Minervini, la Cassazione conferma: «Non andava arrestato»

Rese note le motivazioni rispetto a quanto emerso a gennaio

mercoledì 18 marzo 2026 15.58
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle misure cautelari nei confronti del sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, stabilendo che non doveva essere arrestato. Con la sentenza depositata il 13 marzo 2026, i giudici hanno accolto tutti i motivi del ricorso, cancellando senza rinvio sia l'ordinanza del Riesame sia quella del GIP.

Dopo il primo pronunciamento di gennaio, la Suprema Corte ha ora chiarito nel dettaglio le ragioni della decisione, evidenziando l'assenza di elementi sufficienti a sostenere le accuse e chiudendo così la fase cautelare in modo definitivo.

La misura era già stata revocata a novembre 2025, ma la Cassazione ha comunque riconosciuto l'interesse a una pronuncia, anche in vista di un'eventuale richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione.

Nel merito, i giudici hanno escluso gravi indizi di reato su tutti i fronti: dalle contestazioni sui finanziamenti per opere portuali, ritenute prive di prove concrete, alla bonifica degli uffici comunali, giudicata non riconducibile né a falso né a peculato. Ridimensionate anche le accuse sul porto commerciale, considerate compatibili con normali rapporti tra pubblico e privato.

Nel complesso, la Corte ha rilevato l'assenza di un ruolo penalmente rilevante del sindaco nelle vicende contestate. La decisione non chiude l'intero procedimento, ma segna un punto definitivo sulle misure personali, smontando l'impianto che aveva portato agli arresti.