Legambiente: «Mettere in sicurezza l’area ASI/PIP senza consumare altro suolo»
La nota del circolo Legambiente di Molfetta
venerdì 21 agosto 2026
«I recenti interventi di alcuni esponenti del centrodestra e il loro successivo incontro con il commissario straordinario per il rischio idrogeologico della Regione Puglia ci consentono di tornare sul progetto di mitigazione del rischio idrogeologico della zona ASI/PIP: un'opera costata 26 milioni di euro, che il nostro circolo ha sempre fortemente contestato», si legge nella nota di Legambiente.
«Ora che i lavori sono stati avviati, è certamente necessario portarli a compimento. Allo stesso tempo, occorre ribadire con chiarezza la reale finalità dell'intervento: non favorire un ulteriore ampliamento della zona PIP, ma mettere in sicurezza l'attuale area produttiva e le infrastrutture che la servono. Per questa ragione, riteniamo necessario che l'Amministrazione comunale apra un tavolo di confronto con la Regione Puglia e il Consorzio ASI, finalizzato alla predisposizione di un piano di gestione e manutenzione dell'opera. Il confronto dovrà affrontare anche le criticità riguardanti l'accesso ai fondi agricoli e il ripristino e la riorganizzazione della viabilità rurale».
«Dopo il completamento e il collaudo dell'intervento, il futuro PUG dovrà assumere come obiettivo il contenimento dell'espansione della zona industriale. Poiché le opere realizzate mitigano il rischio nelle aree già destinate agli insediamenti produttivi, sarà possibile rivedere e ottimizzare l'assetto delle superfici già comprese nel perimetro ASI/PIP, senza sottrarre altro suolo all'agricoltura. La razionalizzazione delle aree già antropizzate, dei lotti interclusi e degli insediamenti oggi inutilizzati o dismessi deve essere considerata prioritaria rispetto a qualsiasi ulteriore espansione. Una scelta tanto più necessaria alla luce della limitata domanda di nuovi insediamenti produttivi e della presenza diffusa di aree residuali e immobili abbandonati all'interno della stessa zona ASI/PIP».
«Completare e gestire correttamente l'opera, dunque, non può diventare il pretesto per consumare altro territorio: deve rappresentare l'occasione per mettere in sicurezza l'esistente, recuperare ciò che è già stato urbanizzato e orientare la pianificazione verso un uso più razionale e sostenibile del suolo», conclude.
«Ora che i lavori sono stati avviati, è certamente necessario portarli a compimento. Allo stesso tempo, occorre ribadire con chiarezza la reale finalità dell'intervento: non favorire un ulteriore ampliamento della zona PIP, ma mettere in sicurezza l'attuale area produttiva e le infrastrutture che la servono. Per questa ragione, riteniamo necessario che l'Amministrazione comunale apra un tavolo di confronto con la Regione Puglia e il Consorzio ASI, finalizzato alla predisposizione di un piano di gestione e manutenzione dell'opera. Il confronto dovrà affrontare anche le criticità riguardanti l'accesso ai fondi agricoli e il ripristino e la riorganizzazione della viabilità rurale».
«Dopo il completamento e il collaudo dell'intervento, il futuro PUG dovrà assumere come obiettivo il contenimento dell'espansione della zona industriale. Poiché le opere realizzate mitigano il rischio nelle aree già destinate agli insediamenti produttivi, sarà possibile rivedere e ottimizzare l'assetto delle superfici già comprese nel perimetro ASI/PIP, senza sottrarre altro suolo all'agricoltura. La razionalizzazione delle aree già antropizzate, dei lotti interclusi e degli insediamenti oggi inutilizzati o dismessi deve essere considerata prioritaria rispetto a qualsiasi ulteriore espansione. Una scelta tanto più necessaria alla luce della limitata domanda di nuovi insediamenti produttivi e della presenza diffusa di aree residuali e immobili abbandonati all'interno della stessa zona ASI/PIP».
«Completare e gestire correttamente l'opera, dunque, non può diventare il pretesto per consumare altro territorio: deve rappresentare l'occasione per mettere in sicurezza l'esistente, recuperare ciò che è già stato urbanizzato e orientare la pianificazione verso un uso più razionale e sostenibile del suolo», conclude.