Molfetta alla vigilia del ballottaggio: si chiude una campagna elettorale al veleno
Il silenzio elettorale ha restituito quiete alla città. Ora la parola passa alle urne
sabato 6 giugno 2026
19.33
Il silenzio elettorale, nella giornata odierna, ha riportato una calma che nelle ultime settimane sembrava quasi scomparsa. Niente comizi, niente appelli dell'ultimo minuto, niente post elettorali. Almeno sulla carta, visto che c'è anche chi (in linea con il primo turno) ha scelto di trasgredire questa regola. In ogni caso, dopo una campagna intensa e concentrata in poco tempo rispetto al solito, Molfetta si prepara al ballottaggio che domani e lunedì decreterà il prossimo sindaco tra Manuel Minervini e Pietro Mastropasqua.
È stata una delle campagne elettorali più brevi della storia recente cittadina, compressa nei tempi e inevitabilmente caratterizzata da ritmi serrati. Un confronto che ha avuto momenti di approfondimento politico, ma che in molti casi si è sviluppato soprattutto sui social network, diventati il principale terreno di scontro tra candidati, sostenitori e avversari. Tra gli aspetti positivi va registrata una partecipazione giovanile più evidente rispetto al passato. Molti giovani hanno scelto di candidarsi, altri hanno contribuito all'organizzazione delle campagne elettorali, prendendo parte a incontri, iniziative e momenti di confronto. Un segnale importante in una fase storica in cui il distacco dalla politica viene spesso considerato inevitabile.
Accanto a questo dato, però, non sono mancate le criticità. Questa tornata elettorale ha mostrato con chiarezza l'ingresso dell'intelligenza artificiale anche nella politica locale. Uno strumento che potrebbe rappresentare un'opportunità per migliorare comunicazione e informazione, ma che in diversi casi è stato utilizzato in maniera discutibile, con contenuti costruiti più per attirare attenzione che per favorire un confronto sui programmi.
Ancora più evidente è stato il fenomeno degli attacchi sui social. Non tanto il dissenso politico, che resta fisiologico e legittimo, quanto l'utilizzo di profili anonimi o difficilmente identificabili per alimentare polemiche, insinuazioni e attacchi personali. Una dinamica che negli anni sembra essersi consolidata e che continua a rappresentare uno degli aspetti meno edificanti del dibattito pubblico locale. Ora, però, il tempo della dialettica è terminato. Manuel Minervini arriverà al ballottaggio forte del vantaggio accumulato al primo turno, mentre Pietro Mastropasqua proverà a ribaltare il risultato. Due proposte differenti, due visioni amministrative chiamate a confrontarsi con il giudizio degli elettori.
Da domani non conteranno più slogan, manifesti o post sui social. A decidere saranno le urne. E, al di là dell'esito, la speranza è che dal giorno successivo al voto la città possa ritrovare un clima più sereno, lasciandosi alle spalle le tensioni di una campagna elettorale che, pur breve, ha saputo far discutere come poche altre.
È stata una delle campagne elettorali più brevi della storia recente cittadina, compressa nei tempi e inevitabilmente caratterizzata da ritmi serrati. Un confronto che ha avuto momenti di approfondimento politico, ma che in molti casi si è sviluppato soprattutto sui social network, diventati il principale terreno di scontro tra candidati, sostenitori e avversari. Tra gli aspetti positivi va registrata una partecipazione giovanile più evidente rispetto al passato. Molti giovani hanno scelto di candidarsi, altri hanno contribuito all'organizzazione delle campagne elettorali, prendendo parte a incontri, iniziative e momenti di confronto. Un segnale importante in una fase storica in cui il distacco dalla politica viene spesso considerato inevitabile.
Accanto a questo dato, però, non sono mancate le criticità. Questa tornata elettorale ha mostrato con chiarezza l'ingresso dell'intelligenza artificiale anche nella politica locale. Uno strumento che potrebbe rappresentare un'opportunità per migliorare comunicazione e informazione, ma che in diversi casi è stato utilizzato in maniera discutibile, con contenuti costruiti più per attirare attenzione che per favorire un confronto sui programmi.
Ancora più evidente è stato il fenomeno degli attacchi sui social. Non tanto il dissenso politico, che resta fisiologico e legittimo, quanto l'utilizzo di profili anonimi o difficilmente identificabili per alimentare polemiche, insinuazioni e attacchi personali. Una dinamica che negli anni sembra essersi consolidata e che continua a rappresentare uno degli aspetti meno edificanti del dibattito pubblico locale. Ora, però, il tempo della dialettica è terminato. Manuel Minervini arriverà al ballottaggio forte del vantaggio accumulato al primo turno, mentre Pietro Mastropasqua proverà a ribaltare il risultato. Due proposte differenti, due visioni amministrative chiamate a confrontarsi con il giudizio degli elettori.
Da domani non conteranno più slogan, manifesti o post sui social. A decidere saranno le urne. E, al di là dell'esito, la speranza è che dal giorno successivo al voto la città possa ritrovare un clima più sereno, lasciandosi alle spalle le tensioni di una campagna elettorale che, pur breve, ha saputo far discutere come poche altre.