Filippo Cifariello, lo scultore molfettese che lasciò il segno anche a fuori dalla Puglia

Alla riscoperta di un artista di grande rilievo, celebrato a Molfetta dall’Associazione Partenope

martedì 20 ottobre 2026
A cura di Paola Copertino
Non sempre il valore di un artista trova pieno riconoscimento nella sua città natale. È il caso di Filippo Antonio Cifariello, scultore molfettese tra i protagonisti dell'arte italiana tra Ottocento e Novecento, la cui produzione è disseminata in diverse città italiane e straniere. Una figura complessa, segnata da importanti riconoscimenti artistici ma anche da vicende personali drammatiche, che l'Associazione Partenope intende riportare al centro dell'attenzione in occasione delle iniziative dedicate al novantesimo anniversario della sua scomparsa.

Il programma commemorativo ha previsto incontri, la presentazione di un volume e una mostra gratuita nella Galleria Civica di Molfetta, allestita a Palazzo dell'Arte, della Cultura e del Turismo, in via Dante 110. L'esposizione riunisce oltre quaranta opere provenienti da collezioni private di Molfetta, Bari, Bitonto, Urbino e Ostia, con differenti dimensioni, temi e tecniche, ed è visitabile fino al 30 dicembre.

A testimoniare la diffusione del patrimonio artistico di Cifariello è anche il monumento ad Aurelio Saffi che si trova in piazza Saffi, nel cuore di Forlì. A osservarlo da vicino è stato Lazzaro La Forgia, appassionato di cultura e curatore di pubblicazioni dedicate alla storia locale, interessato a riscoprire un'opera che porta con sé una storia travagliata. Il monumento originale fu inaugurato nel 1921, anche grazie a un finanziamento del celebre tenore Angelo Masini. Cifariello raffigurò Saffi, patriota e triumviro della Repubblica Romana, in un atteggiamento serio e pensieroso, con lo sguardo rivolto verso la via Emilia. Il basamento è arricchito da medaglioni e riferimenti al Risorgimento, alla Repubblica Romana del 1849 e alla libertà. Tra gli elementi decorativi figurano anche fasci repubblicani, da non confondere con simboli del fascismo, e libri, richiamo alla conoscenza.

La storia del monumento è legata alle ferite della guerra. Il 25 agosto 1944, durante un bombardamento anglo-americano che provocò 84 morti e 150 feriti, la scultura venne distrutta. Fu ricostruita dallo scultore ravennate Giannantonio Buccine, anche grazie al finanziamento dell'industriale Aldo Zambelli, e nuovamente inaugurata il 24 settembre 1961.

Anche la vita di Cifariello fu segnata da vicende dolorose. Nel 1905 uccise con colpi di rivoltella la prima moglie, la cantante francese Maria De Browne; due anni dopo fu assolto per totale infermità mentale. La seconda moglie, Evelina Fabbri, morì nel 1914, a soli ventidue anni, per le gravi ustioni riportate maneggiando un fornello a gas. Dal terzo matrimonio con Anna Marzell nacquero due figli, tra cui l'attore Antonio Cifariello. Lo scultore morì suicida a Napoli all'età di 71 anni.

La sua produzione comprende opere conservate in musei di Budapest, Düsseldorf, Berlino, Napoli e Roma, oltre a numerosi monumenti e busti in Puglia. A Molfetta sono presenti il monumento a Giuseppe Mazzini e quello dedicato all'abate Vito Fornari; a Bari si ricordano, tra gli altri, il monumento equestre a Umberto I e diversi busti e sculture pubbliche. La riscoperta promossa dall'Associazione Partenope offre così l'occasione di approfondire una personalità artistica che ha lasciato tracce significative ben oltre i confini della sua città. Il monumento di Forlì, con le sue affinità con le opere molfettesi, diventa un ulteriore invito a conoscere e valorizzare l'eredità di Cifariello.