Arciconfraternita della Morte, ex priore e consiglieri assolti dal reato di diffamazione

I tre erano imputati per una lettera in cui sostenevano che un loro confratello aveva «sottratto» le fotografie delle sacre statue

lunedì 30 marzo 2026
A cura di Nicola Miccione
L'ex priore e gli ex amministratori della più numerosa arciconfraternita di Molfetta, quella della Morte dal Sacco Nero, assolti dall'accusa di diffamazione «perché il fatto non costituisce reato». Ma il giallo della documentazione fotografica ritraente le sacre statue, al centro dell'indagine e che non è stata ritrovata, continua.

L'ex priore Onofrio Sgherza e gli ex amministratori, Michele Roselli e Gennaro Zaza, assistiti dall'avvocato Felice Petruzzella, secondo quanto sostenuto durante la pubblica assemblea ordinaria del 15 marzo scorso svoltasi nella chiesa del Purgatorio, sono stati assolti dal giudice di Trani, Michele Giangregorio, dall'accusa di avere diffamato Francesco Stanzione. Gli imputati avrebbero offeso la reputazione di Stanzione, presidente dal 2004 al 2010, quando Sgherza era segretario.

La vicenda risale al 2023. Al centro del contendere due missive inviate per conoscenza al vescovo Domenico Cornacchia in cui Sgherza avrebbe «implicitamente ribadito che» Stanzione «fosse in possesso, dopo averla sottratta dall'archivio», della documentazione cartacea e fotografica delle sacre statue, tutte restaurate nel 2008, invitandola a trasmetterla «entro 10 giorni», pena un procedimento disciplinare. Testi, per Stanzione, «che dal tenore offendevano la sua reputazione».

Secondo il giudice, però, «non vi è la prova sufficiente che gli imputati dolosamente adducessero la mancanza» delle foto e che «sia stato usato lo stratagemma retorico con cui ci si allontana dall'argomento della polemica, mirando ad aggredire la sfera morale della parte offesa». Delle foto, però, ancora nessuna traccia.