Con Flirtango la «Fondazione Valente» fa incontrare Argentina, Uruguay e Italia

Sabato 26 settembre (ore 21) a Molfetta per la stagione «Spirale armonica»

venerdì 25 settembre 2026
C'è un momento in cui la musica smette di essere soltanto suono e il corpo comincia a parlarle. È lì che nasce «Flirtango - Il tango, l'anima e il corpo», spettacolo di musica e danza che sabato 26 settembre, alle ore 21, approda alla Cittadella degli Artisti di Molfetta, nell'ambito della stagione «Spirale armonica» firmata da Pietro Laera per la Fondazione Musicale Valente presieduta da Marcello Carabellese.

In scena un ensemble internazionale composto dagli argentini Raúl Dousset al flauto e Mariano Navone al bandonéon, l'uruguaiana Natalia Meyer alla voce e al basso elettrico e l'italiano Alessia Rorato al pianoforte, con lo stesso Navone tanghero in coppia con Tiziana Arina nel dare corpo alla dimensione più fisica e teatrale della performance. Un incontro di artisti e sensibilità provenienti da Argentina, Uruguay e Italia, che restituisce sulla scena la ricchezza di una tradizione capace di rinnovarsi senza perdere la propria identità.

A riunirli è un progetto internazionale nato con l'obiettivo di promuovere e valorizzare la cultura rioplatense attraverso spettacoli a tema e di carattere biografico. Un ensemble che porta sul palcoscenico la forza espressiva di una musica capace di attraversare epoche, culture e generazioni. Il titolo racchiude già, nella sua stessa invenzione linguistica, il cuore dello spettacolo. La crasi tra flirt e tango suggerisce, infatti, un gioco di attrazione e avvicinamento, un corteggiamento fatto di esitazioni, complicità e improvvise fughe.

È una parola che sembra muoversi proprio come i corpi sulla scena: si avvicina, si allontana, cerca un contatto e poi lo rimanda. Il flirt è il gioco dello sguardo, dell'attesa, della seduzione; il tango è la sua traduzione in musica e movimento. Insieme diventano il racconto di una relazione, quella che nasce fra due corpi, fra il danzatore e il suono, fra chi interpreta e chi ascolta.
D'altronde, il tango non è soltanto un genere musicale, ma una vera grammatica dell'emozione, nella quale passione, ritmo, eleganza e tensione si intrecciano per raccontare l'incontro e la separazione, il desiderio e la distanza. Musica e movimento procedono come due voci di uno stesso racconto, cercandosi, rincorrendosi e talvolta sfiorandosi soltanto. Ogni nota diventa materia per il gesto, mentre ogni passo restituisce al suono una dimensione fisica, sensuale e profondamente teatrale.

I corpi di Tiziana Arina e Mariano Navone diventano così strumenti narrativi, capaci di tradurre quella particolare tensione emotiva che appartiene alla cultura del Rio de la Plata: il desiderio che si avvicina, la passione che trattiene, l'intimità che nasce anche dalla distanza. Il risultato è un'esperienza immersiva nella quale la tradizione incontra nuove forme di spettacolo e il pubblico viene invitato a entrare, passo dopo passo, dentro un linguaggio universale. Perché questa danza non racconta soltanto una storia d'amore. Racconta l'arte stessa dell'incontro: due persone che si cercano, si affidano, si ascoltano senza parlare. E, per qualche istante, lasciano che sia la musica a dire ciò che le parole non riescono a esprimere.