Collegio dei revisori, l’opposizione civica: «La maggioranza dice no a una donna»
La contestazione del gruppo dopo la nomina in Consiglio comunale
venerdì 2 ottobre 2026
9.26
È scontro politico sulla nomina del Collegio dei revisori dei conti del Comune di Molfetta. Nel corso del Consiglio comunale di ieri, giovedì 1° ottobre, l'opposizione civica ha contestato l'esito della procedura sostenendo di aver avanzato la proposta di individuare un nome condiviso tra le forze consiliari e, in particolare, una professionista donna. La nomina dell'organo di revisione economico-finanziaria era uno dei punti all'ordine del giorno della seduta.
Di seguito il comunicato stampa integrale:
«Nel corso del Consiglio comunale, dedicato alla nomina del Collegio dei revisori dei conti, l'opposizione aveva avanzato una proposta semplice e di buon senso: individuare un nome condiviso e che fosse una professionista donna. Non si trattava di un obbligo di legge, ma di una occasione per difendere la parità di genere. Qualunque delle tre professioniste sarebbe andata bene, vista la professionalità. La richiesta nasceva da una ragione di correttezza istituzionale e dalla volontà di dare un segnale concreto sulla parità di genere.
«Questa amministrazione parla ogni giorno di pari opportunità e valorizzazione delle donne, in ogni discorso e in ogni articolo, tanto da inserirlo al punto 3 del proprio programma elettorale tra gli impegni per una città inclusiva», dichiarano i consiglieri di opposizione civica per bocca del Consigliere Rossiello, che è intervenuto in aula, «Ma quando si passa dalle parole alle scelte istituzionali, quegli impegni spariscono. Avevano l'occasione di dimostrarlo con i fatti e non l'hanno fatto. Oggi ha prevalso la logica della spartizione politica sulle dichiarazioni di principio».
Di seguito il comunicato stampa integrale:
«Nel corso del Consiglio comunale, dedicato alla nomina del Collegio dei revisori dei conti, l'opposizione aveva avanzato una proposta semplice e di buon senso: individuare un nome condiviso e che fosse una professionista donna. Non si trattava di un obbligo di legge, ma di una occasione per difendere la parità di genere. Qualunque delle tre professioniste sarebbe andata bene, vista la professionalità. La richiesta nasceva da una ragione di correttezza istituzionale e dalla volontà di dare un segnale concreto sulla parità di genere.
«Questa amministrazione parla ogni giorno di pari opportunità e valorizzazione delle donne, in ogni discorso e in ogni articolo, tanto da inserirlo al punto 3 del proprio programma elettorale tra gli impegni per una città inclusiva», dichiarano i consiglieri di opposizione civica per bocca del Consigliere Rossiello, che è intervenuto in aula, «Ma quando si passa dalle parole alle scelte istituzionali, quegli impegni spariscono. Avevano l'occasione di dimostrarlo con i fatti e non l'hanno fatto. Oggi ha prevalso la logica della spartizione politica sulle dichiarazioni di principio».