è una realtà fatta di lavoro precario, sottopagato, spesso privo di tutele. C'è un sistema economico che si regge sempre più su occupazioni instabili, su stagionalità e su una competizione che scarica i costi sui lavoratori. In questo contesto cresce inevitabilmente anche il lavoro sommerso, che alimenta insicurezza e indebolisce il tessuto sociale.
A tutto questo si aggiunge una ferita identitaria: il progressivo declino della pesca, che per secoli ha rappresentato l'anima produttiva e culturale di Molfetta. La riduzione della flotta e il deterioramento delle condizioni di lavoro non sono solo un problema economico, ma il segno di una città che rischia di perdere sé stessa.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i giovani vanno via. Non perché vogliono partire, ma perché qui non trovano condizioni adeguate per costruire il proprio futuro. Se ne vanno soprattutto i più formati, i più preparati, impoverendo ulteriormente il territorio di competenze, energie e visione.
Questo è il punto: senza lavoro dignitoso non c'è comunità. E senza comunità non esiste sviluppo.
Per DEMOS il lavoro non è una voce di programma tra le altre. È il fondamento su cui ricostruire il patto sociale della città. Significa rimettere al centro la persona, contrastare ogni forma di sfruttamento, restituire dignità a chi lavora e opportunità a chi oggi è escluso.
Significa anche fare scelte politiche chiare: investire sulla qualità del lavoro, sostenere l'imprenditoria sana, contrastare con determinazione il lavoro nero, rafforzare i controlli sulla sicurezza, promuovere politiche attive per i giovani e per le donne, e costruire una strategia di sviluppo che guardi all'innovazione senza dimenticare le radici produttive della città.
Molfetta non può rassegnarsi a diventare una città dormitorio o un territorio di passaggio.
Deve tornare ad essere una comunità che include, che produce valore e che offre futuro.
Perché il lavoro non è solo economia.
È dignità, è giustizia sociale, è coesione.
E senza dignità, senza giustizia e senza coesione, una città non cresce: si svuota.
DEMOS Molfetta
Perché il futuro non si aspetta. Si costruisce, insieme.
I dati parlano chiaro e non possono essere ignorati: un tasso di occupazione fermo al 37,4%, un'occupazione femminile che si attesta intorno al 25,2%, una disoccupazione giovanile che supera il 32%. Numeri che non sono solo statistiche, ma rappresentano vite sospese, opportunità negate, futuro che si allontana.
Dietro questi numeri c'è una realtà fatta di lavoro precario, sottopagato, spesso privo di tutele. C'è un sistema economico che si regge sempre più su occupazioni instabili, su stagionalità e su una competizione che scarica i costi sui lavoratori. In questo contesto cresce inevitabilmente anche il lavoro sommerso, che alimenta insicurezza e indebolisce il tessuto sociale.
A tutto questo si aggiunge una ferita identitaria: il progressivo declino della pesca, che per secoli ha rappresentato l'anima produttiva e culturale di Molfetta. La riduzione della flotta e il deterioramento delle condizioni di lavoro non sono solo un problema economico, ma il segno di una città che rischia di perdere sé stessa.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i giovani vanno via. Non perché vogliono partire, ma perché qui non trovano condizioni adeguate per costruire il proprio futuro. Se ne vanno soprattutto i più formati, i più preparati, impoverendo ulteriormente il territorio di competenze, energie e visione.
Questo è il punto: senza lavoro dignitoso non c'è comunità. E senza comunità non esiste sviluppo.
Per DEMOS il lavoro non è una voce di programma tra le altre. È il fondamento su cui ricostruire il patto sociale della città. Significa rimettere al centro la persona, contrastare ogni forma di sfruttamento, restituire dignità a chi lavora e opportunità a chi oggi è escluso.
Significa anche fare scelte politiche chiare: investire sulla qualità del lavoro, sostenere l'imprenditoria sana, contrastare con determinazione il lavoro nero, rafforzare i controlli sulla sicurezza, promuovere politiche attive per i giovani e per le donne, e costruire una strategia di sviluppo che guardi all'innovazione senza dimenticare le radici produttive della città.
Molfetta non può rassegnarsi a diventare una città dormitorio o un territorio di passaggio.
Deve tornare ad essere una comunità che include, che produce valore e che offre futuro.
Perché il lavoro non è solo economia.
È dignità, è giustizia sociale, è coesione.
E senza dignità, senza giustizia e senza coesione, una città non cresce: si svuota.
DEMOS Molfetta
Perché il futuro non si aspetta. Si costruisce, insieme.