Ecco perché l'ex sindaco Minervini non andava arrestato. Le motivazioni

L’ex primo cittadino di Molfetta, poi decaduto, secondo i giudici non doveva finire in manette. Le indagini, però, non sono ancora concluse

giovedì 19 marzo 2026 10.03
A cura di Nicola Miccione
Con una sentenza di nove pagine i giudici della Corte di Cassazione (presidente Giorgio Fidelbo) hanno scritto la parola fine - le indagini, però, non sono concluse - alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto Tommaso Minervini, il sindaco di Molfetta arrestato il 6 giugno 2025 e decaduto dopo le dimissioni della maggioranza.

Nelle motivazioni la Suprema Corte ha cancellato integralmente sia l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Bari che la misura cautelare dei domiciliari disposta dal Tribunale di Trani. A Minervini, sulla base delle indagini, erano contestate una serie di decisioni su appalti e di affidamenti diretti motivate dal «perseguimento di interessi personali». Ma la Cassazione, sposando le tesi della difesa, ha ritenuto insussistenti anche le ipotesi residue sotto il profilo oggettivo e soggettivo.

Minervini, al suo secondo mandato, era stato rieletto nel 2022 sostenuto da coalizione civica con dei rappresentanti di centrodestra e centrosinistra. Dall'ottobre scorso, dopo la caduta dell'amministrazione, l'Ente comunale è commissariato. Si voterà a maggio prossimo per l'elezione del sindaco e del consiglio comunale. Motivi principali (per capi di imputazione)
  1. Falso ideologico (schede lavori pubblici): le schede indicavano lavori "completati". In realtà era stata approvata una variante in diminuzione e i lavori previsti dalla variante erano effettivamente conclusi. I giudici non hanno riscontrato «nessuna dolosa omissione nella redazione delle schede, che il Tribunale assume essere false, ma la trasparente attestazione dello stato dei lavori oggetto di una variante regolarmente approvata».
  1. Falso e peculato (bonifica uffici comunali per microspie);
  1. Turbativa gara (project financing porto). Un presunto accordo con l'imprenditore Vito Totorizzo prima della gara. In realtà la scelta del project financing era già stata fatta prima e i contatti con l'imprenditore erano normali interlocuzioni.
  1. Turbativa per nomine (supporto al responsabile unico del procedimento). L'incarico era affidato con affidamento diretto:
  1. Falsi negli atti amministrativi, ma mancano prove del contributo del sindaco:
  1. Turbativa nella predisposizione del bando. Il sindaco aveva dato suggerimenti sui criteri:
Principi chiave affermati: La Cassazione stabilisce che: Le indagini relative al procedimento (che riguarda anche altre sette persone) non sono ancora state chiuse. Spetterà ora alla Procura della Repubblica di Trani valutare se confermare le accuse e chiedere il processo.