Domenico Centrone, le prime parole dopo il rientro: «Siamo stanchi e provati, ma stiamo bene»
L'attivista molfettese: «Lo sforzo diplomatico è stato enorme. Ora si parli di Palestina»
mercoledì 24 giugno 2026
16.26
È tornato in Italia dopo un mese di detenzione in Libia Domenico Centrone, l'attivista molfettese della Global Sumud Flotilla arrestato lo scorso 24 maggio insieme a Dina Alberizia e ad altri volontari mentre partecipava a un convoglio umanitario diretto verso la Palestina.
L'arrivo all'aeroporto di Roma Fiumicino è avvenuto nella tarda mattinata del 24 giugno, una data destinata a rimanere impressa nella memoria dei due attivisti pugliesi e delle loro famiglie. Ad attenderli, dopo settimane di apprensione e mobilitazione, parenti, amici e giornalisti. Le prime parole di Centrone, riprese anche dai telegiornali nazionali e riportate dall'agenzia ANSA, sono state rivolte alle istituzioni che hanno lavorato per ottenere la liberazione del gruppo.
«Ringraziamo le istituzioni, a cominciare dalla Farnesina. Sappiamo che lo sforzo diplomatico è stato enorme. Siamo stanchi e provati, ma stiamo bene. Ora torniamo a parlare di Palestina: la nostra battaglia per Gaza». Un ritorno ancora più significativo perché coinciso con il compleanno dell'attivista molfettese. «È il miglior regalo che possiamo immaginare», ha dichiarato davanti alle telecamere del Tg1 e ai giornalisti presenti nello scalo romano. Centrone ha poi ripercorso alcuni dei momenti più difficili vissuti durante la detenzione, contestando la ricostruzione secondo cui il gruppo sarebbe stato fermato dopo essere entrato nel territorio controllato dalle forze del generale Haftar.
«Quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile. Siamo stati senza comunicazioni. Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno. Noi non siamo entrati nella Libia dell'est, non volevamo entrarci. Ci hanno fermato qualche centinaio di metri prima del check point, quindi siamo stati catturati prima di entrare. Ci hanno rapito lì, non siamo stati arrestati e poi siamo spariti per tre giorni».
L'attivista ha inoltre spiegato che durante la prigionia non sarebbero state subite violenze fisiche, pur denunciando le pesanti conseguenze psicologiche dell'isolamento. «Non abbiamo subito violenza fisica. Siamo stati trattati decentemente, anche se per due giorni siamo stati in isolamento. La violenza psicologica invece è continuata». Determinante per il lieto fine della vicenda è stato il lavoro diplomatico portato avanti dal Ministero degli Esteri italiano. La scarcerazione era stata annunciata nelle scorse ore dal ministro Antonio Tajani attraverso un messaggio pubblicato sui social. Fondamentale anche la mobilitazione della società civile, delle associazioni e dei movimenti che in queste settimane hanno mantenuto alta l'attenzione sul caso dei volontari della Flotilla.
Ad accogliere Centrone a Fiumicino c'era la sorella Maria Rosaria, con la quale l'attivista ha poi fatto ritorno a Molfetta. Analoga emozione per la famiglia di Dina Alberizia, attesa nelle prossime ore a Foggia.
L'arrivo all'aeroporto di Roma Fiumicino è avvenuto nella tarda mattinata del 24 giugno, una data destinata a rimanere impressa nella memoria dei due attivisti pugliesi e delle loro famiglie. Ad attenderli, dopo settimane di apprensione e mobilitazione, parenti, amici e giornalisti. Le prime parole di Centrone, riprese anche dai telegiornali nazionali e riportate dall'agenzia ANSA, sono state rivolte alle istituzioni che hanno lavorato per ottenere la liberazione del gruppo.
«Ringraziamo le istituzioni, a cominciare dalla Farnesina. Sappiamo che lo sforzo diplomatico è stato enorme. Siamo stanchi e provati, ma stiamo bene. Ora torniamo a parlare di Palestina: la nostra battaglia per Gaza». Un ritorno ancora più significativo perché coinciso con il compleanno dell'attivista molfettese. «È il miglior regalo che possiamo immaginare», ha dichiarato davanti alle telecamere del Tg1 e ai giornalisti presenti nello scalo romano. Centrone ha poi ripercorso alcuni dei momenti più difficili vissuti durante la detenzione, contestando la ricostruzione secondo cui il gruppo sarebbe stato fermato dopo essere entrato nel territorio controllato dalle forze del generale Haftar.
«Quello che abbiamo subito in questi giorni è inaccettabile. Siamo stati senza comunicazioni. Le nostre famiglie non sapevano nulla di noi e noi non sapevamo nulla del mondo esterno. Noi non siamo entrati nella Libia dell'est, non volevamo entrarci. Ci hanno fermato qualche centinaio di metri prima del check point, quindi siamo stati catturati prima di entrare. Ci hanno rapito lì, non siamo stati arrestati e poi siamo spariti per tre giorni».
L'attivista ha inoltre spiegato che durante la prigionia non sarebbero state subite violenze fisiche, pur denunciando le pesanti conseguenze psicologiche dell'isolamento. «Non abbiamo subito violenza fisica. Siamo stati trattati decentemente, anche se per due giorni siamo stati in isolamento. La violenza psicologica invece è continuata». Determinante per il lieto fine della vicenda è stato il lavoro diplomatico portato avanti dal Ministero degli Esteri italiano. La scarcerazione era stata annunciata nelle scorse ore dal ministro Antonio Tajani attraverso un messaggio pubblicato sui social. Fondamentale anche la mobilitazione della società civile, delle associazioni e dei movimenti che in queste settimane hanno mantenuto alta l'attenzione sul caso dei volontari della Flotilla.
Ad accogliere Centrone a Fiumicino c'era la sorella Maria Rosaria, con la quale l'attivista ha poi fatto ritorno a Molfetta. Analoga emozione per la famiglia di Dina Alberizia, attesa nelle prossime ore a Foggia.