La Cassazione annulla l'ordinanza di Minervini: «Il sindaco non andava arrestato»

Per la Suprema Corte l'arresto spiccato il 6 giugno dello scorso anno non era basato su prove sufficienti di colpevolezza

mercoledì 14 gennaio 2026 20.45
A cura di Nicola Miccione
La Procura della Repubblica di Trani non aveva motivo di arrestare Tommaso Minervini, l'ex sindaco di Molfetta: la misura cautelare spiccata lo scorso 6 giugno non era basata su prove sufficienti di colpevolezza. Con un'ordinanza depositata nel pomeriggio la Cassazione ha bocciato la linea dura seguita dai pm tranesi.

I giudici della sesta sezione della Corte di Cassazione (presidente Giorgio Fidelbo) hanno infatti annullato senza rinvio la ordinanza cautelare della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, che aveva confinato ai domiciliari il primo cittadino, poi decaduto dopo le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali; per un imprenditore molfettese, Vito Leonardo Totorizzo, era scattato il divieto di contrarre per 1 anno con la pubblica amministrazione.

Gli arresti di Minervini, dopo 22 giorni nella propria abitazione, in regime di detenzione, erano stati revocati dal Tribunale del Riesame con la misura «del divieto di dimora circoscritto agli uffici del Comune di Molfetta, di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice». La misura cautelare è decaduta a ottobre dello scorso anno. Per Totorizzo, invece, i giudici del capoluogo pugliese confermarono il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, poi successivamente revocata.

Nel pomeriggio, infine, è arrivata la decisione sull'ex sindaco Minervini - il ricorso degli avvocati Mario Malcangi e Tommaso Poli è stato motivato con la richiesta di risarcimento per l'ingiusta detenzione - e Totorizzo, difeso dall'avvocato Maurizio Masellis: ordinanza annullata senza rinvio e con essa i capi di imputazione.